Professor Marston & The Wonder Women

Viaggio nel trasgressivo dietro le quinte dell'amazzone per eccellenza: la commedia prevale sul dramma, e altri disastri

29 novembre 2017
2,5/5
Professor Marston & The Wonder Women

Forse non tutti conoscono il dietro le quinte dell’amazzone più famosa di tutti i tempi. Wonder Woman, per noi comuni mortali Diana Prince, è la superdonna per eccellenza, il simbolo dell’emancipazione femminile formato fumetto. L’adattamento cinematografico targato Dc Comics, con Gal Gadot sugli scudi, banalizzava il personaggio, eliminando le sfaccettature che potevano infastidire il pubblico benpensante. In realtà, dietro all’eroina si nasconde un mondo vizioso, un urlo di trasgressione che l’America degli anni Quaranta non poteva accettare. Se in apparenza Wonder Woman sembra rivolgersi a un pubblico molto giovane, la storia del suo autore è da tenere lontana dalla portata dei bambini.

Durante gli anni Venti, il professor William Moulton Marston era un affermato psicologo, che insegnava nelle più prestigiose università degli Stati Uniti. In Professor Marston & The Wonder Women, il protagonista ha il volto di Luke Evans e viene presentato come un uomo affascinante, un rubacuori in grado di far sognare le sue allieve tra un tomo da studiare e una lezione. La moglie Elizabeth ha uno spirito libertino, e lo lascia flirtare con le altre per poi richiamarlo all’ordine.

La candida Olive diventa l’assistente di Marston, e fra i tre nasce uno strano rapporto. L’esperimento psicologico si trasforma in attrazione e la coppia si allarga. Nasce un trio che la società puritana non può accettare. Come fa un uomo ad amare due donne contemporaneamente? E può una donna sposata accogliere sotto lo stesso tetto la sua amante e il marito? La risposta a stelle e strisce è un no secco, e la tempesta si abbatte su questa improbabile famiglia.

Professor Marston & The Wonder Women è un film ardito, che invita, anche in modo un po’ eccessivo, alla libertà dei rapporti sentimentali. Tra le mura domestiche tutti hanno il diritto di vivere come vogliono, senza essere giudicati dai vicini o dai datori di lavoro. Il messaggio è forte, ma la regista Angela Robinson, la stessa di Herbie – Il super Maggiolino per intenderci, non riesce a scaldare la platea. Il bondage e il sadomasochismo vengono affrontati con superficialità e alcune scene suscitano risate fuori luogo. I toni da commedia non rendono giustizia a una vicenda dal sottofondo drammatico, ed è un peccato, perché la storia vera ha rappresentato una svolta, a suo modo, sul piano del costume.

Quanto agli interpreti, Luke Evans sembra non essersi mai ripreso da Dracula Untold, e continua a gigioneggiare come se fosse ancora sul set de La bella e la bestia. Per fortuna Rebecca Hall lo sovrasta ed è assai convincente nel ruolo della consorte. Il film cerca di non essere morboso, e a tratti è anche divertente, ma tocca solo i più irriducibili fan di Wonder Woman. Chissà cosa direbbe Diana Prince scoprendo le sue vere origini, ben lontane dalla sua isola popolata da feroci guerriere in gonnellino.

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