Orecchie

Tra il surreale e il tragicomico, la "piccola" sorpresa di Alessandro Aronadio in Biennale College

16 maggio 2017
3/5
Orecchie
Orecchie

Ti svegli la mattina. E già capisci che non sarà una giornata come le altre. Un fastidioso fischio alle orecchie, infatti, ti ricorda quanto, pur volendo il contrario, il tuo “stare al mondo” deve convivere con il noise del contorno. Con il fastidio dato dalla superficiale normalità che ti circonda, fatta di improbabili incontri, di otorinolaringoiatri che ti rimbalzano a gastroenterologi burloni, di fast food con impronunciabili e immodificabili menù, di madri in cerca di nuove avventure, o “performer” che non sanno bene neanche loro come definirsi…

Perché di definito, alla fine, c’è rimasto ben poco: e allora, oltre a cercare di capire per un’intera giornata chi sia quel Luigi, “tuo caro amico morto”, come recita il biglietto che ti ha lasciato la tua compagna sul frigo, forse è il caso che ti dia da fare affinché gli angoli del sorriso della tua amata tornino ad allargarsi un po’ di più. Magari provando a lasciarti andare, accettando quel fischio alle orecchie. E confondendolo con il resto.

Tra il surreale e il tragicomico, in un suggestivo bianco e nero (di Francesco Di Giacomo) che prova a incastrare alcuni angoli di Roma da una prospettiva inusuale, il film di Alessandro Aronadio segue l’incedere di Daniele Parisi e lo fa con il giusto tocco minimale, inanellando una serie di situazioni, di confronti, capaci spesso di strappare il sorriso: la giustapposizione è tra la follia più o meno presunta degli altri (numerose le partecipazioni, da Silvia D’Amico a Pamela Villoresi, da Ivan Franek a Rocco Papaleo, da Milena Vukotic, da Andrea Purgatori a Massimo Wertmuller, senza dimenticare il professor Alberto Abruzzese…) e l’insofferenza del protagonista, con il quale spesso e volentieri siamo chiamati per forza di cose ad empatizzare. Perché quel senso di smarrimento, di scollamento con la realtà che ci circonda, ci accomuna (chi più, chi meno), ma sappiamo che per restare “vivi” – ogni tanto – dobbiamo imparare ad accettare qualche compromesso.

Una piccola sorpresa, da recuperare, in Biennale College.

2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy