One More Time With Feeling

Andrew Dominik sospende il dolore di Nick Cave nello spazio di un incredibile bianco e nero 3D. Imperdibile, in sala il 27 e il 28 settembre

26 settembre 2016
4,5/5
One More Time With Feeling
One More Time With Feeling

“With my voice, I’m calling you…”. Nick Cave canta Jesus Alone, singolo e prima traccia del nuovo album, Skeleton Tree, che uscirà in tutto il mondo il 9 settembre. E lo fa, inevitabilmente, senza scostarsi di un millimetro dal dolore lancinante dato dalla perdita di Arthur, figlio quindicenne che nel luglio 2015 perse la vita cadendo da una scogliera nei pressi di Brighton.

Inizialmente pensato come un film live, One More Time With Feeling (le cui riprese sono iniziate cinque mesi prima il tragico evento) si è evoluto in qualcosa di molto più significativo quando il regista, Andrew Dominik, ha posato il suo sguardo sullo sfondo tragico che ha accompagnato la scrittura e la registrazione dell’album. Performance live delle nuove canzoni si intrecciano a interviste, accompagnate dalla narrazione intermittente e da improvvisazioni e riflessioni estemporanee di Cave.

Il tutto, in un bianco e nero che il 3D sembra far fluttuare costantemente. Perché, e lo spettatore lo comprenderà presto, è come fosse sospeso in un’immanenza che costringe il presente a coesistere con il passato e con il futuro: “Da una parte c’è il cavernicolo che colpisce la propria donna, dall’altra gli astronauti che tentano di colonizzare Marte”, dice Nick Cave, provando a spiegare il suo stato d’animo. Che è quello di un uomo costretto da un evento insormontabile a far coesistere l’immobilismo dato da un dolore indicibile con l’inevitabile life goes on che, proprio la musica, potrebbe aiutare a giustificare.

Ed è proprio questo l’aspetto straniante (e straziante) dell’operazione di Dominik, regista che a Nick Cave aveva già chiesto di partecipare al suo L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (2007): tra ciak da ripetere, attrezzatura in campo, sound check, spostamenti casa-studio, registrazione del nuovo album insieme ai sodali Bad Seeds (con Warren Ellis factotum insostituibile), l’amore per la moglie Susie Bick e per l’altro figlio Earl, la vita va avanti ma “è come essere costantemente legati ad un elastico: puoi allontanarti quanto vuoi, ma alla fine vieni risbattuto nel centro di questo anello che racchiude il tuo dolore”. Causato da un trauma che, a dispetto di quanto spesso molte leggende sono portate a far credere, “non aiuta in nessun modo nella fase di creazione artistica”, piuttosto tende “ad occupare parte dello spazio in cui invece dovrebbe potersi muovere, liberamente, l’immaginazione”.

E l’intelligenza di Dominik sembra abbracciare proprio queste riflessioni di Nick Cave, nel momento in cui l’utilizzo del 3D è pensato per avvolgere, avviluppare la dimensione già abitata, a livello di spazi, dalla musica e dai testi dell’album in registrazione. Che, oltretutto, è un lp straordinario: Rings of Saturn, Anthrocene, I Need You, Distant Sky, la stessa Skeleton Tree – che chiude e dà il nome all’intera opera – diventano allora tracce impossibili da considerare al di sopra di un contesto, quello dell’universo anche artistico del musicista australiano, mai come in questa occasione legato a sua volta all’elastico citato in precedenza. Un ascolto/visione imperdibile.

Presentato Fuori Concorso alla Mostra di Venezia, sarà nelle sale italiane il 27 e il 28 settembre con Nexo Digital.

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