Dove non ho mai abitato

Le architetture sentimentali di Paolo Franchi non scaldano. Dramma borghese dalle passioni trattenute, troppo compassato e sospirato

10 ottobre 2017
2/5
Dove non ho mai abitato

Se avesse un minimo di ironia, il nuovo film di Paolo Franchi (Nessuna qualità agli eroi), potrebbe intitolarsi Il ventre dell’architetta. Sfortunatamente però qui di humour, né tantomeno della qualità di quel Greenaway, non vi è traccia, anzi, a partire proprio dal titolo, è tutto esageratamente compassato, penoso, sospirato.

Dove non ho mai abitato è un dramma borghese dalle passioni trattenute, pardon abortite, ambientato tra aristò e intellò smorti di una Torino esangue. Lei (una Emmanuelle Devos fuori parte) è la figlia di un architetto di grande fama (Giulio Brogi) che, invece di seguire le orme paterne pur avendone il talento, è fuggita a Parigi per fare la moglie di un grigissimo uomo d’affari svizzero.

 

Finché, richiamata a Torino dai malanni del padre, non conosce un altro architetto (sprecato Fabrizio Gifuni), socio in affari del padre, che rischia di farle rimettere tutto in discussione e riportarla “alla vita”. Succederà davvero? Per carità tutto molto elegante, trattenuto, ben interpretato ma anche scontato e affettato fino all’inverosimile, con una mestizia fin troppo sbandierata e alla fine persino ridicola. Decisamente non il genere di film da vedere insieme agli amici.

  • claudio

    Non condivido nulla di quanto scritto!!! Ho visto l’anteprima a Milano! Il film è caldo, appassionato, splendidamente recitato. Lo scrivono tutti i critici e devo dire che hanno ragione… Forse non è il genere di questo arnone…

    • Gianluca Arnone

      Decisamente no.
      Questo Arnone

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