Mudbound

Carey Mulligan e Jason Clarke non bastano a salvare questo polpettone inverecondo ambientato nell'America rurale e razzista post-guerra

3 novembre 2017
1,5/5
Mudbound

E’ incredibile come al giorno d’oggi si possa ancora concepire un polpettone inverecondo come Mudbound e proporlo impunemente al pubblico.  Eppure è quello che è successo prima al Sundance, poi alla Festa di Roma, prossimamente nelle case degli abbonati Netflix, che pure ci ha messo i soldi confermandosi eccellente fabbrica seriale e disarmante equivoco cinematografico.

Ma che cosa racconta Mudbound? Si fa prima a dire che cosa non racconta: l’America Rurale, il mito della fattoria, il sogno del riscatto sociale, il sessismo, la seconda guerra mondiale, il trauma di chi è riuscito a tornare, il razzismo,  il ku klux klan, il parricidio (reale e simbolico, aiuto!). Un enorme e indigesto buffet apparecchiato su un’oleografia da campi di cotone, nel mood di un melodrammone anni ’40-’50.

Dispiace che si siano prestati attori dotati come Carey Mulligan, Jason Clarke e Jason Mitchell, forse attirati dall’importanza dei temi, dalla spigolosità dei personaggi, da una produzione che non bada a spese e dio solo sa da che cosa. Ma quando leggi un copione con oltre sei personaggi principali, almeno tre parti e quattro fronti d’azione forse qualche domanda te la dovresti fare.

C’è la donna contesa tra fratelli (sposerà quello che non ama); la retorica della fatica nei campi; la bastardaggine dell’uomo bianco contro la mitezza dell’uomo nero; la guerra che fa schifo e il ritorno a casa che è anche peggio; l’amicizia virile e la passione proibita; la cortesia interrazziale e lo scandalo tra fottuti nazisti dell’Illinois, anche se siamo in Mississippi, e qui i nazisti sono razzisti di bianco incappucciati; il conflitto padre-figlio, fratello-fratello; demoni dell’alcol e quelli che ti vengono a cercare anche da sobri.

Con la presunzione che il pubblico possa abboccare sempre, qualunque stimolo, qualsiasi ricatto, e non avvertire quell’odore acre di raggiro. Ci hanno detto che il momento è quello che è, che su certe cose non bisogna calare l’attenzione, mai dimenticare. Va bene. Ma che si debba scontare tutto con dell’anticaglia sudista mainstream spacciata per cinema impegnato, lo ha stabilito qualcuno?

  • Gatto Nole

    Gianlù, spiace dirtelo ma a me e tutto il pubblico in sala il polpettone è piaciuto un sacco. Sai com’è, noi non siamo critici, quindi non capiamo nulla…ed abbocchiamo a tutto. E la cosa ci piace un sacco. Baci

    • Gianluca Arnone

      La questione fondamentale con questo tipo di film è se ci credi oppure no. Io non ci ho mai creduto e ho cercato di spiegarne i motivi. Nessuna guerra critica vs. pubblico. Conosco un sacco di gente a cui il film non è piaciuto e molti critici a cui invece è piaciuto Un abbraccio

  • Danilo Canzanella

    A me non e’ piaciuto. L’ho trovato lento e discontinuo. Molte scene potevano essere tagliate, ne avrebbe guadagnato in ritmo. L’unica luce e’ l’interpretazione di Mary J.Blige

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