Malarazza – Una storia di periferia

Umanità disperata per cui è impossibile la rinascita. L'opera seconda di Giovanni Virgilio prova a inabissarsi nel degrado, ma il taglio è televisivo

9 novembre 2017
2,5/5
Malarazza – Una storia di periferia

Librino. Nella periferia di Catania vive una nota famiglia mafiosa: i Malarazza. Il capofamiglia Tommasino (David Coco) per il quale “u rispetto è la prima cosa” ora è un boss in declino. Insomma se un tempo il nome di Malarazza faceva tremare chi lo pronunciava, oggi non è più così. Secondo lui “le femmine sono dure di comprendonio” e infatti maltratta e umilia di continuo sua moglie Rosaria (Stella Egitto). Da lei ha avuto un figlio, Antonino (Antonino Frasca Spada). La donna sogna per il ragazzo un futuro diverso da quello del padre e lontano dalla vita di strada che offre il quartiere, ma può contare solo sull’aiuto di suo fratello Franco (Paolo Briguglia), emarginato perché trans e residente a San Berillo. Il giovane però comincia a frequentare il giro di spaccio gestito dai coetanei del quartiere che prendono ordini dal boss emergente Pietro detto U porcu (Cosimo Coltraro).

E’ questa la storia dell’opera seconda di Giovanni Virgilio. Un film che mette al centro la periferia e le persone che ci abitano per le quali sembra non esserci alcuna speranza per un riscatto sociale. Nei disagiati sobborghi di Librino e nei quartieri degradati del centro a San Berillo Rosaria e suo figlio diventano così metafore di tutte quelle vite che abitano i quartieri periferici completamente dimenticati dal nostro paese e dallo Stato. Un’umanità disperata per cui è impossibile una rinascita. Non c’è scampo per questi personaggi così fragili.

 

L’unica possibile salvezza potrebbe essere la fuga (in questo caso verso Genova). Sebbene a tratti risulti più televisivo che cinematografico (tanto che lo stesso regista vorrebbe fare una serie tv sui Malarazza), il film ha il merito di denunciare duramente una realtà dove se vuoi sopravvivere ti devi per forza sporcare le mani. E non glorifica la mitologia del crimine e non eleva i boss mafiosi ad eroi (cosa non di poco conto).

Nel film anche la musica, realizzata dal compositore Giuliano Fondacaro, gioca un ruolo molto importante: dal rap alla bossanova fino al neomelodico, che è il genere più ascoltato nelle periferie di Catania. Nella colonna sonora anche un brano, intitolato O pensamento de voce, di Arisa che canta per la prima volta in portoghese.

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