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 Recensioni - La regola del silenzio 
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Mercoledì 19 Dicembre 2012
La regola del silenzio
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La rivoluzione russa: la compagnia di giro di Robert Redford ha la coperta corta...
Un thriller su un ex militante (Robert Redford) dei Weather Underground, pacifisti con le mani in movimento, che deve darsela a gambe - si fa per dire, vedremo - quando un giovane giornalista (Shia LaBeouf) scopre la sua vera identità. Già fuori concorso all'ultima Mostra di Venezia, è The Company You Keep di Robert Redford, che dirige e interpreta dal romanzo di Neil Gordon, adattato da Lem Dobbs.
Problema, se come regista delude senza essere deludente, perché ce lo si aspettava, anche davanti alla macchina da presa RR non è da meno: berretto da baseball, occhiali da sole, fa il fuggitivo, ma i movimenti sono geriatrici, da Cocoon senza cura. Insomma, i 30 anni vissuti sottocopertura dal suo Jim Grant ad Albany, NY, dove ora fa l’avvocato e il padre single, non gli hanno giovato, ma ancor più pesano le sue anagrafiche 75 primavere, che nonostante ritocchino e tinta rivelano verità invernali. Peggio, sul piano chirurgico, è però Julie Christie, sua fiamma e compagna di rivoluzione, con cui si instaura un simpatico siparietto da Nip/Tuck: "Sei più vecchio", "E tu sei uguale". A seguire, consumazione obbligatoria. Ahinoi.
Certo, la nostalgia è sempre canaglia, e le foto dei giovani e militanti Rob e Julie fanno tenerezza civile, ma l’approdo al presente della loro compagnia di giro - l’FBI ne esce proprio male: altro che hamburger sugli occhi, per non beccarli per 30 anni… - fa un altro tipo di tenerezza. De senectute e vecchi merletti, anzi, parka, mentre la rivoluzione russa...
Sterile anche il confronto tra la Rete di vissuti e ricordi carnali dei vecchi, e la Rete dei giovani, tutta Twitter, FB ma poco social(e), e che dire della rappresentazione, affidata al trepidante Shia e al suo capo Stanley Tucci, del mondo giornalistico: no way, semplicismi, colpi d’accetta e pittoreschi contorni, con la verità delle cose in libera uscita. Ovvio, Rob, Julie, Sam Elliott, Richard Jenkins, Nick Nolte, Susan Sarandon non possono che ricordarci un cinema che non c’è più. Ma lo fanno due volte: se il political thriller e i suoi fratelli dei ’60 - ’70 riposa in pace, questo riposa e basta. Con la coperta corta.

di Federico Pontiggia, seguilo su Google+

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