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Mercoledì 03 Marzo 2010
L'amante inglese
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La Scott Thomas in un dramma romantico e ruvido, istantanea di una passione irrefrenabile. Con qualche passaggio a vuoto
Istruzioni per l'uso: non chiedetevi perché il titolo Partir, sia diventato L'amante inglese. Perché si sia preso a prestito il titolo di uno splendido romanzo di Marguerite Duras, con cui i legami sono lontani e pretestuosi almeno quanto il richiamarsi a uno dei maggiori successi della protagonista, Il paziente inglese (pessima abitudine dei marketing tricolori). O forse solo perché Kristin Scott Thomas, splendida (quasi) cinquantenne, brucia di passione in questo psicodramma romantico e ruvido come sanno essere lei e Sergi Lopez (il macho fragile gli riesce benissimo, dopo Ozon). La storia è semplice, quasi scontata: casalinga disperata con marito benestante e noioso, vuole tornare a lavorare. Il consorte vuole risparmiare e finisce per dare in subappalto a un aitante lavorante spagnolo la costruzione dello studio in cui lei vuol tornare a praticare la cinesiterapia come in gioventù. Naturale che, come Eva Longoria con il suo giardiniere, la scintilla non possa che scoccare. E la perfetta e irreprensibile Kristin Scott Thomas, complice un incidente d'auto esilarante, cede subito alla tentazione. Una passione irrefrenabile, esaltante, inebriante. Irresistibile, appunto.
Catherine Corsini, con altalenante talento, ci offre questa relazione nella sua giocosa vitalità, adulti maturi che decidono di giocarsi tutto in una seconda incosciente possibilità. Si giocano troppo. Lei la sua vita perfetta di madre e moglie, lui la sua redenzione da carcerato. Nessuna convenienza, solo un amore disperato. Così come quell'uomo abbandonato, meschino (Yvan Attal, bravissimo), che usa il denaro con la compagna di una vita come incentivo a rimanere e obbligo a tornare, affamando i due cuori che non possono permettersi neanche una capanna. Il film è potente almeno quanto l'impotenza ottusa e violenta del suo squallido protagonista, ma soffre di troppe pause (nonostante gli 85 minuti), passaggi a vuoto sottolineati dai momenti più belli del film: le scene di sesso, così vive e vere fin dai corpi imperfetti, la guerra tra marito e moglie.

Boris Sollazzo

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