In un giorno la fine

Dentro un ascensore bloccato. E tutt'intorno zombie: diverte l'opera prima di Daniele Misischia, prodotta dai Manetti. A Roma 2017

4 novembre 2017
3/5
In un giorno la fine

Giovane economista rampante, Claudio (Alessandro Roja) ha un importante appuntamento di lavoro. Peccato che prima di giungere al piano, l’ascensore del suo ufficio decida di bloccarsi. Intrappolato in quella scatola, Claudio capirà ben presto che quello è l’ultimo dei suoi problemi: una misteriosa epidemia ha infatti colpito l’intera città di Roma e, da lì a poco, un’orda di zombie scatenerà il panico in ogni angolo della capitale. Compreso il suo ufficio.

Già autore di numerosi corti e di una serie (Panopticon, stesso nome dell’azienda dove è impiegato il protagonista di questo film), Daniele Misischia esordisce al lungometraggio con la benedizione dei Manetti Bros. (che producono l’opera insieme a Rai Cinema): zombie-movie che dimostra quanto ancora oggi sia possibile – anche in Italia – realizzare opere di genere a costi tutto sommato contenuti, In un giorno la fine ha dalla sua (oltre all’idea di partenza) un ottimo senso degli spazi e uno sguardo deciso, senza tralasciare la più importante delle componenti per operazioni di questo tipo degne di essere prese sul serio, ovvero un forte sense of humour senza il quale sarebbe naufragata ogni cosa.

Ma non si tratta di horror demenziale, tutt’altro. L’ironia è nelle piccole cose, nella voce di Marco Manetti all’interfono dell’ascensore, ad esempio, o nei classici luoghi comuni sul traffico di Roma: per il resto l’impianto claustrofobico e l’obbligare il protagonista a diventare poco più che un semplice spettatore degli eventi riescono nell’intento.

L’altra buona notizia, infine, è che il film arriverà anche nelle sale. Nell’estate del 2018, distribuito da 01.

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