Musica, maestro! Da Radu Mihaileanu una commedia barbarica e divertente: risate a scena aperta
Divertente, irriverente e "barbarica" commedia sull'ex direttore dell’orchestra del Bolshoi di Mosca, Andrei Filipov (Alexei Guskov, star russa e ottimo interprete) che 30 anni dopo essere stato cacciato da Breznev, per il rifiuto a separarsi dai suoi musicisti ebrei, riuscirà a prendersi l’agognata rivalsa, portando al Théatre du Chatelet di Parigi il suo prediletto Concerto per violino e orchestra di Cajkovskij. Ovviamente, con l'inganno: accompagnato dai suoi vecchi e scalcagnati musicisti, che metteranno a ferro e fuoco, quello dell'ironia e delle risate, la Ville Lumiere. E' il nuovo film di Radu Mihaileanu, Le concert (Il concerto), che ci ricorda tante delle emozioni, del ritmo e della musicalità già sperimentati in Train de vie e Vai e vivrai. Anche qui, complice il melting pot della biografia del regista nato a Bucarest nel 1958, ce n'è per tutti: ebrei presi in giro per avarizia e “intraprendenza” commerciale, russi che pigliano scherzose mazzate: dai nuovi oligarchi ai comunisti che furono; gitani che distribuiscono passaporti falsi al check-in. Soprattutto, c'è una selvaggia vitalità e uno spirito positivo, good vibrations per scuotere l’atonia globale, che vanno oltre le secche di sceneggiatura, le semplificazioni del caso (il politico sta più nel fuoricampo rispetto alle opere precedenti), qualche lungaggine - del celebre Concerto ascoltiamo solo 12 dei 33 minuti dell'esecuzione standard, ma sono comunque tanti - e un finale poco esaltante, che scansa il prevedibile ma trova, ahinoi, l’accomodante sul basso continuo dell’affabulazione. Ma è tanto, e buono, questo grottesco che non esclude alcun spettatore e alcuna emozione, soprattutto in un panorama cinematografico che troppo spesso privilegia solipsismi autoriali e buonismi senza speranza: Mihaileanu, no, continua a fare di testa propria e seguita a intercettare gusto e plauso allargato. Dopo il treno, un Concert de vie che vi terrà irrimediabilmente incollati alle poltrone. Ciak, si ride!