Il premio

Alessandro Gassmann firma un road movie capace di restare in bilico tra commedia e dramma. E riconcilia Gigi Proietti con il grande schermo

6 dicembre 2017
3/5
Il premio

Dopo Razzabastarda e TornStrappati (cortometraggio di documentario sulla crisi siriana) Alessandro Gassmann torna dietro la macchina da presa. In realtà sarebbe la quarta volta, vista la co-regia da giovanissimo (aveva 17 anni nel 1982) di Di padre in figlio, che realizzò insieme a papà Vittorio, con il rapporto dialettico fra padre, figli e nipoti al centro della tematica del film.

35 anni dopo, virando sulla commedia on the road, sembra quasi che Alessandro Gassmann voglia tornare a confrontarsi con queste dinamiche.

Mette in cima alla piramide un uomo di successo, lo scrittore Giovanni Passamonte (Gigi Proietti, che guarda caso era anche lui, tra i tanti, presenti in quel film-non-film del 1982), un uomo che ha disseminato figli un po’ ovunque, insignito del Nobel per la letteratura e deciso a raggiungere Stoccolma, da Roma, in automobile. Oltre al fidato assistente di sempre, Rinaldo (Rocco Papaleo), saranno del viaggio gli unici (?) due figli italiani di Passamonte, Oreste (Alessandro Gassmann) – personal trainer in piena crisi coniugale – e Lucrezia (Anna Foglietta), blogger di successo con ambizioni da scrittrice, a dir poco egomaniaca e autoriferita.

Scritto dal regista insieme a Walter Lupo e Massimiliano Bruno, Il premio è un road movie che sa dosare con intelligenza dramma e commedia, anche grazie ad una felice direzione degli attori. Tutti in parte, con Gigi Proietti che finalmente si riconcilia con il grande schermo e si offre in una performance a tutto tondo, capace di miscelare l’altezzosità del genio con la sana passione per i piaceri della vita (droghe comprese). Egocentrico e cinico, Passamonte però nel corso del viaggio saprà reindirizzare le vite dei suoi figli, e dello stesso assistente personale.

Caratteristica, quella della franchezza a volte scomoda, che lo stesso Gassmann ha ricordato essere propria di suo padre Vittorio. Gigi Proietti non è lui, ma l’unico che forse era in grado di rievocarlo con quell’elegante disincanto e sempiterna classe.

Aiutato, e non poco, anche da location suggestive e funzionali (l’Alto Adige, Copenaghen, il sud della Svezia), Il premio è senza dubbio un film godibile e consigliabile, dove l’ironia e la comicità di alcune situazioni non è mai forzata e, allo stesso tempo, l’evoluzione dei personaggi segue il naturale percorso della storia stessa.

Nel cast, oltre ai già citati, troviamo anche Matilda De Angelis e l’esordiente Marco Zitelli: quest’ultimo – Wrongonyou il suo nome d’arte – firma insieme a Maurizio Filardo anche le musiche del film e scrive due brani originali che la stessa De Angelis canta sullo schermo.

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