Il libro di Henry

Passo indietro per Trevorrow (Jurassic World): il suo omaggio a Hitchcock è un trionfo di luoghi comuni

22 novembre 2017
1,5/5
Il libro di Henry
Il libro di Henry

Archiviate le preistoriche creature di Jurassic World, Colin Trevorrow torna a occuparsi di esseri umani. I toni leggeri di Safety Not Guaranteed appartengono al passato, e con Il libro di Henry il regista di Oakland si immerge nel voyeurismo e nelle storie al limite dell’impossibile. Chissà che cosa avrebbe detto il maestro del brivido se avesse scoperto che La finestra sul cortile continua a ispirare film per teenager e thriller di serie B? Per fortuna non lo sapremo mai. Nel 2007 ci aveva già provato D. J. Caruso con Disturbia, dove Shia LaBeouf interpretava un ragazzo svogliato, sempre pronto a spiare i vicini. Oggi il mostro della porta accanto cerca ancora di spaventare, ma è un clichè troppo usurato.

“L’orco” da chiudere in gattabuia è un poliziotto, che ha anche lavorato nei servizi sociali della zona. La quiete di una piccola città di provincia (ovviamente americana) non può essere disturbata: l’uomo è un cittadino modello e la sua reputazione deve restare intatta. Henry, un genio in miniatura di appena undici anni, lo osserva dalla finestra della sua camera ed è testimone di ogni abuso. Christina, la figlia di questa bestia in divisa, arriva tutti i giorni a scuola coperta di lividi. I suoi occhi sono spenti e non parla quasi con nessuno.

Il suo amico Henry è un ragazzo prodigio, e non accetta le ingiustizie. Ha l’anima del supereroe, e a suo modo lo è. Si occupa della contabilità della famiglia, fa quadrare i conti e investe in borsa. Inoltre si prende cura del fratellino Peter e si atteggia come l’unico adulto in casa, visto che la madre si ubriaca con le amiche e urla contro la televisione con un joystick in mano. I ruoli si ribaltano e i figli diventano i veri genitori. Henry escogita un piano paradossale per salvare Christina e anche la platea non riesce a credere a ciò che sta guardando.

Malattie, chirurghi in stile Grey’s Anatomy, loschi personaggi e un fucile da cecchino sono gli ingredienti principali di un thriller edulcorato, poco plausibile, che cerca di conquistare il pubblico con gli occhiolini e la musica strappalacrime. Un irriconoscibile Michael Giacchino si dimentica del suo talento, e compone una colonna sonora melensa, studiata per creare empatia in una vicenda tutta convenzionale. Il cattivone ha l’aria tenebrosa e lo sguardo scuro, mentre il focolare di Henry è un piccolo paradiso dove tutti sembrano felici.

Il libro di Henry è un trionfo di luoghi comuni, dallo splendido rapporto tra fratelli alla mamma premurosa che deve ancora crescere, che ha il volto di Naomi Watts. Lei è la vera protagonista di un incubo all’acqua di rose, troppo furbo per suscitare la giusta tensione. La sceneggiatura traballa sotto il peso dei dialoghi ripetuti, senza identità, che si focalizzano sul “sei ancora un bambino” e sul “vedrai che andrà tutto bene”. E pensare che Trevorrow doveva dirigere il nuovo episodio di Star Wars

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