Spettatori e distributori italiani, segnatevi questo titolo:
Hitparzut X. La regia è del quarantasettenne
Eitan Zur, eclettico ideatore di programmi e serie tv in Israele, qui all’opera prima. Composto, denso, meditabondo giallo contemporaneo che farebbe impallidire
Camilleri o
Vargas (lo script è tratto da un racconto di
Edna Mazaya).
Siamo dalle parti sinuose e assorte de
La ragazza del lago, tanto per intenderci, con un ribaltamento di spazi e tempi a favore dell’assassino e dell’assassinio. Triangolo amoroso che vede ai vertici l’anziano Ilan, professore d’astrofisica all’Università di Haifa, compagno della bella e giovanissima Naomi, a sua volta amante del giovane film maker-pittore Oded. Un mondo, quello di Ilan, regolamentato da una presenza materna comicamente alleniana, assolute certezze professionali e da una sicurezza sentimentale che paiono non scalfabili. Piccoli segnali come sms improvvisi, scricchiolii dovuti ad assenze prolungate della moglie e si materializza il tradimento. Ilan reagisce con violenza uccidendo il concorrente, ma senza perdere mai il suo savoir-faire o cedere qualche millimetro di identità sociale acquisita. Zur mette anzitutto in scena un percorso narrativo dalle radici solide e dall’intreccio inappuntabile, suddividendolo in due parti: il pre e post omicidio. Poi allestisce una fitta e cadenzata rete di dialoghi/incontri che oltre ai tre personaggi principali comprende altri due caratteri che finiscono per diventare altrettanto importanti: la madre di Ilan e l’amico commissario del professore che poi si occuperà del caso.
C’è tutto il tempo per osservare i luoghi, i corpi e gli sguardi dei protagonisti in mezzo ad un vasta gamma di parametri d’inquadratura che non si risolvono mai tra banali e veloci campi e controcampi. La regia non è quindi a rimorchio del racconto, come spesso accade quando si realizzano trame gialle al cinema. Semmai è la materia narrativa del giallo a mettersi al servizio della regia. Prima la suspense in attesa dell’omicidio, poi l’inquietudine del protagonista in attesa che il commissario ne scopra la fonte, sono sensazioni quasi palpabili, indotte da un ritmo rallentato, da una sinfonia musicale stridula da camera, dalla possibilità di legarsi, qui sì un po’ come per l’oculista protagonista di
Crimini e misfatti, ad un personaggio, quello di Ilan, dinoccolato e improvvisamente vulnerabile, per cui non si può provare che pena e compassione. Difficile perdersene un secondo, un frame, uno schizzo di colore con dominante calda da marrone autunnale.