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Domenica 10 Novembre 2013
Her
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Spike Jonze sorprende ancora. In Concorso la straordinaria storia d'amore tra Joaquin Phoenix e il sistema operativo Scarlett Johansson
Belleletterescritteamano.com. Theodore (Joaquin Phoenix) scrive missive molto toccanti per conto di altre persone. È il suo lavoro. Profondo e complesso, l'uomo non riesce a liberarsi dal ricordo della sua precedente relazione. Los Angeles è enorme, nulla è fuori posto. Per consultare le proprie e-mail basta chiederlo a voce alta. Ma Theodore è solo. E anche per questo inizia a intrigarsi per un nuovo sistema operativo dotato di una raffinata intelligenza artificiale che promette di essere un’entità unica e intuitiva. Appena installato l’OS1, Theodore entra in contatto con “Samantha”, voce femminile dotata di grande senso dell’umorismo e perspicace in modo inaspettato. L’amicizia tra i due nasce spontaneamente e man mano che le esigenze e i desideri di lei crescono, parallelamente cresce un vero e proprio rapporto d’amore con Theodore.
Spike Jonze sa sempre come stupirci: abbandonato il mondo fantasioso e immaginifico di Nel paese delle creature selvagge, ci porta stavolta in una delle più grandi metropoli del mondo, in un futuro imprecisato ma non così lontano, per esplorare le enormi potenzialità e gli altrettanti rischi delle derive del mondo moderno.
Her muove i suoi passi da lontano, il riferimento principe è l'HAL 9000 di kubrickiana memoria: la letteratura e il cinema hanno spesso ragionato – soprattutto in chiave fantascientifica – sulle possibilità di una perdita di controllo da parte dell’uomo nei confronti delle sue stesse creazioni. Per non parlare della questione relativa al “sentire” delle intelligenze artificiali. Spike Jonze parte da lì, certo, ma finisce per affrontare il discorso in maniera nuova: fantascienza e filosofia vanno di pari passo, fisica e bioetica si mischiano, ma quello che conta, quello che davvero interessa lo sceneggiatore e regista statunitense è l’aspetto umano dell’amore, una “follia socialmente accettabile” come la definisce la migliore amica del protagonista, interpretata da Amy Adams.
Una “follia socialmente accettabile” da una società popolata da individui asociali: asettica e spettrale, silenziosa e abbandonata dal caos, Los Angeles è sempre popolatissima ma di persone che sui marciapiedi, in metro, al mare parlano da sole. Quantomeno in apparenza, perché dall’altra parte c’è OS1. Nel caso specifico, “Samantha”, a cui dà voce Scarlett Johansson: da assistente ad amica fidata, da confidente a complice, la “voce” finisce per diventare qualcosa di molto, molto di più. Ride e soffre Samantha, perché sa che la sua crescita intellettuale/emotiva, pur espandendosi potenzialmente all’infinito, non potrà mai farsi materia, corpo. Tenta anche la via di assurdi escamotage, ma ci sono aspetti – terribilmente umani – che nessun surrogato potrà mai risolvere. Theodore è innamorato davvero, però. E anche “socialmente”, la sua relazione viene accettata senza problemi. “Non sapeva come gestirmi e adesso è innamorato del suo laptop”, dice l’ex Rooney Mara: dove finisce l’amore e dove inizia la comodità di un rapporto che, almeno sulla carta, si può gestire nel modo e nei tempi a noi più congeniali? Ma soprattutto, è possibile riconquistare la nostra umanità grazie alla tecnologia? Prova a porre anche queste domande Spike Jonze, rispondendoci con un altro paio di sorprese, intervallate dalla splendida The Moon Song di Karen O.
Come fare per smettere di sorprenderci di fronte ad un attore come Joaquin Phoenix, invece, preferiremmo non scoprirlo mai: Her è qui a ricordarci anche questo.

di Valerio Sammarco, seguilo su Google+

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