Due sotto il burqa

Ridere dell’integralismo islamico? Si può, con la riuscita commedia diretta dall'iraniana Sou Abadi

6 dicembre 2017
3/5
Due sotto il burqa

Per ragioni di studio, Armand e Leila stanno pianificando il loro insieme da Parigi a New York. Pochi giorni prima della partenza però Mahmoud, il fratello maggiore della ragazza, ritorna dallo Yemen. Un’esperienza che lo ha cambiato tanto da farlo aderire al radicalismo islamico. Per lui ora lo stile di vita moderno della sorella è offensivo nei confronti del Profeta e l’unica soluzione sarà quella di stracciarle il passaporto e di confinarla in casa impedendole ogni contatto con il suo ragazzo. Per liberarla Armand escogiterà un piano folle: indossare il burqa e spacciarsi per donna. Peccato che la sua recita sarà talmente convincente da attirare le attenzioni amorose dello stesso Mahmoud.
La regista iraniana Sou Abadi mette in scena una commedia sul tema molto attuale dell’integralismo religioso. Il terreno è scivoloso, ma le riesce di destreggiarsi con ironia senza apparire antimusulmana. Tra travestimenti, rovesciamenti di tè bollente addosso per bere con il chador e cibi sputati perché fatti con la gelatina di maiale, Due sotto il burqa è un film fin troppo semplice, ma trasmette il messaggio che studiando e interpretando in modo giusto il Corano si possono smantellare tutte le credenze estremiste.

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