Ci sono dive e dive. Per raccontarci Valentina Cortese, il regista Francesco Patierno decide di aggiungere un punto esclamativo a questo termine così abusato che di per sé richiama l’universo mitico delle divinità, i simulacri e la luce delle stelle.

 

E, in effetti, è come se il documentario evocasse la figura dell’attrice attraverso uno spettro abissale di rifrazioni e raddoppiamenti, di corpi e di voci, di tempi e di spazi, di assenza e presenze. Sono ben otto le attrici italiane scelte da Patierno per ricostruire i passaggi più salienti della vita di questa diva: Barbora Bobulova, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Silvia d’Amico, Isabella Ferrari, Anna Foglietta, Carlotta Natoli e Greta Scarano.

A ognuna è affidato un monologo tratto dalla sua biografia, intitolata Quanti sono i domani passati: il risultato finale è una Valentina Cortese che si racconta attraverso i corpi di altre donne, attrici a loro volta. Non si tratta di vere e proprie interpretazioni, quanto del tentativo di dare forma alle sue parole. L’immagine fisica di Valentina è invece affidata alle sequenze più celebri della sua lunghissima carriera cinematografica, che ha visto collaborazioni importanti con registi italiani (tra gli altri, Blasetti, Antonioni, Fellini e Zeffirelli) e internazionali – su tutti, il Truffaut di Effetto notte, film di cui viene mostrata la celebre sequenza in cui Cortese, nella parte dell’attrice Séverine (ruolo per cui ottiene una nomination agli Oscar), non riesce a ricordare le battute sul set.

In questo gioco di spossessamenti memoriali, ripercorrendo gli incontri che ne hanno plasmato il destino, in arte e in amore, si giunge infine allo spossessamento primo che riguarda il rapporto con una madre completamente assente e un passato di miseria e abbandono.

Con questo film, Patierno affronta una sfida affascinante che ha il merito di riportare alla ribalta un personaggio femminile iconico del cinema italiano. L’operazione è in parte compromessa dal filtro patinato che offusca la purezza letteraria dei monologhi e, in generale, tende a banalizzarne la resa. Sarebbe interessante sapere cosa pensa del documentario la novantaquattrenne Valentina originale.