Gianluca (
Lorenzo Balducci), deluso dalla vita, sale sul Colosseo deciso ad estraniarsi dal mondo che lo circonda. I mass media, fiutato "l'affare", si portano sul luogo e a casa dei genitori (
Colangeli,
Volodi e nonno
Foà), mentre un manipolo di "disperati" - tra questi le infermiere Eva e Isa (
Angiolini e
Ramazzotti), tremendamente superficiale una, nevrotica insopportabile l'altra, la sedicente attrice Claudia (
Muccioli) con l'ultima "conquista" Saverio (
Giordano) e l'amico di sempre Daniele (
Mollà), i venditori Paolo e Bruno (
Gugliucci e
Aceti) - cercano in tutti i modi di arrivare prima che sia troppo tardi.
Aveva spiazzato un po' tutti (chi positivamente, chi no) quattro anni fa con
Gas,
Luciano Melchionna, opera prima che raccontava la frustrazione e la violenza giovanile con pochi margini di speranza: adesso, partendo nuovamente da una piéce teatrale (stavolta di
Luca De Bei, cosceneggiatore del film), smorza il tiro, provando a raggiungere lo spettatore "non più con un pugno, ma anche attraverso il sorriso".
L'intento è palese: contrapporre al caos e al vuoto dei nostri giorni - regolati sempre più dalla fretta, dall'apparire e dalle pulsioni da soddisfare più velocemente - un attimo di riflessione, uno sguardo al passato e ai ricordi, da riportare in vita grazie all'intervento della nonna di Gianluca (
Stefania Sandrelli), immagine di un mondo che non esiste più, forse "morto" per sempre. Ma l'insistito ricorso a situazioni iperboliche e a personaggi che finiscono in breve tempo per trasformarsi in macchiette sopra le righe - mai totalmente genuini, figli di un copione da recitare "a memoria" - produce a lungo andare effetti collaterali: se questi sono i "sopravvissuti", conviene forse davvero salire sul Colosseo. E buttarsi giù.