Un raggio misterioso, un padre rapito dagli alieni, una sorella suicida: per fortuna, ci si può bere sopra. Anni dopo, Vladimiro (
Pietro Ragusa) invita l’amico Amilcare (
Francesco Martino) a cena e l’annaffia col “Caresse de Roi”, su consiglio postumo del genitore. Manco a dirlo, bastano pochi sorsi e nemmeno il peyote: musicisti senza musica, caffè senza zucchero (ma è così strano?), e lunghi coltelli attendono i due nel nostrano paese delle meraviglie…
Non temete, anche il film alza il gomito, ma non si ubriaca, almeno non a livelli molesti: il regista
Luciano Capponi ha idee confusamente chiare, mesce
Fellini e aspetta Godot (Vladimiro ed Estragone), mette i baffi a
Barbara Bouchet e la tunica a
Patrizio Oliva, soprattutto, cerca una sbornia di registri e generi - demenziale, parodistico, camp, fantascienza, fantasy, thriller - senza ridursi all’arte degenere, all’avanguardia d’accatto. Certo, se concordate con
Oscar Wilde - “Per conoscere la qualità del vino non c'è bisogno di berne tutta una botte” - questa
Butterfly Zone rischierà di darvi alla testa, ma con tutte le tristi e pavide indicazioni geografiche tipiche del nostro cinema non val bene una degustazione adulterata?