American Assassin

Dal bestseller di Vince Flynn un picchiaduro da console: violenza esasperata e movimenti di macchina al limite. Ma anche qualche spunto su cui riflettere

22 novembre 2017
2/5
American Assassin

Le pallottole fischiano, i superuomini dispensano botte da orbi, la Cia si prepara a salvare il mondo dalla minaccia islamica: l’action movie muscolare ed estremo fa sventolare la bandiera a stelle e strisce. Preparatevi a folli inseguimenti per il mondo, a una minaccia nucleare e a una Roma inedita, con Corviale che si trasforma nel centro del terrorismo internazionale.

American Assassin è tratto dall’omonimo bestseller di Vince Flynn, e si rivela un cocktail agitato e non mescolato di Mission Impossible, Jack Reacher e Bourne. Il protagonista Mitch Rapp è una macchina da guerra, molto lontana dal fascino di James Bond. Più che una spy story, il film sembra un picchiaduro da console, farcito con una violenza esasperata e movimenti di macchina al limite, specialmente nelle prime sequenze. Però nella sua imperfezione American Assassin offre alcuni spunti interessanti.

Chi rimane vittima di un attentato non crede più nelle istituzioni, nella retorica del politicante di turno, e decide di farsi giustizia da solo. Ci aveva già pensato Charles Bronson ne Il giustiziere della notte, ma in un momento storico in cui il terrore è il vero padrone, la minaccia rischia di arrivare anche da un civile che diventa una scheggia impazzita. Un esempio è l’attacco alla moschea di Finsbury Park, a Londra, del 19 giugno scorso. Darren Osborne, un uomo di quarantasette anni di Cardiff, è piombato sui fedeli con il suo furgone, durante i giorni del Ramadan. Il bilancio è stato di un morto e dieci feriti. La follia arrivava dall’odio per il diverso, che viene nella nostra terra a mietere vittime. Il rischio che il terrorismo si trasformi in una “legge del taglione” rimane alto.

Ma di cosa parla American Assassin? Mitch Rapp è uno studente universitario in vacanza con la fidanzata a Ibiza. Le chiede di sposarla, lei accetta, e l’oscurità si abbatte su di loro. Un gruppo di uomini armati spara sulla folla: lei muore, lui miracolosamente si salva. Rapp decide di trovare il mandante da solo, e sgominare l’intera cellula con la sua ira sanguinaria. La Cia rimane profondamente colpita dalla sua determinazione, e cerca di reclutarlo, ma Rapp non può essere arginato, e usa l’Agenzia per raggiungere i propri obiettivi personali.

 

A fare la parte del leone è Stan Hurley, un veterano della Guerra Fredda interpretato da Michael Keaton. Si occupa di addestrare le nuove reclute, e sul campo è un’arma letale. È quello che regala qualche brivido in più, mentre il villain con il volto di Taylor Kitsch lo tortura senza pietà. Ancora una volta il cattivo è il prodotto di un sistema malato, di un’America arrogante che pensa di poter dominare la politica estera su ogni fronte. Aspettiamo, ovviamente al cinema, il primo agente segreto che deciderà di ribellarsi dopo una missione fallita in Corea del Nord. Speriamo che la finzione non diventi mai realtà.

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