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Giovedì 12 Aprile 2007
Ieri e oggi dittatura
Dalla Spagna il drammatico Salvador sul Franchismo. Il regista Huerga: "Ancora si finisce in carcere per le idee"
Barricate, violenze, dittature. In attesa di Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti sul '77 italiano e dell'argentino Cronaca di una fuga sul regime di Videla, i caldi anni '70 sono protagonisti al cinema nello spagnolo Salvador - 26 anni contro con Daniel Bruhl. In uscita il prossimo 27 aprile, il film con l'attore di Goodbye Lenin arriva nelle nostre sale dopo un lungo cammino internazionale che lo ha portato anche ai festival di Cannes, Montreal e Istanbul. Protagonista è la vera storia di Salvador Puig Antich, ultimo militante anarchico giustiziato durante il franchismo col barbaro metodo della garrota: un perno a vite, destinato giro dopo giro a perforare lentamente la nuca. Il perché del film, a più di 30 anni dalla fine della dittatura in Spagna, è nell'attualità di cui parla il regista Manuel Huerga: "Guantanamo, Cina, Stati Uniti: quanta gente ancora oggi finisce in carcere per le sue idee? Quella che oggi chiamiamo democrazia, altro non è che un suo svilimento. Una sua corruzione che dietro a nomi come Bush maschera nuove forme di dittatura".
Al centro della storia, ambientata negli ultimi anni del regime di Francisco Franco, è la parabola del giovane Salvador. In Italia praticamente sconosciuto, in Spagna è tutt'ora considerato da molti un emblema di libertà e lotta a ogni oppressione: "Era un giovane come tanti - racconta Huerga -, che ha avuto la sfortuna di essere anarchico. Fin da subito è stato chiaro che si trattava di un capro espiatorio, ma proprio la sua fede politica lo ha condannato all'indifferenza anche da parte della sinistra. L'esecuzione è stata una vendetta di Stato per l'attentato a Carrero Blanco, avvenuta poco prima per mano dell'Eta". Al grande successo in patria, la destra spagnola ha risposto bollando Salvador come "apologia di un terrorista": "Simili reazioni erano prevedibili - dice il regista -. Il film ha però riaperto il dibattito sul Franchismo e soprattutto riacceso la speranza che venga riaperto il processo e fatta finalmente giustizia sulla morte di Salvador".
A portare Huerga verso la storia del militante anarchico è in parte stata la sua personale esperienza nella Spagna degli anni '70: "Quando Salvador è stato giustiziato avevo 17 anni. Si è trattato di un passaggio fondamentale per la maturazione della mia coscienza politica. A quell'età pensi ancora soltanto alle ragazze, a divertirti. Vedere cosa era capitato a un ragazzo a me così vicino, quasi coetaneo e per di più della stessa città, mi ha aperto gli occhi su quanto fosse pericoloso anche soltanto manifestare le proprie idee". L'urgenza di tornare a parlare della sua vicenda, nasce secondo il regista dalla transizione incompiuta, avvenuta dopo il termine della dittatura: "Molti personaggi chiave del Franchismo sono stati integrati nelle istituzioni democratiche senza soluzione di continuità - racconta -. In alcune regioni governano ancora impunemente e il risultato è una pericolosissima tendenza a minimizzare dramma e violenza di quegli anni. Molti giovani non sanno nulla del franchismo e questo film è soprattutto per loro. Perché sappiano quali rischi si nascondono dietro a tanti slogan, urlati oggi dall'estrema destra spagnola. Perdonare si può, dimenticare no".

Diego Giuliani

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