The Jackal, al cinema

"Una storia più lunga, senza tradire noi stessi", dice il collettivo. Per la prima volta sul grande schermo con Addio fottuti musi verdi
The Jackal, al cinema

“Facciamo video sul web e volevamo raccontare una storia più lunga senza tradire ciò che siamo sempre stati”, così il protagonista Ciro Priello parla di Addio fottuti musi verdi. Il primo film dei The Jackal diretto da Francesco Ebbasta racconta la storia di un super qualificato grafico pubblicitario, specializzato in porte in faccia e collezionista di delusioni, che, dopo averle provate tutte, decide di partecipare ad un concorso e di mandare il suo curriculum nientedimeno che agli alieni. Ma è meglio inseguire i propri sogni o accettare un lavoro qualunque? E soprattutto è più facile trovare lavoro in Italia o nello spazio?

“Il tema del precariato è al centro del film. Abbiamo raccontato la difficoltà di trovare lavoro nel nostro paese, soprattutto nel campo della comunicazione. E’ una cosa tangibile. Bisogna inventarsi un progetto nuovo e crederci”, dice Francesco Ebbasta, che nel 2006 ha creato l’ormai famosa casa di produzione cinematografica indipendente con sede a Napoli specializzata in video, web series e spot. “Il messaggio è quello di avere chiaro quello che si vuole fare aldilà che tu lo faccia nel tuo paese o all’estero. Tutto è un bagaglio che fa esperienza”, aggiunge Ciro Priello, che è diventato il volto simbolo dei The Jackal da quando è stato uno dei protagonisti della serie Lost in Google. E sulla città di Napoli il regista specifica: “Se parti da Napoli e vai a Milano vieni visto come un traditore. Uno che sacrifica le proprie origini. Ma devi per prima cosa realizzare te stesso. Le città sono fatte di persone e se queste sono frustrate non ha proprio senso restare”.

I fottuti musi verdi sono un chiaro riferimento ai classici della fantascienza.  “Abbiamo scelto il genere fantascientifico perché era vent’anni che lo avevamo dentro. Indipendence day è stato il primo film che abbiamo visto insieme al cinema. Mi ricordo che abbiamo pagato il biglietto cinquemila lire e ci ha aperto gli occhi perché è il blockbuster per eccellenza. Siamo appassionati dei Monty Python, delle commedie di Edgar Wright, di Troisi perché incarna la fragilità del napoletano e ora anche di Gigi D’Alessio”, dice il regista che cita il cantautore napoletano perché interpreta un cameo nel film. “Appena ci ha visti Gigi ha detto: ah voi siete quelli che mi avete preso in giro? Poi dopo aver sentito la nostra proposta ha risposto: facimmo. Lui ironizza su se stesso con grande intelligenza, sembra di avere accanto un attore a tutti gli effetti”, dice Ciro.

Nel film ci sarà anche una protagonista femminile di nome Matilda interpretata da Beatrice Arnera: “Sono arrivata al provino vestita come Candy Candy con la salopette e non ero proprio adatta conciata in questo modo nel ruolo di una così sfrontata. Quando mi hanno chiesto di puntare un ombrello come se fosse un fucile l’ho fatto senza fare tante domande e per questo mi hanno preso”.

Quali sono state le difficoltà nel girare Addio fottuti musi verdi? “Abbiamo scritto e riscritto la sceneggiatura per almeno 25 volte. Eravamo maniacali. Ho rivisto il film 156 volte e tra poco lo vedrò con il pubblico”, dice Ciro. “Le difficoltà sono state che in un format di massimo venti minuti il ritmo è più facile da gestire rispetto a un film che dura un’ora e mezza”, afferma Francesco Ebbasta che per ora non ha assolutamente intenzione, nonostante il finale aperto del film, di farne un sequel perché: “Ritornare sugli alieni a così poca distanza di tempo mi sembrerebbe un po’ noioso. Ma ho in mente altri progetti al cinema”.

Presentato al Festival di Roma nella sezione Alice nella città il film, prodotto da Cattleya e dai The Jackal, uscirà nelle sale il 9 novembre distribuito in 250 copie da 01 distribution.

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