Salvare Blue Desk

Ce la stanno mettendo tutta, Floriana Pinto e Simone Amendola: "Il loro spazio - ha detto Moni Ovadia - è incredibile, soprattutto in un Paese senza cultura"
Salvare Blue Desk

Ce la stanno mettendo tutta per salvare il loro spazio, e la passione unita alla qualità delle attività e opere che hanno organizzato e ideato finora, si è propagata a macchia d’olio contaminando nomi che non passano inosservati.

Stiamo parlando dell’Associazione Culturale Blue Desk (http://www.bluedesk.it), suoi fondatori, e motori propulsori caparbi dal 2008 Floriana Pinto e Simone Amendola, dal 2013 nella sede attuale a rischio chiusura nel quartiere Furio Camillo, un’ex sede del PCI.

Proprio per salvarla hanno iniziato la campagna di Cronwfunding #mydeskisblue, con nomi come Ken Loach, Philip Groening, Pussy Riot, Claudio Santamaria, Stefano Benni a metterci letteralmente la faccia… Non ultimo quella di Moni Ovadia, che ha “regalato” una serata il cui ricavato è andato tutto a loro favore. Hanno dichiarato: “Ringraziamo di cuore Moni Ovadia che in chiusura di una magnifica serata ha detto: ‘Sono felice di essere stato qui, Blue Desk fa un lavoro incredibile in un paese che è sempre meno umano e poco attento alla cultura’.”

Anche il nostro CinematografoTv ha dato il suo piccolo contributo durante la recente Festa del Cinema di Roma intervistando Floriana Pinto. Ora è la volta di Simone Amendola, che incontriamo tra la regia e la scrittura di uno spettacolo di teatro – con l’eccellente attore Valerio Malorni ha creato la Compagnia Amendola/Malorni – e quelle di un corto, in attesa del passo successivo, senza sconti, che sembra non tarderà ad arrivare, anche se preferisce non parlarne fino a quando non ne abbia totale certezza…

Passati gli ultimi due incontri della seconda edizione di Female Touch (con Alessandra Tieri, Ufficio stampa, e Laura Muccino e Sara Casani, Casting per “Sole Cuore Amore” di Daniele Vicari; tra gli altri nomi Lucia Mascino, Eleonora Danco e Laura Delli Colli), oltre che per ricordare di aiutare a salvare Blue Desk (contributo diretto all’Associazione Culturale Blue Desk con l’IBAN: IT50N0200805041000104872489), cogliamo l’occasione per conoscere un autore dalle tante sfaccettature quale Simone Amendola, vincitore tra l’altro del Premio Solinas per la sceneggiatura.

“Ho iniziato a lavorare nel 2007 con Sergio Pelone, che ha prodotto diversi film di Bellocchio, “L’ora di religione”, “Buongiorno notte”… Ho girato questi due documentari: “Quando combattono gli elefanti” (2008), che ha ottenuto l’interesse culturale del Mibact ed è un lungometraggio su diverse storie che si intrecciano intorno alla ferrovia; e “Alisya nel paese delle meraviglie” (2010), di 40 minuti, che ha vinto il premio Ilaria Alpi, e altri ancora, partecipando anche a Doc3… È stato il primo racconto sulle Banlieues italiane, delle seconde generazioni in un contesto urbano forte. Meriterebbe di avere una distribuzione, ora che si parla di Ius Soli…davvero, ha ragione Camilleri, siamo un popolo di razzisti…”

E per te arriva un momento di crisi…
Ho scritto sempre con Pelone la sceneggiatura di un film che dovevo fare, “Non muore nessuno”, ambientato ancora nelle banlieues, e abbiamo vinto un bando con il soggetto della Regione; e poi niente, problemi produttivi, e si è arenato tutto… “L’uomo nel diluvio” (primo intenso spettacolo sotto l’egida Compagnia Amendola/Malorni, che li vede insieme anche per l’altro struggente “Nessuno può tenere Baby in un angolo”, ndr) nasce proprio da quella crisi…è stato il 2012-2013, è stato un momento davvero difficile, me ne volevo andare dal paese…

La tua attività artistica come si è intrecciata con Blue Desk?
È stata una parte ufficiale di sostegno. Dal 2008 fino al 2012 abbiamo fatto tantissimi progetti con le scuole. In Sardegna, Puglia, Roma, con licei e scuole superiori; e continuiamo ancora oggi. Abbiamo fatto un cortometraggio che si chiama “Un mare di distanza”, con cui abbiamo vinto il Sottodiciotto Film Festival di Torino, e siamo andati al Giffoni… Dal 2012 le strade si sono incrociate un po’ anche con la produzione, perché ho fatto un documentario che si chiama “Padrone Bravo”, sugli indiani sikh che lavorano a Latina…proprio schiavismo… con una Cooperativa, Parsec, e il Ministero delle Pari Opportunità, ha fatto la sua prima produzione Blue Desk.

Com’è avvenuto l’incontro con Philp Groening?
Nel 2015 siamo andati al Message to Man di San Pietroburgo proponendo una rassegna di documentari italiani. Lì abbiamo conosciuto le Pussy Riot e Philip Groening per una storia pazzesca… La prima sera che arriviamo, stavamo sul Neva, il fiume che taglia la città, e su di un battello di vodka organizzato dal festival, siamo a un tavolo con i due registi che hanno fatto il documentario sulle Pussy Riot, e ci dicono che hanno saputo che il documentario non sarebbe stato proiettato l’indomani…censura…ed era sul programma. Mi aprono un mondo di gente che sparisce…di tutto… Subito dopo incontro Philip Groening, lì nella Giuria internazionale… Matteo Cocco, mio carissimo amico, trasferitosi in Germania, ha fatto a 26 anni il direttore della fotografia del film di Groening che ha vinto il premio speciale della Giuria a Venezia, “La moglie del poliziotto”. Incontro Groening e gli dico che sono amico di Matteo (Cocco, ndr), e quello che è successo con il documentario delle Pussy Riot: rimane senza parole… La sera della premiazione, con tutte le fanfare del caso presenti, in maniera davvero elegante, legge un testo prima della premiazione, dicendo che hanno visto nel programma la presenza di un documentario, “Pussy versus Putin”, che denota apertura e non censura…gelo in sala…è stato geniale… Da lì siamo diventati amici, e abbiamo organizzato la retrospettiva alla Sala Trevi. Abbiamo anche distribuito in Italia come Blue Desk il documentario sulle Pussy Riot.

E con Ken Loach, a cui ne avete dedicata una nel 2015?
Con lui ho un rapporto dal 2004, quando mi imbucai sul set di “Tickets”, film ad episodi con Abbas Kiarostami e Ermanno Olmi, tutto sui treni e prodotto da Fandango. Era stato nominato Presidente onorario del quartiere Vigne Nuove di Roma; e che fa, Ken il Rosso? Va a cercare lì le comparse. Mi chiama un amico, e faccio finta di essere di lì. Mi prendono, e mi porto sul set una telecamerina: vado da lui e gli chiedo se posso fare delle riprese del backstage, lui d’accordo. E ho fatto “Extras Loach”, un corto tutto girato sul set di “Tickets”, sul mondo delle comparse, e con lui che si vede dirigere delle cose: l’ha visto e gli è piaciuto… L’ho intervistato poi a Venezia per il documentario “Quando combattono gli elefanti”: raccontavo un fatto successo tra i lavoratori della ferrovia nel Lazio, simile a quanto raccontato da “Paul, Mick e gli altri”. Ecco, gli abbiamo scritto per la retrospettiva, e contento che si realizzasse, ha registrato un bel video di saluto per il pubblico.

E arriva il documentario con cui vincete il bando del Mibact Migrarti nel 2016…
… “Zaza Kurd”, primo documentario interamente prodotto da Blue Desk . Una sceneggiatura che ho scritto, per una versione di 15 minuti che è stata forzata dal format, e che sto cercando di montare in un’ora. Nel 2011 ho girato “Centocelle Stories” con degli studenti e con un amico curdo, che lavorava in un kebab dietro casa mia, e che allora pensava di non poter più tornare a casa. Siamo rimasti in contatto su Facebook, e vedo dopo qualche anno lì un video, fatto col cellulare, con lui che atterra in un aeroporto in Anatolia, e che abbraccia la madre dopo 20 anni. Sono rimasto in silenzio. Scrivo una sceneggiatura legando le cose che avevo girato prima con quelle fatte dai telefonini dei parenti, più altre girate ad hoc. È stato presentato a Venezia ed ora sta girando: l’hanno preso anche al Centro Nazionale del Corto di Torino come distribuzione nazionale alle Scuole superiori.

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