Napoli chiama Bari

La città partenopea protagonista al Bif&st. Dal film a episodi di Lombardi, Prisco e De Angelis a Due euro l'ora, passando per Amo la tempesta
Napoli chiama Bari
Vieni a vivere a Napoli

Siamo a Bari, ma sembra Napoli uno dei fili comuni di questa settima edizione del Bif&st, sia per la presenza di attori e autori partenopei nei vari film presentati sia perché Napoli e i suoi dintorni sono il centro di vari film presentati. Uno su tutti, forse il migliore visto finora tra gli inediti, è Vieni a vivere a Napoli (tra le Anteprime Internazionali), opera a episodi diretta da Guido Lombardi, Francesco Prisco ed Edoardo De Angelis che racconta tre facce della città lontane dagli stereotipi e vicine alle nuove forme di integrazione sociale e culturale che passano dal folklore: Lombardi dirige un memorabile Gianfelice Imparato nei panni di uno sfaticato portiere alle prese con un bambino cinese in un film che sembra un atto unico di Eduardo De Filippo, mentre De Angelis segue la giornata di una diva neomelodica in crisi attraverso gli occhi di un barista cingalese, seguendo la scia del neorealismo stilizzato di Garrone ma con una capacità propria di delineare un personaggio e un contesto. Delude solo l’episodio centrale di Prisco, in cui le sventure di una badante ucraina sono raccontate senza piglio, con tono indeciso.

Ma Napoli torna anche nei due film della sezione Nuove Proposte: da Napoli viene Nando Paone, protagonista di Amo la tempesta di Maurizio Losi, commedia surreale su un gruppo di genitori che organizza rapimenti per riportare i figli emigrati all’estero in Italia. Spunto di partenza notevole punteggiando da curiose idee comiche e da trovate di regia che però paga molto le carenze produttive e la totale assenza di ritmo. E comunque campani sono i luoghi e il regista di Due euro l’ora, film di Andrea D’Ambrosio (nato in provincia di Salerno) girato vicino ad Avellino, che racconta le vicende di due donne che per vari motivi si trovano a cucire per uno schiavista (interpretato da Peppe Servillo): fatta salva la bravura degli interpreti – occhio alla giovane Alessandra Mascarucci – il film è una sceneggiata spesso deprimente, in cui emerge una visione della realtà ottocentesca e un occhio per il cinema non di molto più moderno.

Tra i film editi sono stati presentati L’attesa – interessante e sottovalutata opera prima di Piero Messina già in concorso a Venezia – e Banat, esordio di Adriano Valerio con il quale non è riuscito a confermare la grazia, l’approccio visivo ed esistenziale dei suoi cortometraggi; e poi, due dei grandi successi della stagione: il campione al box office Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese e il campione di critica, Orso d’Oro a Berlino, Fuocoammare di Gianfranco Rosi.

Infine gli incontri con il pubblico, sempre graditissimi dagli spettatori del Bif&st: le masterclass legate alla figura di Marcello Mastroianni hanno visto protagonista Roberto Faenza, che ha raccontato la sua esperienza sul set di Sostiene Pereira (“Io non ho mai conosciuto un attore come lui che era prima di tutto una persona e che viveva la recitazione solo come un mestiere. Ricordo che quando girai Copkiller, Harvey Keitel, per prepararsi al ruolo, volle frequentare un corso per poi trascorrere un mese al seguito di una vera pattuglia della polizia di New York. Appreso di ciò, Marcello chiese a Keitel: ‘Ma se devi interpretare una prostituta che fai? Vai a battere la sera prima?”), mentre Pif ha tenuto con il pubblico una conversazione ironica, legata anche al ricordo di Scola che lui intervistò nel film dedicatogli dalle figlie.

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