Il film di Soderbergh che spaventa gli studios

Uscirà la prossima settimana negli Stati Uniti Logan Lucky, heist-move con Adam Driver, Daniel Craig e Channing Tatum. Un'operazione che potrebbe rivoluzionare il modello di business cinematografico americano, con buona pace delle major
Il film di Soderbergh che spaventa gli studios
Logan Lucky

C’è un film che agita il sonno dei potenti di Hoolywood: è Logan Lucky di Steven Soderbergh. Uscirà la settimana prossima negli States e, da quel che si sussurra nei corridoi delle major, sono molti ad augurarsi il suo fallimento. Il motivo è presto detto: il progetto parte dal presupposto che gli studios siano ormai dei costosi anacronismi.

Lo stratega dietro l’operazione Logan Lucky è Steven Soderbergh in persona che, dopo aver combattuto le major su molti temi nel corso degli anni, ha deciso di fare un film che rifiuta di avvalersi dei consueti canali produttivi, distributivi e promozionali. In effetti, l’idea di marketing che sottostà a Logan Lucky contraddice completamente quella delle major. Il film non è esattamente un indie tout court, vista la schiera di attori coinvolti: Daniel Craig, Channing Tatum, Katie Holmes, Adam Driver, Hilary Swank e Seth MacFarlane fanno tutti parte del cast nel ruolo di irredimibili perdenti che sognano di fare la rapina del secolo.

Il tentativo è intrigante in un momento in cui il panorama industriale sta vivendo una fase di consolidamento – come testimonia l’affare AT&T-Time Warner (l’accordo fatto lo scorso anno per l’acquisizione del gruppo Time Warner da parte del colosso delle Tlc statunitense AT&T per 85,4 miliardi di dollari). E mentre gli indipendenti scoprono le opportunità che giganti come Netflix e Amazon offrono al mercato, gran parte dei produttori lamenta i sempre più severi paletti che gli studios impongono ai loro progetti, costretti a sottostare ai diktat dei quadri aziendali e ad avere ab origine tutte le carte in regola per essere un futuro successo internazionale.

Daniel Craig in Logan Lucky

Ci sono invece diversi elementi in Logan Lucky che riflettono un punto di vista anti-corporativo. A partire dalla storia: i suoi personaggi principali covano tutti del risentimento nei confronti dei ricchi, a differenza dei ladri dandy e cosmopoliti di Ocean’s Eleven. Sono perlopiù contadini della West Virginia – gli elettori-tipo di Donald Trump – ossessionati dalla prospettiva di rubare 14 milioni di dollari durante una gara da corsa automobilistica.

Se il regista e i suoi soci tengono la bocca cucita in merito ai piani degli aspiranti rapinatori, è noto al contrario come Soderbergh abbia chiesto a Dan Fellman, storico guru della distribuzione di Warner Bros., ad aiutarlo a realizzare il progetto dal punto di vista industriale. I costi di produzione sono stati coperti mettendo insieme pre-vendite e prestiti dall’estero (il film sarebbe costato meno di 30 milioni di dollari). Dopo aver esaminato i numeri di diversi distributori top per il cinema indie, è stato scelto Bleecker Street per gestire il film dietro la corresponsione di una cifra modesta, che potrebbe subire un ulteriore taglio percentuale calcolato sulla performance del titolo al box office. Logan Lucky uscirà in 2.500 sale, concentrate nel Sud e Sud-Ovest, ovvero in quei territori maggiormente rappresentati dal film. Che avrà anche una premiere a New York, ma senza tappeti rossi o lustrini.

Steven Soderbergh

La chiave dell’accordo è che sia Soderbergh stesso ad approvare la campagna promozionale sul film e la dimensione della spesa pubblicitaria. Il regista è uno scettico di lungo corso sulle strategie di marketing degli studios, da lui ritenute troppo dispendiose ed eccessivamente preoccupate di capitalizzare nel primo weekend d’esordio a scapito di una promozione di lungo periodo. Il risultato è che per dare visibilità a Logan Lucky è stato stanziato finora un budget modesto (al punto che il progetto ha avuto poca visibilità sui principali mercati internazionali).
La campagna marketing raggiungerà il picco la settimana prossima in concomitanza con una release più ampia ma, in ogni caso, la spesa complessiva sarà inferiore della metà di quella normalmente affrontata per un film degli studios.
“Soderbergh e i suoi soci faranno più soldi con puntate molto più piccole”, dice una fonte vicina al progetto. “Tutto questo può ridefinire ciò che significa creare un blockbuster”.

Magic Mike

Se le sue idee di business rischiano di apparire quantomeno controverse, Soderbergh ha dimostrato nel tempo di saper fare film di successo cimentandosi con progetti estremamente variegati: da Erin Brockovich e Traffic alla saga di Ocean’s. La sua fama di “ribelle” è cresciuta dopo il rifiuto da parte di Warner Bros. di sostenere Magic Mike, poi autofinanziato da Soderbergh e dalla sua star, Channing Tatum. Anche allora il regista si era lamentato per il budget pubblicitario troppo alto che aveva finito per ridurre al minimo i profitti dei partecipanti al progetto.

Per un esperto di Bleecker Street, Logan Lucky rappresenta un’ottima opportunità di business alternativo. Guidata da Andrew Karpen, la società ha gestito negli anni un’offerta di tutto rispetto nel panorama indipendente, come Captain Fantastic, Trumbo ed Eye in the Sky. Ha da poco concluso un accordo per il thriller High Wire, interpretato da Jon Hamm e Rosamund Pike. Logan Lucky rappresenta una potenziale svolta nel mercato cinematografico.

Se riuscisse nell’impresa, Logan Lucky potrebbe spingere gli studios a rivedere l’economia di scala centrata sui tentpole. Spendere meno, in ultima analisi, potrebbe far guadagnare di più.

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