centochiodi per Olmi

"Voglio andare tra gli uomini comuni da uomo comune" dice il regista. Che dà l'addio al cinema di finzione
23 marzo 2007
centochiodi per Olmi
Il regista Ermanno OlmiFoto Pietro Coccia

“Voglio andare tra uomini comuni da uomo comune”. Con queste parole il regista Ermanno Olmi si congeda dal cinema di finzione: Centochiodi, in uscita il 30 marzo in 100 sale italiane, è il suo ultimo film. “All’età di 76 anni si vogliono fare film costosi, ma il cinema è anche industria: per me è uno scrupolo ridare al Ministero i soldi che ti finanzia”. Interpretato da Raz Degan e Luna Bendandi, Centochiodi può essere considerato il testamento di Olmi: “Non ho rimpianti, solo vorrei un amico come Cristo”, e Cristo, “un povero cristo”, nel film è un professorino di filosofia che dopo aver inchiodato a terra cento incunaboli custoditi nella biblioteca dell’università, fugge e si rifugia tra le anime semplici di un borgo sul Po”. Centrale è la riflessione sulle religioni: “Non esiste conflitto tra religione e cultura. La grande differenza è tra disciplina ed educazione: la prima prescrive il rispetto delle regole, è la religione che sottoscriviamo, alla base delle più grandi tragedie dell’umanità; la seconda prevede non il rispetto delle regole, ma dell’uomo”. “E – ribadisce Olmi – invoco la libertà di derogare quando la religione non rispetta l’altro”. Nel film il personaggio di Degan pronuncia la battuta: “I libri possono servire qualsiasi padrone”: “I più prepotenti – dice il regista – dicono “Dio è con noi”, qualsiasi forma di Chiesa decreta che il dogma è più importante dell’uomo: io sono contrario, non sono per la sudditanza. La vera religione è la scelta personale di ciascuno, se no che libertà è”. E su Cristo: “Ogni qualvolta un uomo si comporta secondo modalità di relazione che somigliano a quelle dell’uomo-Cristo, in un certo senso è Cristo, è la sua continuazione. Non c’è bisogno di andare in croce: Cristo aveva sconvolto tutte le religioni con il perdono, antitetico alla legge dell’occhio per occhio, dente per dente. Nel segno del perdono, molti problemi attuali al di fuori del limite della decenza si risolverebbero”. Contrario a ogni istituzionalizzazione delle religioni, Olmi dice: “La religione cristiana è stata fonte di equivoci, Cristo stesso si è ribellato in due occasioni: ha abbattuto il tempio e si è scagliato contro Dio che chiede sacrifici umani”. “Il suo primo miracolo è stato trasformare l’acqua in vino, e io dico che quando si sta insieme gioiosamente anche l’acqua sembra vino”. Nel film si cita anche l’esistenzialista Jasper: “Quando perfino la spiritualità diviene una forma di profitto e l’arte la maschera della vita, serve un atto di follia: non la bomba dell’eversivo, ma la follia di san Francesco, che si spoglia per vestirsi di povertà e libertà”. Chiamato a un ruolo semplice e complesso insieme, Raz Degan dice: “Il mio modo di prendere il personaggio è stato da dentro a fuori. Non ho fatto Gesù Cristo, ma una persona in crisi esistenziale, che cerca risposte che non ha trovato nei libri. Non è ebraico, né arabo né cristiano, ma il Cristo che è dentro di noi e che è uguale per tutti”. Un’altra dirompente battuta pronunciata da Degan suona: “Nel giorno del giudizio sarà Dio a dover render conto di tutta al sofferenza del mondo”: “E’ il Dio che invochiamo per compiere degli atti scellerati in suo nome, ma è una maschera. La sincerità è l’atto di coraggio più sublime che un uomo possa compiere”. Strada maestra per ritrovare la propria dimensione interiore è “una dignitosa povertà, la non disponibilità all’abbondanza: semplicità è distinguere ogni giorno l’essenziale dal superfluo. E’ un insegnamento che mi ha lasciato il mondo rurale. Dovremmo andare a scuola di povertà dai contadini dell’Ottocento per compiere atti di correttezza ecologica”. Una lezione quella del maestro Olmi “mandata a memoria” dai suoi interpreti. “Da Olmi – dice Luna Bendandi – ho imparato a pensare. Sono molto emotiva, sul set partivo in quarta. Lui mi diceva che andava bene, ma che dovevo pensare a quello che stavo facendo, si trattasse pure di spostare un semplice bicchiere, se no ogni cosa che facciamo può essere buttata via”. E Raz Degan: “Il tempio è dentro in ciascuno di noi: è la coscienza. Esiste la tentazione di stare comodi, la libidine, evitare problemi, io sto cercando una risposta: il silenzio ha il potere meraviglioso di fare spazio dentro di te, e dentro di te è la possibilità di cambiare il mondo”. Se Centochiodi rappresenta appunto il commiato dal cinema di finzione, Olmi vuole “andare alla ricerca del sentimento di verità con il documentario”. Due i progetti che sta realizzando: il primo su Terramare, che ha riunito a Torino da tutto il mondo i contadini che vogliono essere protagonisti nella società futura; il secondo sulla riconversione della Falck di Sesto S. Giovanni realizzata da Renzo Piano. “Ma il progetto segreto – continua Olmi – è un lungo documentario sulla ricerca della gioia: Chi vuol essere lieto sia sarà il titolo, ed è il mio augurio per voi”.

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