Cercando Camille ad Alice nella Città

"Racconto una donna che si ritrova nel viaggio con il padre", dice la regista Bindu de Stoppani. Che dirige Anna Ferzetti e Luigi Diberti
Cercando Camille ad Alice nella Città

“Racconto la storia di una donna che trova se stessa nel suo viaggio insieme al padre”, così la regista Bindu de Stoppani parla del suo secondo lungometraggio dal titolo Cercando Camille, presentato nella sezione Alice nella città della Festa del cinema di Roma.

Un viaggio della memoria on the road che Camille (Anna Ferzetti) intraprenderà insieme al padre Edoardo (Luigi Diberti), corrispondente di guerra ora malato di Alzheimer.  Un viaggio dal tono agrodolce che è quello che piace di più alla regista che vive in Inghilterra da anni ed è influenzata dal “cinema inglese, un mix di humour e dramma”. “Noi figlie idealizziamo l’immagine dei nostri padri- racconta la protagonista- Cerchiamo sempre di avere le loro approvazioni o un gesto d’affetto. Qui si parla di un padre assente e di una figlia che lo scopre nel corso del viaggio”. E Luigi Diberti precisa: “Edoardo non è un anaffettivo, non è capace di manifestare, ma non gli manca il succo della cosa. Fa anche dei gesti positivi, ma non sono letti nella stessa maniera dalla figlia e se due anime non coincidono allora sono disassate”.

I due partiranno a bordo di un camper malconcio anni ’80 dirigendosi verso la Bosnia, luogo dell’ultimo lavoro di Edoardo. Il film è anche una riflessione sulla guerra e sulla memoria: “Leggiamo i giornali che parlano di guerre e subito dopo ce ne dimentichiamo- spiega la regista- Volevo riportare questi personaggi in un posto per fare in modo che si ricordino delle cose. Volevo giocare con il tema della memoria e su come in un certo senso tutti abbiamo l’Alzheimer: ci ricordiamo solo quello che vogliamo. In più ho scelto la guerra in Bosnia perché è quella che io ricordo, perché lì il conflitto è ancora molto visibile e perché è molto vicina a noi”.

Al centro di “Cercando Camille” c’è il tema dell’Alzheimer, un tema che è stato già portato sul grande schermo in film come “Still Alice”: “ Still Alice è più sulla malattia, mentre io volevo mettere in scena il rapporto tra figli e genitori. Per documentarmi su questa malattia ho letto tanti libri, tra cui Still Alice, e fatto tante conversazioni con persone che ne soffrono e che si occupano di Alzheimer. Non volevo farmi influenzare dai film: ho visto solo Still Alice e Nebraska”.

E sulla memoria Bindu dice: “Noi tutti teniamo cose del passato: oggetti e vestiti, cose che danno un senso alla nostra memoria. Anche per una persona che ha l’Alzheimer uscire dal proprio ambiente familiare è uno stress enorme”. E poi: “Mio nonno aveva il Parkinson e le due malattie non sono molto dissimili”. Infine Anna Ferzetti dice: “Io ho vissuto in prima persona questa malattia occupandomi di mio padre che ne soffriva. Era all’inizio e c’erano dei momenti in cui riconosceva tante cose e momenti in cui invece non ricordava più nulla. Ritrovarsi una persona davanti che è incapace di manifestare il suo affetto è una cosa devastante per una figlia. Avevo deciso di fare un viaggio con mio padre che è venuto a mancare tre mesi prima del film. Ho avuto la fortuna di farlo con Luigi. Le cose non accadono mai per caso”.

“L’Alzheimer purtroppo non ha mai un bel fine, perché la memoria scompare rapidamente”, dice la regista che poi conclude: “Qui c’è un finale felice perché è la storia di Camille che accetta la malattia, lascia andare il papà e trova se stessa”.

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