Cannes, strategie di mercato

Titoli e cifre sensazionali, ma la guerra tutta da giocare è tra i giganti dello streaming e due idee di cinema
Cannes, strategie di mercato

Perché Cannes è considerato il Mercato cinematografico più importante del mondo? Se vogliamo fare una battuta, possiamo dire che un addetto ai lavori è molto più felice di recarsi sulla costa francese a maggio che percorrere le freddissime strade di Berlino a febbraio.

Ma Cannes è stata e continua a essere un trampolino di lancio perfetto per chi fa cinema, tanto che si stima che più di 12.000 professionisti siano presenti, tra cui più di 3.000 produttori. Ogni anno, centinaia di film vengono acquistati (anche semplicemente su sceneggiatura e senza quindi poter vedere il prodotto finito) da compratori di tutto il mondo. L’anno scorso, per esempio, ha fatto sensazione la vendita dei diritti di The Irishman di Martin Scorsese (che attualmente è al centro di una complicata questione di diritti), mentre due anni fa Animali notturni di Tom Ford era balzato agli onori delle cronache, grazie ai 20 milioni di dollari spesi dalla Universal per i diritti mondiali.

Non c’è dubbio che Cannes abbia perso nel tempo la funzione di grande lancio per i film americani che puntano agli Oscar più importanti, considerando che dal 2009 solo un titolo (The Artist) ha vinto l’Academy Award come miglior film dopo essere passato a Cannes. Ormai questo ‘onore’ spetta alla sacra triade di Festival estivi, ossia Venezia, Telluride (dove nel 2016 è stato mostrato Moonlight) e Toronto.

Ma, d’altro canto, nessun Festival è in grado di lanciare film d’autore (anche difficili) e farli diventare dei casi mondiali. Basti pensare che gli ultimi 5 anni ben 4 pellicole (Il cliente, Il figlio di Saul, La grande bellezza, Amour) che hanno vinto l’Oscar per il miglior film straniero sono passate sulla Croisette.

Insomma, Cannes ha la capacità di unire cinema d’autore e grande business (per non parlare del glamour più pacchiano) come nessun altro. Magari può sembrare surreale (se non una bestemmia) fare un red carpet per un film dei Dardenne. Ma forse è proprio questo il grande pregio di Cannes, ossia rendere accattivante e (quasi) commerciale quello che normalmente non lo è.

I problemi? Quelli di tutti i Festival e i Mercati, ma forse amplificati dal suo successo. Perché tutti (o quasi) vogliono lanciare un film a Cannes, anche magari chi non è presente in selezione ufficiale e vuole sfruttare la grande attenzione mediatica, con evidente ‘intasamento’ e grande offerta di prodotto/eventi, difficili da seguire anche per gli addetti ai lavori più stacanovisti. E poi, è impossibile non ricordare l’impatto che ha provocato l’arrivo di Amazon e Netflix in questi anni sui tradizionali distributori di tutto il mondo, che hanno risorse infinitamente minori.

In particolare, il fatto che Netflix acquisti quasi sempre i diritti mondiali di un film, significa sostanzialmente che questo non passerà in sala (i tentativi fatti su Beasts of No Nation – titolo acquistato per ben 12 milioni di dollari  – in America, che servivano soprattutto per concorrere ai premi, hanno portato a incassi fallimentari).

D’altro canto, un produttore può ricevere per il suo film una forte somma da parte di Netflix, che magari lo ripaga dell’investimento e gli permette già di guadagnare, senza più doversi preoccupare che la società di vendite internazionali a cui si è affidato debba gestire i rapporti con centinaia di distributori internazionali, eliminando così tante spese e perdite di tempo.

Più ‘tradizionale’ la politica di Amazon, che lascia ai film una finestra tradizionale in sala, tanto che arriva dal successo (anche agli Oscar) di Manchester by the Sea, acquistato per 10 milioni di dollari e che ha incassato – solo nei cinema americani – quasi cinquanta milioni di dollari. In effetti, lo scorso anno il Festival di Cannes proponeva ben cinque film che la società di Jeff Bezos aveva acquistato in varie forme (tra cui Café Society di Woody Allen e The Neon Demon di Nicolas Winding Refn).

D’altronde, il suo sistema permette un rapporto con gli esercenti più sereno di quello di Netflix, che anche recentemente, per bocca del suo fondatore Reed Hastings, ha polemizzato contro il sistema delle sale, da lui considerato arretrato e poco innovativo.

Insomma, il confronto tra questi due giganti dello streaming è anche un conflitto tra due idee di cinema. E, nei prossimi anni, Cannes potrebbe essere la location perfetta per questa guerra… O forse no.

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