Testimone d’accusa

Esce oggi La ragazza del mondo di Marco Danieli, un ritratto originale, non senza ombre, dei seguaci di Geova. Il regista: “Senza offendere nessuno, racconto la parabola difficile di una fuoriuscita”
9 novembre 2016
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Testimone d’accusa

Al di là dei cliché che solitamente accompagnano, talvolta deformano, l’immagine esterna dei Testimoni di Geova – dall’ossessione per i citofoni, vera e propria macchina da proselitismo, alla questione assai controversa delle trasfusioni di sangue – poco si sa dei seguaci del Regno, particolarmente protettivi delle cose del gruppo. Un motivo in più allora per apprezzare La ragazza del mondo, esordio nel lungometraggio di Marco Danieli, a memoria primo film italiano a entrare nelle segrete stanze del movimento. La protagonista, Giulia, è una diciottenne di stretta osservanza finché l’incontro con Libero, un giovane dai trascorsi difficili, non la spingerà a chiudere i conti con il suo passato e a diventare una “ragazza del mondo”. Ma il percorso di emancipazione si rivelerà più complicato del previsto.
“Tutto nasce dal racconto di un’amica, una fuoriuscita come si chiamano tra loro – racconta Danieli – . C’è stato poi un lungo lavoro di documentazione, persino di frequentazione del gruppo. Era l’unico modo per scoprire qualcosa di più: i Testimoni di Geova sono molto espansivi quando si tratta di “agganciare” le persone da convertire ma rimangono molto settari e gelosi delle loro pratiche”. Un ritratto con molte ombre e poche luci che si è attirato improperi nei forum dei seguaci, e non solo: “Anche tra i fuoriusciti non sono mancati interventi polemici. Si tratta il più delle volte di commenti pregiudizievoli che scoperchiano antiche gelosie e diffidenze. D’altra parte anche chi ha chiuso con i Testimoni non azzera il proprio passato, c’è una parte di te, di allora, che resta lì, sempre presente”.  E’ il percorso in effetti che vediamo compiere anche a Giulia, “un cammino di maturazione in cui la giovane donna imparerà che non tutto del suo passato deve essere demonizzato: anche io da laico posso pensare al mondo come luogo di perdizione, poi certo cambiano le strategie, i modi di affrontarlo”. L’amore è la spinta che muove Giulia a crescere, tagliare il cordone ombelicale, ma è “un sentimento religioso antico e profondo a consentirle di camminare in avanti con i piedi ben piantati per terra. In fondo raccontiamo una parabola biblica”.

Marco Danieli

Marco Danieli

Ad interpretare Giulia è una delle migliori attrici della sua generazione, Sara Serraiocco “che aveva appena fatto Salvo quando le ho chiesto di interpretare il promo del film, una specie di abstract che mi ha consentito di presentare il progetto ai produttori e di capire quale aspetto visivo potesse avere. Tra il promo e la lavorazione effettiva è passato in effetti diverso tempo, nel mentre Sara è diventata un’attrice affermata”.  Nei panni di Libero invece “ho voluto Michele Riondino, un attore molto scrupoloso e serio. Ci ha messo un po’ prima di dirmi sì. Poi però è stato molto generoso, concedendoci molto tempo per provare. Le prove sono stato un momento determinante nella lavorazione,  permettendoci di intervenire nei dialoghi e di cambiare certe dinamiche.”
Sia la Serraiocco che Riondino hanno vinto per le loro interpretazioni il Premio Pasinetti a Venezia, dove La ragazza del mondo ha iniziato il suo lungo tour festivaliero (è stato tra gli altri a Busan Londra, Reykjavik, Haifa) prima di approdare da oggi in 35 sale distribuito da Bolero. Se l’attenzione al decor e alla caratterizzazione psicologica dei personaggi l’apparentano ai film d’autore italiani, La ragazza del mondo sa anche dialogare con un pubblico più ampio, lavorando sulla morfologia del racconto attraverso il diaframma del genere, dal mélo al crime (anche se il detour narrativo della seconda parte, con la svolta noir, convince poco): “La strada che voglio intraprendere è proprio questa – conferma Danieli -, come conferma il mio prossimo progetto, di cui posso dire solo che è ambientato nel futuro: un altro film molto contaminato”.
Al netto di certe artificiosità (perché cercare sempre la scena esemplare, che dica tutto?) e dell’incapacità di allargare lo sguardo oltre il personaggio principale, dando spessore e veridicità ai mondi che attraversa (la scuola, il sottobosco criminale, gli stessi Testimoni di Geova), La ragazza del mondo è un esordio che lascia buone sensazioni. Purché non ci si accontenti di intraprendere una strada, come dice Danieli, ma di percorrerla fino in fondo. Come la sua Giulia, senza tornare indietro.

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