La poesia di Kiarostami

Già dal primo cortometraggio, Il pane e il vicolo (1970), la definizione di un cinema che ha trovato la consacrazione internazionale
8 luglio 2016
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La poesia di Kiarostami
Abbas Kiarostami

Un bambino di 7 o 8 anni dopo aver acquistato il pane è in cammino verso casa. Sulla strada di ritorno, un cane aggressivo gli si avvicina abbaiando. Il bambino, impaurito, scappa. Il cane si calma. Nel vicolo stretto, con il pane che sta per diventare secco, il bambino aspetta il momento per attraversare la via. E vede un giovane in sella ad un asino, oltre ad un ragazzo sulla bicicletta, che passano velocemente. Passa il tempo e il bambino è stanco di aspettare che qualcuno passi. Come si può sacappare dal cane per arrivare a casa? Alla fine decide di muoversi prudentemente. Butta un pezzo di pane verso il cane e lo fa calmare. E a quel punto, nonostante il bambino abbia ancora paura, passa la via spalla a spalla con il cane. Ora sembra che il bambino sia più tranquillo. Ha infatti imparato come si può trovare la soluzione migliore nelle situazioni difficili. E arriva a casa. Libero dal peso della paura. La pace è raggiunta.

Le frasi sono brevi e tuttavia contengono concetti ampi e profondi. Proprio come la struttura dei film di Abbas Kiarostami. Allo stesso modo di una poesia che definisce il cinema kiarostamiano. Il pane e il vicolo (Nan va Koutcheh1970), il primo cortometraggio del regista, esprime benissimo le caratteristiche della sua poetica: bambino, pane, vicolo, cane… E al di là di questi elementi si nascondono concetti come coraggio, innovazione, pensiero, sentimento e il mistero che oltre la vita viene scoperto gradualmente. Nel suo cinema esiste quasi sempre una soluzione per sconfiggere paure e dubbi. Il pane e il vicolo, ancora oggi, ci ricorda di un artista che ha spianato il terreno del cinema iraniano che, ormai quasi cinquant’ anni fa, prendeva le mosse da vicoli stretti e angoscianti.

Morto solamente qualche giorno fa, Kiarostami non è stato solamente, semplicemente un celebre regista iraniano, o un maestro del cinema internazionale, ma anche uno dei pochi artisti che ha saputo mettere la corona di dignità sulla testa del cinema iraniano. E soprattutto per questo continuerà a vivere per sempre.

Abbas Kiarostami (Teheran, 22 giugno 1940 – Parigi, 4 luglio 2016) è stato un regista, sceneggiatore, montatore, poeta, fotografo, pittore e scultore iraniano. Ha vinto numerosi premi ai Festival internazionali cinematografici tra cui il Pardo di bronzo nel 1989 al Festival di Locarno per Dov’è la casa del mio amico?, la Palma d’oro nel 1997al Festival di Cannes per Il  sapore della ciliegia, il Gran Premio della Giuria nel 1999 al Festival di Venezia per Il vento ci porterà via, il Pardo d’onore nel 2005 al Festival del film Locarno insieme a Wim Wenders e Terry Gilliam e tanti altri premi nazionali e internazionali.

Mehrnoosh Hashembabadi
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