Un uomo eccellente in tutte le sue varie attività, storico del cinema e dell’arte, esperto di futurismo, scrittore di pregio, grande collezionista e così generoso da lasciare spazio anche al successo dei suoi figli,
Luca, Silvia e il noto attore e regista
Carlo. Questo il ricordo di Mario Verdone, celebrato ieri in Campidoglio, a pochi mesi dalla sua scomparsa, sotto il patrocinio dell’Assessorato capitolino alla cultura e alla presenza dei fratelli Verdone così come di altre personalità della cultura e del cinema, da
Christian e
Brando De Sica, al Presidente del Festival del Film di Roma
Gian Luigi Rondi, agli scrittori Elio Pecora e Giordano Bruno Guerri.
L’occasione: l’uscita di un’ultima raccolta di sue poesie edita dalle Edizioni Sabinae e intitolata
A Cantalupo in Sabina - versi e memorie proprio in tributo al luogo che negli anni passati è stato per lui e la famiglia una specie di ritiro intimo e spirituale. Quello del Campidoglio, come l’ha definito Carlo Verdone, è stato dunque “un caldo abbraccio romano a un senese, il saluto di una città che gli ha voluto bene e che anche lui ha amato nelle sue grandezze, nelle sue miserie, nelle sue strilla e nelle sue esagerazioni”. Non a caso la metropoli capitolina è stata oggetto di molti suoi scritti, fino ad arrivare a quest’ultimo libro, che secondo Carlo “ha un’importanza particolare perché è il testamento della sua anima, non più una dissertazione sul percorso di un artista d’avanguardia, ma un testo semplicissimo di poche righe e rime. Rivela un padre, non più l’austero, per quanto simpatico, professore universitario, ma un uomo che sente il passare del tempo e comincia a contemplare con serenità e malinconia ciò che gli sta attorno”. Senza scordare però i suoi meriti nel campo della cultura italiana, che vanno dall’essere stato il primo ordinario di Storia del Cinema all’aver difeso il futurismo - quando ancora ci si vergognava di questo patrimonio artistico - e soprattutto Marinetti, che sarà anche il soggetto del prossimo film di Luca Verdone, ormai vicino alla conclusione.
Oltre a un padre e a un fine studioso, Mario Verdone rappresenta in realtà “uno degli italiani che non ci sono più”, per usare le parole di suo genero Christian De Sica, ma anche un personaggio capace “di tenere il filo del nostro cinema, anche nelle sue connessioni con altre cinematografie”, come ha voluto sottolineare invece la regista
Liliana Cavani, mettendo in luce la sua importanza nell’aver conservato “quella storia e quella cultura del cinema che sui nostri giornali è sempre meno valorizzata, quasi prossima alla scomparsa”.