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Lunedì 16 Novembre 2009
Imperatore nel mondo
"Non mi ero accorto di avere una macchina da presa dietro le spalle, perché lavoravo moltissimo", dice lo stilista Valentino. Pronto a sorprendere l’Academy
L’imperatore della moda in dieci sale per Medusa (da venerdì 20 novembre), perché come spiega lo stesso Giampaolo Letta, era un controsenso che Valentino: The Last Emperor, il documentario di maggior successo degli ultimi anni negli Stati Uniti, non fosse ancora arrivato in Italia. Un film girato nell’arco di due anni dal regista Matt Tyrnauer, che ha seguito il grande stilista italiano, Valentino Garavani, durante l’organizzazione delle sfilate e dei festeggiamenti per i suo 45 anni di carriera: ultimi eventi prima del definitivo ritiro dalle passerelle, dettato non tanto dall'età quanto dalle vicissitudini societarie che hanno portato l'azienda da lui fondata nelle mani di investitori poco inclini a soddisfare le costose esigenze di un artista. Ma quella nel film di Tyrnauer è anche una favola, ambientata nel fantastico mondo dell'haute cuture e incentrata sull'amore. “Quando ho incontrato Valentino per la prima volta non conoscevo la sua storia - confessa il regista - poi sono andato a Roma, l'ho visto con il suo storico collaboratore Giancarlo Giammetti e ho scoperto un rapporto straordinario”. Quindi la decisione di focalizzare il racconto su di loro, “due persone che non solo si sono tollerate e amate per 50 anni, ma che insieme hanno costruito un impero, cambiato il mondo della moda e definito il made in Italy, diventando icone e ambasciatori di un particolare stile italiano e dell’Italia moderna”.
Per realizzare questo ritratto inedito, Tyrnauer ha avuto accesso a ogni sfaccettatura della vita e del lavoro di Valentino e Giammetti, compreso l'affascinante retroscena delle meravigliose sfilate. “Sono stati molto naif, o forse molto coraggiosi”, spiega il regista, aggiungendo come all'inizio il documentario fosse stato rigettato dai suoi protagonisti. “Non è che mi fossi ben accorto di avere una macchina da presa dietro le mie spalle, anche perché lavoravo moltissimo”, conferma Valentino: “Quando ho visto il film sono rimasto quindi un po’ shockato, ma quando un pubblico difficile come quello di Toronto lo ha osannato con 15 minuti di applauso, ho capito che ne era valsa la pena”.
Dopo la presentazione a Venezia 65, il film ha infatti sbancato in America, tanto che molti lo danno come possibile candidato a miglior documentario ai prossimi premi Oscar. Per ora non c'è nulla di certo, se non la soddisfazione dello stilista, attualmente impegnato nella realizzazione dei costumi per il tradizionale balletto che si tiene a Vienna per l'ultimo dell'anno. “Un lavoro che mi tiene impegnato in modo diverso ma sempre nel mio ambito”, spiega Valentino, che riguardo alla sua decisione non ha rimpianti: “Certo, seguo quel che fa l'azienda: sento il mio nome che continua e vorrei che tutto fosse perfetto, come l'ho sempre fatto io. Son sicuro però che queste persone perseguiranno ancora la stessa qualità, e gli faccio gli auguri a tutte le loro passerelle”. Anche se, assicura il maestro, “il momento non è più propizio per l'alta moda. Ci sono dei talenti ma la situazione è difficile e i vestiti hanno delle cifre così colossali che non vengono più accettati come una volta. Rimpiango quei tempi in cui non c’erano limiti all’eleganza e alle belle cose, ma sono contento di aver lasciato questo mondo perché non potrei più esprimermi nel modo in cui ero abituato”.

Guarda l'intervista video

Laura Croce

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