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Mercoledì 10 Marzo 2010
Gabin, rocciosa leggenda
Tra le più importanti figure della cinematografia francese, l’attore de La bella brigata in retrospettiva al BFM
Il Bergamo Film Meeting 2010 dedica un’interessante retrospettiva a Jean Gabin, una delle figure più importanti della cinematografia francese, qualcosa che identifica un intero Paese e che lo descrive attraverso alcune sue peculiari caratteristiche. Uno dei film in cartellone è La bella brigata, opera diretta da Julien Duvivier nel 1936: Jean, Charles, Raymond, Jacques e Mario sono cinque operai disoccupati, grandi amici che trovano la soluzione ai loro problemi nella vincita ad una lotteria. A Jean viene l’idea di mettere in comune il denaro, di acquistare una casa piuttosto malmessa in riva ad un fiume e ristrutturarla per farne una trattoria. Pieni di entusiasmo, i cinque si mettono a lavorare di gran lena; all’inizio, le cose vanno a gonfie vele. Poi, arrivano i problemi. Una tempesta abbatte il tetto appena rimesso a nuovo; uno di loro decide di partire per il Canada; un altro, straniero non in regola, viene espulso; un altro ancora muore cadendo dal tetto. Alla fine, rimangono solo Jean e Charles e, nonostante tutto, i lavori vengono portati a termine e la trattoria inaugurata con grande partecipazione. La rivalità tra i due per la stessa donna, però, conduce la vicenda verso un tragico epilogo.
Trascinante affresco dai toni spiccatamente impressionisti, La bella brigata è uno dei film più rappresentativi della carriera del grande attore francese, dove riesce ad esprimere al meglio una delle maschere più convincenti dell’ampio spettro di personaggi interpretati, quel carisma “rurale” e bonariamente arcigno fatto di sentimenti sinceri e veraci e di altrettante brucianti passioni; l’esplosione di una vastissima gamma di sensazioni e di brulicante vitalità che vira presto, per tragica necessità, dalla pura e semplice gioia di vivere, a dispetto della povertà e dei quotidiani affanni, alle tonalità in minore della gelosia e dello struggente quanto distruttivo mal d’amore. Un capitolo imprescindibile della storia della cultura, non solo cinematografica, francese ed europea.

Sacha Porrovecchio

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