22 (+1 a sorpresa) i film in Concorso, tutti in anteprima mondiale. 83 i lungometraggi in tutte le sezioni della Mostra, 41 gli italiani (tra lunghi, corti e medi), 19 gli americani. Venezia67 svela "ufficialmente" le sue carte, punta fortissimo sugli autori (e sulla gioventù, vista l'età media dei registi in gara, 46, bassissima), omaggia i maestri (da
Scorsese a
Bellocchio, fuori gara con il genio
Jan Svankmajer, a
Monte Hellman, unico grande "vecchio" in lizza per il Leone d'Oro con
Road to Nowhere) e conferma - almeno a bocce ferme - quello che si era già cominciato ad intuire durante il (non esaltante) Festival di Cannes: la qualità del Concorso e delle altre sezioni sembra eccellente, caratterizzata da decisioni sicuramente coraggiose, ad iniziare dalla scelta che ha fatto tanto discutere nei giorni scorsi (
Ascanio Celestini in gara con
La pecora nera a discapito di
Una sconfinata giovinezza di
Pupi Avati, comunque invitato, ma senza riscontro, Fuori Concorso), passando per l'apparente naturalezza con cui si è deciso di non sottostare ai classici ricatti che molto spesso sembrano impliciti in manifestazioni di questo livello (vedi la questione
The American, con
George Clooney, rispedito al mittente - la produzione - nel momento in qui l'
aut aut proposto era "O apriamo il Festival o non veniamo"). Mueller e il suo staff - così facendo - si dimostrano inattaccabili per quello che riguarda favoritismi o strizzatine d'occhio a grandi major o altrettanto grandi distribuzioni (italiane e/o internazionali che siano): accolgono famiglie (
Ben e
Casey Affleck, entrambi fuori concorso, rispettivamente con
The Town e
I'm Still Here: the Lost Year of Joaquin Phoenix), vincitori (l'
Aronofsky Leone d'Oro due anni fa, stavolta sempre in gara e in apertura con
Black Swan) e vinti (
Abdel Kechiche, nel 2007 "solo" Premio Speciale della Giuria per
Cous Cous, eletto a furor di popolo miglior film di quell'edizione, quest'anno in concorso con
Venus Noire), esaltandosi con i grandi amori (su tutti
Takashi Miike, presente al Lido con ben tre film,
13 Assassins in gara e il dittico
Zebraman e
Zebraman 2 fuori) e insistendo su un "discorso cinema" che porti in superficie anche molto dell'underground che da sempre caratterizza la miglior produzione indie di matrice USA. Ecco allora
Vincent Gallo in concorso con
Promises Written in Water e in Orizzonti con il corto
The Agent (entrambi interpretati dal figlio di
Stallone, Sage): stessa sezione - quella dedicata alle opere di ogni formato - che ospita (tra gli altri) un altro newyorkese doc,
Paul Morrissey, e il suo
News from Nowhere. Notizie dal
nulla, lo stesso luogo dove conduce la
strada di Monte Hellman. "E le star?", si chiederà qualcuno: alcune ce ne saranno (
Natalie Portman,
Dustin Hoffman,
Freida Pinto,
Catherine Deneuve,
Gerard Depardieu,
Kim Rossi Stuart, i primi che ci vengono in mente), qualcun'altra marcherà visita (chissà, ad esempio, se
Robert De Niro accompagnerà il cast di
Machete in laguna...). La risposta vera, comunque, è: chissenefrega, perchè a brillare saranno i film. Mai come stavolta..