Youth - La giovinezza

ITALIA, SVIZZERA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2015
I quasi 80enni Fred e Mick sono amici di vecchia data. Fred è un compositore e direttore d'orchestra in pensione; Mick è un regista ancora operativo. I due stanno trascorrendo una vacanza presso un elegante albergo ai piedi delle Alpi ed entrambi sentono che il loro tempo si sta rapidamente esaurendo. Nonostante ciò, Fred e Mick decidono di affrontare il loro futuro insieme, osservando con curiosità e tenerezza l'ingarbugliata vita dei rispettivi figli e l'entusiasmo dei giovani sceneggiatori di Mick, così come quello degli altri ospiti. Nel frattempo, Mick si impegnerà per portare a termine la sceneggiatura di quello che immagina sarà il suo ultimo film importante e Fred, che non ha alcuna intenzione di tornare alla carriera musicale, riceve una proposta per tornare sul podio e dirigere un importante concerto.

CAST

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: BARILLA, G. E R. FRATELLI S.P.A. E BNL GRUPPO BNP PARIBA; CON IL SOSTEGNO DI EURIMAGES; CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; CON IL SOSTEGNO DI: REGIONE LAZIO- FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO, REGIONE VENETO- FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; BUNDESAMT FÜR KULTUR (EDI) SCHWEIZ, IN ASSOCIAZIONE CON FILM4; CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINE+, FRANCE TELÉVISIONS; IN COPRODUZIONE CON: RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA/SRG SSR E TELECLUB; IN COLLABORAZINE CON MEDIASET PREMIUM.

- IN CONCORSO AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).

- NASTRO D'ARGENTO 2015 PER: REGISTA DEL MIGLIOR FILM, MIGLIOR FOTOGRAFIA E MONTAGGIO (CRISTIANO TRAVAGLIOLI È STATO PREMIATO ANCHE PER "ANIME NERE" DI FRANCESCO MUNZI).

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2016 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (JANE FONDA) E CANZONE ORIGINALE ("SIMPLE SONG NO. 3").

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2016 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("SIMPLE SONG NO. 3").

- DAVID DI DONATELO 2016 PER: MIGLIORE MUSICISTA E CANZONE ORIGINALE ("SIMPLE SONG #3"). ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM, REGISTA, SCENEGGIATURA, PRODUTTORE, AUTORE DELLA FOTOGRAFIA, SCENOGRAFO, COSTUMISTA, TRUCCATORE (MAURIZIO SILVI), ACCONCIATORE (ALDO SIGNORETTI), MONTATORE, FONICO DI PRESA DIRETTA ED EFFETTI DIGITALI.

CRITICA

"Si esce frastornati dall'ultimo film di Paolo Sorrentino (...). Frastornati dalle immagini, dalle battute, dai personaggi, dalle gag (ci sono anche quelle: la levitazione del monaco buddista, il sesso a squarciagola dei due coniugi che sembravano muti), in generale da un cinema che nasconde il suo senso dietro una miriade di indizi che poi sfuggono tra le mani: ti sembra di aver finalmente afferrato il filo rosso che lega tutto, quando arriva uno scarto improvviso - un dialogo che si vorrebbe memorabile e non lo è, un'inquadratura ricercatissima che poi si rivela gratuita - e ti ritrovi sperduto in un film che svapora di fronte ai tuoi occhi. II meccanismo non è certo nuovo, ma curiosamente è più frequente nella scrittura che nelle arti figurative (di cui in fondo il cinema fa parte). È la strategia di chi confonde le tracce per sospendere l'intellegibilità del suo raccontare e scegliere volutamente il «vuoto» o l'«oscuro» (di narrazione, di linearità, di senso) per lasciare spazio all'«alterità del non linguistico», come dicono gli studiosi, per aprire verso un approccio evocativo e intuitivo, dove ogni spettatore si sente libero di portare a termine un puzzle lasciato a metà, ognuno con la propria lingua e la propria conoscenza. Ma dove lo stesso spettatore può finire per sentirsi condannato a restare su un piano più basso, quello di chi non ha «capito» e si sforza di dare significato a qualche cosa che è stata «tolta» o «messa» proprio per disorientare e confondere. Per questo 'Youth' lascia frastornati, perché alla fine ti sembra che il discorso sulla malinconia della vecchiaia e sul rimpianto della giovinezza sia troppo semplice o troppo complicato, capace di dire tutto e insieme niente, ridondante di luoghi comuni (...). Anche se non mancano momenti intensi e toccanti (...). (...) occasione per Sorrentino e il suo direttore della fotografia Luca Bigazzi per una serie di tableaux vivants ricercatissimi e conturbanti, sensuali e decadenti, astratti e realisti. In mezzo a queste immagini che non possono non ricordare (almeno nello spettatore meno giovane) l'universo onirico dell' '8½', i due protagonisti si confrontano con le proprie ossessioni e i propri ricordi, discutono di amori contesi e ripensano egoismi e generosità. Senza mai una vera consequenzialità, ma spesso rimettendo tutto in gioco mentre il film si concede intermezzi estetizzanti o pause riflessive. (...) Lasciando allo spettatore il compito, più o meno ingrato, di trovare da solo un senso a un mare di immagini e di battute, che possono dire tutto o niente. E di scegliere tra un'idea di cinema dove il regista guida lo spettatore attraverso l'universo delle proprie invenzioni e una dove invece lo disorienta per perderlo in un labirinto di specchi e battute. Io confesso di preferire la prima idea, ma è evidentemente un'opinione personale..." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 maggio 2015)

"Due grandi vecchi per un film sul tempo che passa mentre la giovinezza (degli altri s'intende) ci assedia senza riguardi. Due grandi attori, Michael Caine e Harvey Keitel, per una riflessione giocosa sull'arte, la creazione, la bellezza (più seccature annesse, tipo la celebrità e i suoi obblighi). Un film così aperto e accogliente che riassume e rielabora tutto ciò che Sorrentino ha già fatto, ma in forma addolcita e semplificata. Come se il regista de 'La grande bellezza' e 'Le conseguenze dell'amore' volesse rendere il suo cinema più accessibile, meno inquietante, senza rinunciare ai tratti che lo rendono ormai così riconoscibile, seducente e, osiamo questa parola ambigua, piacevole. Naturalmente non è un delitto piacere, ma a forza di smussare le punte 'Youth' disperde buona parte del suo potenziale (...) il sottotesto drammatico è così abilmente celato dalle stravaganze da risultare alla fine incongruo se non irrilevante. Il meglio è negli immancabili pezzi di bravura, nell'incubo - videoclip con cui il regista liquida le pop star e le loro mitologie, nel gusto per apparizioni e epifanie che costella il film di incontri inattesi (...). Ma con tutte le sue idee, le battute, la filosofia spicciola, i piccoli e grandi colpi di scena, 'Youth' non fuga mai un vago senso di inconcludenza e gratuità." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2015)

"Paolo Sorrentino non fa sconti ai sentimenti misti di terrore e rassegnazione che incombono sugli uomini quando la fatidica clessidra non comunica più segnali incoraggianti, ma ha il potere di deviare l'attenzione degli spettatori da un'analisi asettica e oggettiva della relativa condizione (la vecchiaia esiste) alla percezione dei fenomeni complessi e contraddittori che la definiscono in maniera diversa presso i singoli individui. Il suo talento è tale che l'impresa non appare mai persa in partenza, persino nel caso - come in 'Youth - La giovinezza' che da ieri soddisfa l'immensa attesa suscitata dai trionfi di 'La grande bellezza' - di un tema e un'ambientazione gravati da ciclopici precedenti soprattutto letterari e cinematografici. (...) 'Youth' è stato presentato come un piccolo film, ma in realtà è grande o quanto meno lo è per come espone alla massima potenziale caratteristiche autoriali di Sorrentino o, per capirci meglio, il suo modo d'affrontare il problema di «addomesticare la bestia», cioè di venire a patti con la propria straordinaria bravura, di sottomettere alle esigenze della trama l'istinto della performance o l'esibizione d'energia creativa, per così dire, pura e autonoma. (...) Il grande e appassionante problema del giovane e vincente concittadino risiede sempre, secondo noi, nella sua incredibile capacità di vedere sempre «oltre» la sequenza che sta girando e ci sta mostrando e quindi nella dose di auto-sarcasmo che gli serve per non rischiare di poterla demolire nell'attimo seguente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 21 maggio 2015)

"Una riflessione sul passare del tempo, sul nostro rapporto con il presente, il passato e il futuro. Il tempo che abbiamo vissuto, quello che attraversiamo e quello che ci resta. Il tempo fotografato e restituito dal cinema, il tempo che scandisce la musica. (...) Il tutto raccontato con lo stile personale e visionario che caratterizza Sorrentino sin dal primo film, tra ambienti che tendono alla rarefazione e situazioni che si tingono di surreale, leggerezza e disincanto." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 maggio 2015)

"'La giovinezza' è il titolo ambiguo e forse irridente del nuovo film di Paolo Sorrentino, che poteva anche intitolarsi 'La vecchiaia', oppure 'La solitudine'. Anche la scelta dei luoghi che lui documenta con una solennità che li rende belli e inquietanti, contribuisce a creare una specie d'incanto che va oltre la storia e la bravura di tutti gli interpreti. II paesaggio ordinato e lucente delle montagne svizzere innevate, dei prati scoscesi, dei boschi ordinati, delle mucche sonnolente, pare nel suo incanto, vuoto di vita, e il candido lussuoso albergo Jugendstil con i suoi stretti corridoi, ricorda 'Shining'." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 21 maggio 2015)

"Osservare da vicino, nelle pieghe e nelle macchie della pelle, nelle rughe che appesantiscono gli sguardi, nei passi incerti che trasmettono insicurezza, quello che tutti cerchiamo di combattere, lo spauracchio del tempo che passa, la vera angoscia dei nostri anni. Nella 'Giovinezza' (...) Paolo Sorrentino dà corpo alla sua ossessione di giovane-vecchio, si interroga su una fase della vita che per lui è lontana, ne coglie i diversi aspetti, ne trae un insegnamento triste e necessario (...). A sostenerlo nell'impresa un cast eccezionale (...) il film più caldo di Paolo Sorrentino, ambizioso ma non altero, ironico ma non grottesco, e soprattutto venato di un'insolita pietà affettuosa. Il domani appartiene a tutti, anche a chi potrebbe non averlo." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 21 maggio 2015)

"Due figure così lontane e così vicine che nel patto che conosce limiti e confini di qualunque fratellanza, decidono di raccontarsi solo il bello lasciando fuori dall'uscio realtà, rimpianti e consapevolezza. La giovinezza, evocata dal titolo dell'ultimo film di Paolo Sorrentino (...) è nel desiderio perché l'orrore rende orribili e chi non ha smarrito per sempre la voglia di scoprire, ha ancora l'occasione di tornare bambino (...). Accompagnando i suoi eroi, senza nulla perdere in visione, Paolo Sorrentino ha girato un film che riporta ai suoi esordi. Ai suoi dolori intimi. Ai suoi cinismi da eterno timido (...). Al suo ateismo. Alla sua diffidenza verso qualunque pretesa spiritualità (...). Alle sorgenti di puro genio che illuminano pur continuando a considerare 'l'ispirazione una bugia. (...) Sorrentino non è Mastroianni e diversamente dalla Brenda Morel interpretata nel suo film da Jane Fonda, conosce il valore della gratitudine. (...) c'è una poetica coraggiosa che nulla ha perso nel rivendicare la propria libertà dopo l'inevitabile hang-over da Oscar. In fondo, da anni, senza compromessi, Sorrentino gira esattamente il film che ha in testa. 'La Giovinezza' è un manifesto che tiene insieme profondità e leggerezza - tentazione e perversione irresistibile come ricorda Caine - e che è felice di farsi tentare dall'omaggio ai generi più vari senza dimostrarsi schiavo di nessun registro. Futuro, presente e passato sono impalpabili e nessuno dei protagonisti, costretto a valutarne il peso, sa sopportarlo senza ricorrere alla metafora. La vita è un punto di vista. Un'inclinazione. Un binocolo che una volta spostato, riproduce altro e poi altro ancora fino a eliminare i punti di fuga. Indietro. Avanti. Fermi non si può rimanere. Tocca a noi. Alla nostra ironia (...). E il magnifico cinema di Sorrentino è come la musica evocata ne 'La Giovinezza': 'Non ha bisogno di parole né esperienza perché c'è'. Esiste e quando non vuole commuovere, soprattutto in quei momenti, ci riesce." (Malcom Pagani, 'Il Fatto Quotidiano', 21 maggio 2015)

"'Youth' (Giovinezza) di Paolo Sorrentino conferma: 1) che Sorrentino è il più grosso tipo dietro la macchina da presa attualmente in Italia (e magari in Europa), 2) che si può fare un film mai noioso pur partendo da personaggi e location che sembrerebbero noia assicurata (un paio di ottantenni in un albergo svizzero, ci può essere premessa più soporifera?), 3) che il cinema italiano per tornare a giocare in serie A deve raccontare storie che interessano al resto del mondo ('Youth' potrebbe esser stato girato da un regista inglese). Raccontare i vecchi da ancor giovane. I vecchi sanno capire, i vecchi conoscono, a differenza dei giovani l'indulgenza e l'ironia. Ma sono vecchi. Non possono non guardare la vita come dalla parte sbagliata di un cannocchiale (dalla parte giusta vedi chilometri, se giri le lenti, non distingui quasi più nulla). Caine e Keitel non lo sanno, ma seguono parabole quasi opposte. Che Sorrentino mette in scena da grande fabbricatore di spettacoli, alternando folgoranti bellurie visive (la sequenza di Caine in piazza San Marco è destinata a entrare nell'immaginario degli spettatori presenti e futuri) a sketch di schietto umorismo (le figurine dei coniugi impalati della sala ristorante, ma arrapati come ragazzi tra le fresche frasche). E tirando le somme, con un finale che apre il cuore e inumidisce gli occhi. Che conta poi in questa dannata vita? Le emozioni, solo le emozioni. Chi è in grado di crearle o ricrearle non deve sprecare il dono. Chi non può più (Keitel) è veramente giunto al capolinea. Chi può ancora (Caine, nonostante le premesse) ha ancora la 'Youth' spalancata davanti." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 maggio 2015)

"'Youth - La giovinezza' (...) è come al solito di grande perfezione formale, un'estetica raffinata e sicura che la fotografia di Luca Bigazzi esalta da par suo. A volte è un'estetica compiaciuta, qualche volta è sterile. Ci sono momenti onirici (...) più o meno funzionali; sons et lumiéres (...), ma è una bellezza frigida che non scalda. Michael Caine dà al suo personaggio i connotati perfetti di un certo dandysmo anglosassone, educato e distaccato, elegantemente crudele e insieme fragile. Incarna una passione, la musica, che non ha bisogno di relazioni, semplice nella sua perfezione. E' però il sottofondo, il tema di 'Youth', a essere fragile, e non basta una citazione di Novalis o di Stravinsky a coprire una sceneggiatura incerta fra i guasti della vec-chiaia e una giovinezza resa solo per antitesi." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 21 maggio 2015)

"Spingendo molto più in là il suo estetismo puro, 'Youth' diventa anello di congiunzione tra due attori giganti, anche se la trama si diluisce fino quasi a disperdersi, il racconto diventa (ancora una volta per Sorrentino) sola e magnifica immagine, tra rievocazioni felliniane che si moltiplicano. Sorrentino realizza così un altro gioiello, dopo l'Oscar ricevuto per 'La grande bellezza', anche questo ricco di quell'estetismo ricercato a cui il regista ci ha abituato." (Dina D'Isa, 'Il Tempo', 21 maggio 2015)

"Troppo bello per essere vero. Il nuovo film di Paolo Sorrentino lascia perplessi perché rischia di essere vittima della sua stessa, grande bellezza. Una perfezione estetica che a tratti scivola nel manierismo, perde leggerezza e dà quasi l'impressione di qualcosa di finto. (...) Il film non si appoggia a una vera e propria trama. (...) Come già 'La Grande bellezza' non prevede uno sviluppo narrativo, procede per scene giustapposte tenute insieme dalle musiche e dall'atmosfera che la straordinaria bravura di Luca Bigazzi, direttore della fotografia, riesce a scolpire nella luce." (Marco Dell'Oro, 'L'Eco di Bergamo', 21 maggio 2015)
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