We Want Sex

Made in Dagenham

GRAN BRETAGNA - 2010
2/5
We Want Sex
Dagenham, Inghilterra, 1968. Sotto la guida della loquace e battagliera Rita O'Grady, 187 operaie alle macchine da cucire della Ford decidono di entrare in sciopero per protestare contro le condizioni di lavoro insostenibili, e le lunghe ore rubate all'equilibrio della vita domestica. Con ironia, buon senso e coraggio, le operaie riusciranno a farsi ascoltare dai sindacati, dalla comunità locale ed infine, grazie alla battaglia della deputata Barbara Castle, anche dal governo per porre le basi della 'Legge sulla Parità di Retribuzione'.
  • Altri titoli:
    Dagenham Girls
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: KODAK VISION3 500T 5219, 35 MM
  • Produzione: NUMBER 9 FILMS
  • Distribuzione: LUCKY RED - DVD E BLU-RAY: LUCKY RED (2011)
  • Data uscita 3 Dicembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
La battaglia per la parità salariale delle donne è iniziata in Inghilterra, nel magnifico '68. A Dagenham (Essex) per la precisione, dove 187 operaie lavorano alla fabbrica della Ford, la più grande del Regno Unito. Sono addette alla cucitura dei sedili, stipate in spazi umidi e fatiscenti, sottopagate. Il vaso è colmo quando l'azienda decide di riclassificarle professionalmente come "operaie non qualificate". Tradotto: di assottigliare ulteriormente la loro busta paga. Non ci stanno. Imbeccate da un sindacalista duro e puro (Bob Hoskins, in modalità stoccafisso) e guidate dalla più battagliera del gruppo, Rita (Sally Hawkins), inizieranno uno sciopero ad oltranza che attirerà l'attenzione dei media, incasserà l'appoggio del governo (del ministro Barbara Castle, la "rossa focosa") e costringerà la casa automobilistica a scendere a patti. Sarà il primo passo perché la parità salariale divenga legge dello stato nel 1970.
E' la buona novella raccontata da We Want Sex, venuta a conciliare pubblico e politica nel Fuori Concorso romano. Edificante come uno spot della Scottex, il film di Nigel Cole (L'erba di Grace) ci riporta indietro di quasi mezzo secolo. Nella storia del cinema, però. Perché se il discorso sul femminismo operaio va benissimo nell'implicito ping pong col presente ("che ha dimenticato il coraggio di osare", come ricorda Rita ai sepolcri imbiancati del sindacalismo), a non convincere è invece la modalità, la fiducia con cui Cole riesuma un tipo di approccio - civile e appassionato, per usare una formula fortunata - che sembrava sepolto con gli anni '70. Dunque didascalico, caricaturale, a tesi.
Viva queste donne - e queste brave attrici, dalla Hawkins alla Richardson, dalla Pike alla James - ma le ameremmo di più se avessero meno primi piani, battute da star e ortodossia da santino.
La sceneggiatura ("ispirata liberamente" alla storia delle vere operaie di Dagenham) di William Ivory bazzica la fiction, e trova formule narrative, figure stereotipate (per tutte quella del reduce che torna a casa disturbato e suicida), sviluppi prevedibili. E Cole lo asseconda, cucinando un polpettone secondo ricetta e avaro di sorprese. Lo fa cuocere nella commedia, vero, ma il divertimento è teorico, mentre il rischio di scambiare il film per un britannico Maschi contro femmine è più che concreto.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010).

CRITICA

"'We want sex equality', dice Io slogan delle operaie Ford di Dagenham nel '68, pretendendo trattamento economico pari al maschio. La commedia proletaria di Cole, abile narratore di donne bizzarre, prevede scioperi e trambusti in famiglia, passando dal film sociale alla Loach all'antropologia della coppia, senza mai scegliere il vero obiettivo, ma aiutandosi col carisma in tuta di un gruppo di attrici paleofemministe comandate da Sally Hawkins. E nei titoli di coda col magone, le vere operaie viste oggi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 dicembre 2010)

"'We Want Sex' è una deliziosa commedia realizzata sul modello di quel cinema inglese capace di coniugare con leggerezza umorismo e impegno sociale: pensiamo a Ken Loach e, soprattutto, a Mike Leigh. (...) Ben ambientato, recitato con la naturalezza della vita da un bel cast in cui svettano Sally Hawkins e Bob Hoskins, 'We Want Sex' è insieme nostalgico e attuale. Lungi dall'essere superati, i problemi di ieri riemergono in forma peggiorativa nel mondo globalizzato di oggi, ma (ci ricorda il film) ad avere il coraggio di combattere, rischia che magari si strappa una vittoria." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 dicembre 2010)

"Sembrava lotta di classe, invece era guerra dei sessi. Proprio così, solo che quella volta non si combatteva in casa ma in fabbrica (che poi era 'la fabbrica': la Ford). E a battersi per ottenere pari diritti e compenso era un pugno di operaie giovani, agguerrite, incredibilmente unite. Ma soprattutto abbastanza inesperte da infischiarsene della politica e di strategie sindacali. Dunque destinate, oggi sembra incredibile, alla vittoria. (...) La formula è collaudata. Prendi un gruppo colorito e decisamente, orgogliosamente minoritario (disoccupati, pensionati, emigranti). Cucigli addosso una vicenda di lotta e riscatto, meglio se vera. Scegli attori (qui attrici) irresistibili, che nel Regno Unito non sono certo una rarità, e il gioco è fatto. Le operaie toste e simpatiche di 'We Want Sex' hanno il merito supplementare di essere guidate dalla carismatica Sally Hawkins, un metro e mezzo di grinta e dolcezza che riesce a fare la guerra in fabbrica senza neanche mandare a rotoli la famiglia. (...) Naturalmente ogni licenza è permessa: 'We Want Sex' (il titolo nasce da uno striscione srotolato a metà) non è un documentario, anche se sui titoli di coda sfilano le vere operaie, ieri e oggi (ed erano molto meno allegre delle loro interpreti). L'essenziale è non dimenticare mai lo sguardo maschile, nelle sue varie declinazioni, su quella lotta e sul mondo che svela. E' un film che affida il lato migliore di quello sguardo a Bob Hoskins, il delegato sindacale incantato dal coraggio e dalla faccia tosta delle sue colleghe, è un film che si fa amare da tutti. Senza distinzioni di sesso e di età." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 dicembre 2010)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy