Truman - Un vero amico è per sempre

Truman

SPAGNA, ARGENTINA - 2015
Julián, un affascinante attore argentino che vive da lungo tempo a Madrid, riceve una visita inaspettata dal suo amico Tomás che vive in Canada. I due, insieme al fedele cane Truman, passeranno quattro giorni intensi e indimenticabili, anche per il difficile momento che sta attraversando Julián.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: TVE, MOVISTAR+, TV3, FOX+; CON LA COLLABORAZIONE DI: PROGRAMA IBERMEDIA, ICEC-GENERALITAT DE CATALUNYA, ICAA-MINISTERIO DE EDUCACIÓN, CULTURA Y DEPORTE, INCAA.

- TRA I CO-PRODUTTORI FIGURA ANCHE DANIEL BURMAN.

- DISTRIBUITO IN COLLABORAZIONE CON L'INSTITUTO CERVANTES ITALIA.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2017 COME MIGLIOR DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"Il film mette tra parentesi la tragedia e la risolve in commedia malinconica ma brillante, diventa un racconto a due voci maschili, i tenori degli affetti, col peso specifico delle sfumature e panorami spagnoli, vie e campielli e trattorie, dimessi ma espressivi, coprotagonisti perché trasudano il senso del quotidiano. Ognuno muore solo, scriveva Fallada e rimane la verità. Ma il miracolo lo fanno Ricardo Darín e Javier Cámara, due misurati mattatori che rovistano nell'inconscio e chiacchierano di valori, amore, padri ed altre varie eventuali. Calpestando con simpatia i luoghi comuni vincono i cento metri a ostacoli verso la Memoria." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 aprile 2016)

"Con quella faccia un po' così, da eterno bambino stupefatto, Javier Cámara è un perfetto traghettatore di anime. Proprio così, l'attore spagnolo lanciato da Almodóvar in 'Parla con lei' ha un conto aperto con la zona grigia che sta tra l'al di qua e l'aldilà. Lo conferma il grande duetto di 'Truman - Un vero amico è per sempre', raro esempio di melodramma freddo e quasi tutto al maschile (ma non per questo gay). Che si apre su una maestosa nevicata notturna - la neve al cinema rimanda quasi sempre al regno dei più - per portarci subito in una calda e struggente Madrid primaverile. (...) E bastano le magistrali scene d'apertura, semplicissime in apparenza ma tutte giocate su un'economia quasi miracolosa di gesti, parole, sguardi, silenzi, a dare il 'la' a una storia così delicata che il film può permettersi di non scoprire mai tutte le carte, lasciando nel vago quasi tutto il passato dei protagonisti, facendocene però sentire poco a poco tutto il peso. Il peso e la dolcezza, perché il tempo regala anche profondità, intimità, consapevolezza. (...) la cosa più bella è che le emozioni trattenute dei protagonisti diventano le nostre, in un'osmosi che era il segreto del grande cinema classico. E che ogni tanto, per fortuna, qualcuno sa ancora far funzionare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 aprile 2016)

"Il film col nome del cane fa sentire quanto 'Truman' (...) si differenzi dalla maggior parte di quelli dal soggetto simile al suo. Di solito, infatti, il genere 'cancer movie' si basa su strategie pietistiche e ricattatorie; come avveniva in un'altra variante di buddy-movie che è un po' il precedente (increscioso) di questa: 'Non è mai troppo tardi', con Jack Nicholson e Morgan Freeman. A fare di 'Truman' un film speciale sono, in realtà, cose semplici. Il breve incontro tra Julián (...) e Tomás (...) non è un'occasione per riflessioni filosofiche sulla vita e la morte. E' una cronaca realistica, invece, sommessa e pudica e perciò tanto più toccante. Assai più incline alla malinconia che al dramma, però alleggerita da generosi tocchi di humour varianti tra i toni dell'affettuoso (le battute da vecchi complici che i due amici si scambiano di continuo) e del noir. (...) Il merito principale del film di Cesc Gay (e della sceneggiatura originale, premiata anche quella) sta, tuttavia, nel modo in cui riesce a suggerire la complessità dei rapporti umani anche nelle circostanze più estreme. Quando l'affetto e il dolore per la perdita imminente si mischiano con l'insofferenza, la generosità confligge con l'egoismo, il sollievo di chi resta in vita ispira l'invidia involontaria di chi deve congedarsi da essa. (...) Il premio al miglior film spagnolo dell'anno (...) non pare immeritato. Forse è meno motivato quello alla regia, parecchio convenzionale e avara di ritmo; probabilmente perché messa per intero al servizio degli attori. Che, invece, sono eccezionali. Al centro di quasi tutte le scene, ripresi ora nella stessa inquadratura ora in alternanza di campo e controcampo, l'argentino Ricardo Darín (...) e lo spagnolo Javier Cámara (...) sono così bravi da sfidare il principio di verosimiglianza facendoti quasi credere di essere amici da sempre." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 aprile 2016)

"L'impegno più difficile per uno spettatore è forse quello di assistere a un film che racconta l'avviarsi di un personaggio alla morte. Difficile, però, non tanto perché l'argomento rende le lacrime pressoché inevitabili, ma perché il suo, diciamo, dovere può diventare anche il compito di distinguere il ricatto emotivo di basso conio dal coraggio di una messinscena stilisticamente intensa. Senza riaprire l'annosa querelle di «Love Story», si può dire che «Truman - Un vero amico è per sempre» rappresenta un ottimo esempio di come un regista possa suscitare emozioni tristissime eppure affabili, struggenti eppure tragicomiche con la semplice forza del linguaggio filmico che sorvegli in primis la qualità della sceneggiatura e delle recitazioni. Il catalano Cesc Gay non spreca la chance di avere a disposizione quel grande attore argentino che risponde al nome di Ricardo Darín (...). È rara e ammirevole (...) la percezione di un tempo sospeso, contrappuntato da implicite intese, eloquenti silenzi, sfumature e mezzitoni, che riesce a trasformare l'incombente disperazione in una sorta di dolce malinconia o di sottile rimpianto per ogni istante del passato di cui non si sia saputo o voluto usufruire sino in fondo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 21 aprile 2016)

"Non succede molto, però tutto quel che accade ha un senso (...) un quadro che non offre motivo di speranza, l'onda lunga di sentimenti antichi. (...) Gay conduce con pudore e una dolcezza priva di patetismi il malinconico girotondo; e i bravi interpreti ben si intonano al disegno di regia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 aprile 2016)

"La sana capacità di non dirsi tutto. L'amicizia vera, quella 'che non chiede il conto', è anche questo. Nel cinema contemporaneo raccontare l'amicizia maiuscola è un po' fuori moda: più facile è offrirla da contorno per temi diversi, magari più urgenti e attuali, come il terrorismo, le diversità, le disfunzionalità familiari. (...) Cesc Gay, invece, decide di andare controcorrente, o meglio fuori moda, e puntare tutto sulla narrazione pura e 'semplice' di due amici e degli intensi quattro giorni che trascorrono insieme. Ciò accade in 'Truman', bellissimo esemplare spagnolo di cinema 'lieve e profondo' che si è meritato tutti e cinque i premi Goya intascati lo scorso febbraio (...). Erroneamente 'Truman' può essere incluso nella lista dei cosiddetti 'cancer movie', quel cinema del dolore che solo chi è a secco di lacrime può permettersi. Il suo pregio, invece, è quello di invertire i valori tra la malattia e l'amicizia trattando la prima come il pretesto per raccontare la seconda. (...) Diretto con solidità ma soprattutto scritto benissimo, 'Truman' sembra un mantra ciclico che alterna pensieri, parole e azioni secondo i principi di una (ormai perduta) coerenza; per questo ogni chiacchierata tra i due uomini è sempre anticipata da un pensiero e seguita da un'azione che la mette in pratica, ma senza la banalità dell'aspettativa. C'è infatti quell'elemento che sfugge alla logica e si chiama 'umanità' profonda, laddove si 'tocca' l'imponderabile. Se di fronte ad alcune scene è impossibile trattenere le lacrime, in altre si sorride o addirittura si arriva a ridere, perché ogni dettaglio è trattato con una delicatezza e un'ironia sconfinate. Verrebbe da dire che quel 'trattenersi' emozionale espresso nel film lo allontana dalla tradizionale esplosione isterico/sentimentale - nel bene o nel male - che caratterizza il cinema iberico, avvicinandolo alla modalità di alcune nuove cinematografie sudamericane, più inclini al pudore espressivo sia rispetto al passato e certamente rispetto alla loro antica madrepatria. Insomma, il 49enne catalano Gay sembra più un giovane autore cileno o argentino che un erede di Almodòvar. E l'accoppiata Darín-Camára è perfetta, con l'attore argentino forse in una delle sue migliori performance cinematografiche degli ultimi anni." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 21 aprile 2016)

"Piacerà per la riuscita alchimia tra commedia e dramma (si ride nonostante tutto). E per la grossa interpretazione di Ricardo Darìn. Che poteva diventare un divo mondiale se non lavorava per una cinematografia (quella sudamericana) che da 60 anni non riesce ad esportare i registi (men che meno gli attori)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 aprile 2016)

"Un dramma pluripremiato ai Goya, raccontato con il sorriso di una commedia. La chiave è vincente e i dialoghi, spesso, comici fanno perdonare certi eccessi nelle inquadrature." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 aprile 2016)

"Splendido duetto di attori, con Camára e Darín in forma smagliante: la conferma che dal mondo ispanofono arrivano spesso film notevolissimi." ('L'Unità', 21 aprile 2016)

"(...) una tragicomica avventura urbana (...) il film mescola tristezza e allegria, dramma e umorismo riflettendo su amicizia, amore, paternità, paura, senso di impotenza e le sfide di uno di quei momenti della vita che ci mette tutti a confronto con le grandi questioni dell'esistenza. Una storia declinata al maschile, tra emozioni trattenute, pudori, silenzi, sguardi e complicità assai più eloquenti di tante parole." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 22 aprile 2016)

"C'è un'alternanza di risate e commozione, come nella vita, senza retorica o ricatti morali. È una lezione di accettazione nel nome dei sentimenti, di un'esperienza che unisce, di una consapevolezza, di comprensione del senso dell'esistenza. Forse gli manca un tocco in più per essere davvero speciale, l'arco narrativo è per forza di cose prefissato, ma «Truman» è un buon film intriso di umanità, pervaso da una conoscenza profonda delle scelte che si trovano davanti le persone. Una storia di amicizia vera, con gli ingredienti giusti e senza troppe sottolineature. Gay affronta tutti i momenti, senza cadere mai nel cupo o nella commiserazione, ma senza lasciare fuori il dolore. Straordinari gli interpreti, da una parte l'argentino Darín, cui tocca il personaggio più estroverso visibile, dall'altra Cámara, che deve essere più trattenuto e misurato, ma riesce a trasmettere empatia ed emozioni in ogni inquadratura. Lo spettatore inevitabilmente si affeziona a Julián e Tomás, e pure a Truman, ma Gay conosce il momento giusto in cui far giungere la parola fine." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo', 22 aprile 2016)

"Il segreto di questa commedia spagnola non ruffiana, campione d'incassi, è la fiducia nel piacere di un'intesa amicale quotidiana che viene da prove maturate e capace di tenere la mente impegnata, anche nel morire. In fondo siamo tutti 'sani a tempo limitato': condividendo, si tiene lontana la fine. Chi è Truman? Da scoprire." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 23 aprile 2016)
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