Suburra

FRANCIA, ITALIA - 2015
Storia di una grande speculazione edilizia, il Water-front, che trasformerà il litorale romano in una nuova Las Vegas. Per realizzarla servirà l'appoggio di Filippo Malgradi, politico corrotto e invischiato fino al collo con la malavita, di Numero 8, capo di una potentissima famiglia che gestisce il territorio e, soprattutto, di Samurai, il più temuto rappresentate della criminalità romana e ultimo componente della Banda della Magliana. Ma a generare un inarrestabile effetto domino capace di inceppare definitivamente questo meccanismo saranno in realtà dei personaggi che vivono ai margini dei giochi di potere come Sebastiano, un PR viscido e senza scrupoli, Sabrina un'avvenente escort, Viola la fidanzata tossicodipendente di Numero 8 e Manfredi il capoclan di una pericolosa famiglia di zingari.

CAST

NOTE

- REALIZZATO IN COPRODUZIONE CON LA CHAUVE SOURIS, COFINOVA 11, CINEMAGE 9; CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINE+, INDIE SALES, INDIE INVEST, HAUT ET COURT DISTRIBUTION.

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELO 2016 PER: MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (ALESSANDRO BORGHI, CANDIDATO ANCHE COME MIGLIOR PROTAGONISTA DI "NON ESSERE CATTIVO" DI CLAUDIO CALIGARI), AUTORE DELLA FOTOGRAFIA, SCENOGRAFO, MONTATORE ED EFFETTI DIGITALI.
PAKI MEDURI SAREBBE ENTRATO IN CINQUINA ANCHE PER IL FILM "ALASKA" DI CLAUDIO CUPELLINI, MA DA REGOLAMENTO VIENE CANDIDATO SOLO PER IL FILM PIÙ VOTATO.

- CANDIDATO AI GLOBI D'ORO 2016 PER: MIGLIORE ATTRICE (GRETA SCARANO) E FOTOGRAFIA.

- NASTRI D'ARGENTO 2016 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (GRETA SCARANO) E SCENOGRAFIA (PAKI MEDURI ERA CANDIDATO ANCHE PER "ALASKA" DI CLAUDIO CUPELLINI). PREMIO 'GRAZIELLA BONACCHI' COME ATTORE RIVELAZIONE DELL'ANNO AD ALESSANDRO BORGHI (ANCHE PER "NON ESSERE CATTIVO" DI CLAUDIO CALIGARI). IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: REGISTA DEL MIGLIOR FILM, ATTORE PROTAGONISTA (PIERFRANCESCO FAVINO), ATTORE NON PROTAGONISTA (CLAUDIO AMENDOLA), COSTUMI E MONTAGGIO.

CRITICA

"A chi si deve credere? Si esce con questo dubbio dalla proiezione di 'Suburra', il nuovo film di Stefano Sollima: bisogna credere al film appena visto con i suoi caratteri e le sue storie o alla memoria che cerca di collocare i vari personaggi all'interno della cronaca politico-criminale? Meglio la finzione che quella realtà dorrebbe ricapitolare e riscrivere o meglio la realtà, talmente forte e incalzante da soffocare se non proprio annullare il lavoro di finzione? Perché se una cosa non convince in 'Suburra' è proprio che questi due piani non si fondono, non collaborano tra di loro ma sembrano costantemente in guerra, in opposizione. È una delle grandi sfide del cinema quella di saper ricreare la realtà per forza d'invenzione, per restituire la credibilità e la leggibilità di un fatto o di un personaggio storico ma anche per farlo apparire sullo schermo «bigger than life» (e quindi più attraente, più interessante, più repellente o più mostruoso poco importa). Certo, il rischio è quello di allontanarsi dai «fatti», di dimenticare o cancellare una parte della «storia» ma è un rischio che va preso (e che si prendeva il cinema di genere che tanto piace a Sollima e ai suoi produttori di Cattleya) per dare forza e corpo alle storie che si sono scelte di raccontare. Suburra invece - e il problema mi sembra soprattutto della sceneggiatura (...) - sembra preoccuparsi piuttosto di non farsi prendere alla sprovvista dalla realtà che ogni giorno si incarica di offrire nuovi spunti all'immaginazione popolare. E quindi dentro tutto (...). Un po' troppo per un film solo, anche se di 140 minuti, ma forse non troppo per la futura serie tivù, che per tenere sveglia l'attenzione ha bisogno di tanti personaggi e tante situazioni. (...) un peccato perché sono molti gli elementi positivi del film, a cominciare da un cast di attori decisamente convincenti. Su tutti il 'samurai' di Claudio Amendola (...). Convincente anche la prova di Pierfrancesco Favino (...). Senza dimenticare i volti meno noti di Alessandro Borghi (...), Adamo Dionisi e Giacomo Ferrara a cui il film attribuisce le facce della nuova criminalità. Tutto questo Sollima lo dirige con la professionalità che nessuno gli contesta ma senza essere davvero capace di iniettare un po' di vera vita a dei personaggi realistici ma mai davvero 'veri'." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 10 ottobre 2015)

"(...) il western metropolitano di Stefano Sollima, dove una continua pioggia oppressiva lava via ogni speranza, arriva come sigillo di garanzia: marcio puro. È cronaca vera, tratta da verbali giudiziari, quindi dall'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini (...) Gli avvenimenti si susseguono «a imbuto», previa presentazione dei singoli personaggi, che poi formano quello che il commissario Ingravallo di gaddiana memoria chiamava «gnommero»: un pasticciaccio plausibile (...) questo noir che ricalca le atmosfere di 'Romanzo Criminale', condensa in 2 ore e 10 le 500 pagine del romanzo, liberamente tradito, e segna un robusto ritorno al cinema di genere. (...) Laici, o laidi, i personaggi di Suburra , ai tempi di Nerone quartiere postribolare, coincidente col Rione Monti, piacciono (...)." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 10 ottobre 2015)

"(...) un film corale, potente e inquietante che mescola cronaca e spettacolo." (Franco Montini, 'La Repubblica', 14 ottobre 2015)

"Non sembra neanche un film italiano tale è stata l'abilità nel girare le scene d'azione, la qualità delle immagini e il livello complessivo della recitazione 'Suburra', il nuovo lavoro con cui Stefano Sollima conferma il talento già dimostrato al cinema con 'Acab' e in televisione con le serie apprezzate anche all'estero 'Romanzo criminale' e 'Suburra'." (Daniele Cavalla, 'La Stampa', 19 ottobre 2015)
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