Miss Peregrine - La casa per ragazzi speciali

Miss Peregrine's Home for Peculiar Children

USA - 2016
Quando l'amato nonno Abe lascia a Jake indizi su un mistero che attraversa mondi e tempi alternativi, il ragazzo si ritroverà in un luogo magico noto come "La casa per bambini speciali di Miss Peregrine". Ma il mistero si infittisce quando Jake conoscerà gli abitanti della casa, i loro poteri speciali... e i loro potenti nemici. Alla fine scoprirà che solo la sua 'peculiarità' potrà salvare i suoi nuovi amici.

CAST

CRITICA

"Se c'è un regista riconoscibile anche da poche immagini, quello è senz'ombra di dubbio Tim Burton. Però negli ultimi tempi il suo universo iconico-poetico, nutrito di strano e di macabro, si era appannato in film insoddisfacenti ('Alice in Wonderland', 'Dark Shadows'), imparagonabili a un capolavoro come 'Edward mani di forbice'. Con 'Miss Peregrine-La casa dei ragazzi speciali', Burton torna a mostrare quasi la sua forma migliore: 'quasi' perché belle scene liriche e lunari si alternano, verso la fine, con un combattimento a effetti speciali di banalità tutta hollywoodiana. È chiaro - del resto - che il film, adattato dal romanzo del giovane scrittore geek Ransom Riggs, si prestava ai piani di una produzione ( in questo caso la Fox ) sempre alla ricerca di nuovi franchise per il pubblico adolescente. (...) Siamo un po' a cavallo (...) tra la serie supereroica alla X-Men e la saga di Harry Potter; anche se questo ennesimo universo magico è decisamente congeniale a Burton: che vi aggiunge quel tocco 'creepy', da farti accapponare un po' la pelle, di un altro racconto giovanile da lui portato sullo schermo come 'La fabbrica di cioccolato'. Più che somigliare ai ragazzi speciali delle saghe supereroiche, infatti, quelli di Tim sono dei freak: anche un po' patetici e commoventi, pur se tali da ispirare - nel contempo - un leggero senso di repulsione. Da tutto ciò esce un film strano, che costringe il fan del cinema burtoniano a selezionare le sequenze: quelle che portano il marchio inconfondibile del regista e quelle che potrebbero essere di un qualsiasi buon mestierante dei blockbuster." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 15 dicembre 2016)

"Con la messinscena basata sull'adattamento di Jane Goldman del romanzo 'Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali di Ransom Riggs' (...) il poeta dei freak recupera almeno in parte il suo memorabile tocco: finalmente in sintonia con un soggetto e la sua un po' troppo arzigogolata traina, torna, infatti, a fare quello che sa fare meglio e cioè creare immagini affascinanti, fare muovere i personaggi su fondali incantati, promuovere la fragilità introversa e crepuscolare di un umanesimo a misura d'infanzia; lasciando, purtroppo, ancora a desiderare nella continuità della suspense, l'efficacia della metafora dell'Olocausto e la capacità d'infondere una seconda vita nelle visionarie performance in digitale. (...) Per quanto lo spunto sia stato abbondantemente sfruttato da libri e film anche importanti, non sfuggirà come la condizione di bambini «speciali» venga perfettamente a incastrarsi nella tipologia degli effetti «speciali» cari al demiurgo: una sarabanda non sempre compatta e avvincente eppure ricca di picchi entusiasmanti, come la trasformazione in falco pellegrino e la costruzione della casa della Miss o le riprese nel desueto «passo uno» del duello tra giocattoli dal cuore pulsante ispirato alle pionieristiche magie di Ray Harryhausen. In «Miss Peregrine», insomma, va in scena un altalenante match drammaturgico tra la convenzionalità e l'originalità, la creazione e la ripetitività, il Burton delle vette e quello delle pianure." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 dicembre 2016)

"Ispirandosi all'omonimo libro «young adult» di Ransom Riggs (in Italia edito da Feltrinelli), sorta di 'X Men' in versione gotico-britannica, Tim Burton firma una favola che porta in tutto il suo inconfondibile marchio. (...) Burton intreccia i fili di realtà e fantasia, passato e presente con malinconica, fiabesca coerenza di stile e, pur opera minore, il piccolo romanzo di formazione riluce di poetico incanto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 15 dicembre 2016)

"Il rapporto tra nonno e nipote funziona, Eva Green è assai bella, Asa Butterfield è acerbo ma sensibile, e alcuni mostri ricordano il Tim Burton migliore, eppure 'Miss Peregrine' delude: scialbo, pavido e pastorizzato, denuncia una volta di più l'involuzione del suo autore (...) da tempo ridotto a parodia di se stesso." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 15 dicembre 2016)

"Sulla carta il film sembra super, sullo schermo no. Protagonista inespressivo, atmosfere già viste e riviste (nove film X-Men in sedici anni; conosciamo i mutanti come freak), scene d'azione noiose. Si salva il capo Vacuo di Samuel L. Jackson: capello vaporoso, occhio vitreo, allegria inquietante. Ma è tutto troppo poco speciale per un regista come Burton." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 15 dicembre 2016)

"Il fantasy è un genere che, grazie anche alle trasposizioni cinematografiche degli ultimi anni, sempre più frequenti, ha accresciuto il numero dei suoi appassionati. In questo filone, si colloca il nuovo film, come sempre atteso dai suoi fan, di Tim Burton, un regista mai scontato, autore sempre alla ricerca di una chiave poetica, fantastica, visionaria, per raccontare i suoi «perdenti», vero marchio di fabbrica della sua inconfondibile produzione. (...) Visivamente è un film di grande impatto, con alcuni momenti che ricordano il miglior Burton, su tutti quello della nave sollevata dalle acque. La prima parte, in particolare, è tipicamente burtoniana quanto a suggestioni, rimandi, atmosfere. Poi, il film, quando si movimenta, finisce per perdersi, sprofondando in una sorta di sufficienza, per non dire banalità, complice anche una mancanza di approfondimento dei vari personaggi che, sicuramente, avrebbe giovato, come minimo, nel creare un legame empatico con il pubblico. Certo, il combattimento tra le bambole in stop-motion e gli scheletri armati lo si segue con il respiro trattenuto; però, tutto sommato, l'impressione è che sia stata la sceneggiatura, forzatamente conclusiva rispetto al romanzo, a penalizzare la mano di Burton, invece del contrario. Detto questo, rimane sempre un buon film natalizio, da vedere con la famiglia." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 15 dicembre 2016)

"Piacerà agli ammiratori di Eva Green, ormai abbonata ai ruoli di dark lady. E a quelli di Tim Burton. Perché qui l'immaginifico si scatena. Rischiando di giocarsi il pubblico piccino con brani horror ben poco compresi di atmosfera natalizia (come l'arrivo dei Vacui, mostri che si cibano degli occhi delle vittime)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 dicembre 2016)

"Burton doc, proprio per quanto miscela personaggi e forme dal suo cinema, mistery fantastico delle età della vita: un filo, libero di toccare e cucire dove vuole, interseca 'Edward mani di forbice' e 'Big Fish', 'Beetlejuice' e 'La sposa cadavere'. Non solo. Come rispondendo a suggestioni personali, e non per mancanza di idee, ruba e smista da celebri titoli di genere, da 'Harry Potter' (il passaggio nel magico), 'The Abyss' (la bolla d'aria nelle profondità marine), 'X Men' (il ricovero dei ragazzi diversi), 'Ricomincio da capo' (il giorno ripetuto in eterno), 'Titanic' (l'icona finale). È anche il film più spielberghiano di Burton." ('Nazione-Carlino-Giorno', 15 dicembre 2016)
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