L'ingorgo

ITALIA, SPAGNA, FRANCIA, GERMANIA - 1978
L'ingorgo
Un corteo di macchine procede sempre più lentamente lungo la tangenziale di Roma, sino a che ogni possibilità di movimento si blocca. L'ingorgo durerà 36 ore. Sin dai primi momenti il nervosismo dei viaggiatori è evidente. Quando sfumano le speranze di una veloce soluzione, mancano notizie, si palesano le prime necessità, la tensione sale al massimo e non pochi trascendono. La circostanza permette di scoprire i lati peggiori dell'umanità presente. Un ricco industriale, abituato a tiranneggiare tutti, strapazza il segretario Ferreri; tenta di aggrapparsi ai conoscenti mediante il telefono; ingaggia una ragazzetta napoletana di cui si è invaghito. La ragazza incinta litiga con il padre che vorrebbe indurla ad abortire; ma, quando ha in mano l'assegno e l'ingaggio, ci ripensa. L'attore Marco Montefoschi, invitato nella vicina baracca di un operaio, ne insidia la moglie Teresa e risponde con vacue parole alle interessate cure dei due ospiti. Carlo e Irene, in viaggio per le nozze d'argento, trovano nello smarrimento delle chiavi di casa la scusa per dichiararsi il reciproco disprezzo. Martina, una giovane cantante, fa amicizia con Mario, un giovanotto che invano tenta di difenderla quando nella notte tre teppisti la violentano. Quattro signori, armati, per paura osservano la scena e fingono di non vedere per non aver grane. La giovane Angela tradisce il marito Franco con un volgare e maturo professore...
  • Altri titoli:
    L'ingorgo, una storia impossibile
    El gran atasco
    Stau
    Traffic Jam
    Black out in autostrada
    Le grand embouteillage
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, TELECOLOR
  • Produzione: SILVIO E ANNA MARIA CLEMENTELLI PER CLESI CINEMATOGRAFICA (ROMA), GREENWICH PRODUCTIONS (PARIGI), JOSE' FRADE PRODUCCIONES (MADRID), ALBATROS FILM (MONACO)
  • Distribuzione: TITANUS (1979) - DURIUM HOME VIDEO, MGM HOME ENTERTAINMENT (GLI SCUDI)

CRITICA

"Comencini è regista probo e preparato. Evita le coloriture vistose care a parecchi dei suoi colleghi; però, nel contempo, preoccupato com'è di dare al film una certa verosimiglianza, si preclude la via del paradosso, la possibilità dell'apologo. Domina con tale maestria il mezzo cinematografico da farci dimenticare la 'presenza' della macchina da presa. I brani si saldano in modo fluido l'uno all'altro; i molti e noti attori che compaiono nel film recitano gradevolmente e, al solito, Alberto Sordi batte ogni concorrenza: certe annotazioni appaiono gustose e altre meno. Ma, tutto sommato, ogni episodio di rinchiude su se stesso. Non fa discorso. Ciò è dovuto, direi, a quel ridurre il personaggio alla macchietta, ossia all'avere il regista applicato, su consiglio degli sceneggiatori e del produttore, il procedimento opposto a quello da lui seguito nella sua recente inchiesta televisiva. Che peccato" (Francesco Bolzoni, 'L'Avvenire')
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