L'enfant - Una storia d'amore

L'enfant

BELGIO, FRANCIA - 2005
L'enfant - Una storia d'amore
Bruno e Sonia sono molto giovani e hanno appena avuto un bambino, il piccolo Jimmy. La coppia sopravvive con il sussidio percepito da Sonia e i piccoli furti compiuti da Bruno con la sua banda. Bruno si troverà costretto ad affrontare il nuovo ruolo di padre nonostante il desiderio di libertà e il suo esclusivo interesse per il denaro...
  • Altri titoli:
    The Child
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX CAMERAS, 16 MM, SUPER 16 STAMPATO A 35 MM (1:1.66)
  • Produzione: JEAN-PIERRE DARDENNE, LUC DARDENNE, DENIS FREYD PER ARCHIPEL 35, LES FILMS DU FLEUVE, R.T.B.F., ARTE FRANCE CINEMA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 7 Dicembre 2005

RECENSIONE

di Davide Turrini
Nella coazione a ripetere dei fratelli Dardenne, c'è tutta la forza di un meccanismo cinematografico che ha fatto scuola, stilisticamente e contenutisticamente. Gli ingenui semplificano nella sbrigativa frase "raccontano sempre la stessa storia", ma lo scavo compiuto dai registi belgi, è ogni volta sempre più attento alle sfumature, ai dettagli, ai particolari del racconto e alle riflessioni esistenziali che esso pone. Tanto che non è facile distaccarsi e dimenticare queste figure di adolescenti che esprimono naturale gioia di vivere, ma che contemporaneamente si scontrano con l'impossibile gestione materiale e formale della vita stessa. Ne L'enfant tocca a Bruno, ladro di videocamere e borseggiatore, e Sonia, sopravvivere sull'orlo del baratro, percorrendo il margine, il crinale che li separa dalla società "normale". E se il linguaggio, modello semisoggettiva e piani sequenza per parametrizzare il quadro, si ripete con garbo, decisione e classe ad ogni film, l'evoluzione d'analisi nel trattamento del soggetto si amplia. I vertici sui cui la storia passa, dopo Rosetta e Il figlio, e ritornando ai fasti de La promesse, diventano inevitabilmente tre: Bruno, Sonia e il loro figlio appena nato Jimmy. Binari talvolta paralleli, talvolta intersecati, talvolta confliggenti, di una storia di miseria economica e di dignità umana allo stesso tempo, come di spontaneità recitativa e di sana pietà del punto di vista dei creatori. Ai Dardenne interessa riprendere in presa diretta tutto il dolore dell'emarginazione sociale, che viene però vissuta in silenzio, senza ribellione, senza volontà di lotta e rivolta da parte dei protagonisti: basta sopravvivere. Esseri umani di cui non si conosce la provenienza, il background culturale, la vita passata in buona sostanza. Perché non serve saperla, basta lo sguardo il più possibile pulito, scevro da pregiudizi, da orpelli intellettuali, da panoramiche dall'alto. Perché è già tutto davanti ai tuoi occhi: Bruno, Sonia e l'andirivieni ed il futuro del povero Jimmy, rimangono lì come semplice, sontuoso e puro "cinema-verité".

NOTE

- PALMA D'ORO AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2006 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"Lungi dal raccontarci la storia di un mostro, i Dardenne mettono in scena un percorso morale, una redenzione (ecco perché, dove sarebbe legittimo aspettarsi di trovare ogni porta sbarrata, concedono una via d'uscita ai loro protagonisti). In questo si rivelano i veri eredi di Robert Bresson; diversissimi da lui per stile, lo emulano nel risolvere l'urgenza di un rapporto morale col mondo non predicando, ma affidandosi totalmente al linguaggio. Il vecchio maestro fu autore di un memorabile 'L'argent', rigoroso fino alla spietatezza. In un certo senso 'L'Enfant' meritata Palma d'oro a Cannes, è il proseguimento a lunga distanza di quel capolavoro. Perché la cosa più focalizzata, e più perturbante, del film resta il rapporto dei personaggi col denaro: spettro della monetizzazione universale per cui, smarrito ormai ogni rapporto simbolico col mondo, tutto è vendibile, tutto ha un prezzo; e la parola pronunciata più spesso da chicchessia è euro." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 dicembre 2005)

"Personaggi strappati alla vita, moto perpetuo, sentimenti estremi. Sono le chiavi del cinema dei registi di 'Rosetta', e non si saprebbe dire quale venga per prima e quale derivi dalle altre. Palma d'oro a Cannes, 'L'enfant' conferma il metodo ma anche l'emozione . Non basta pedinare la realtà, bisogna caricarla al massimo, farla esplodere da dentro. (...) Finale in parlatorio, come in 'Pickpocket'. Ma con un gusto per i dettagli, il dolore, il pericolo, che fa stare col cuore in gola e dà a Bruno e Sonia, quasi due animali che comunicano a gesti più che a parole, la forza delle grandi creazioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 dicembre 2005)

"I fratelli Dardenne, belgi, baricentro del cinema all' europea senza effetti ma con affetti speciali, hanno vinto con questo film a Cannes, 6 anni dopo 'Rosetta'. I soliti. Meno male. (...) Sembra un film improvvisato, ma nulla avviene per caso, è telecomandato dal senso di giustizia di autori che emanano profonde infelicità, chiamandoci complici e testi con la psicosomatica presenza di Déborah François e Jérémie Renier. La storia entra dentro e si pensa a quanto il cinema può oggi essere ancora utile." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 dicembre 2005)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy