Là-bas - Educazione criminale

ITALIA - 2011
Castel Volturno, 18 settembre 2008. Un commando di camorristi irrompe in una sartoria di immigrati africani, sparando all'impazzata e uccidendo sei ragazzi di colore. Nel frattempo, il giovane immigrato Yssouf decide di chiudere i conti con lo zio Moses. E' lui che lo ha convinto a venire in Italia promettendogli un futuro da onesto artigiano e che invece lo ha trasformato nel cinico gestore di un giro milionario di cocaina, con il rischio di finire ammazzato dal potente clan rivale dei nigeriani. Tuttavia, Yssouf non è il solo a essere intrappolato nella quotidiana lotta per la sopravvivenza: intorno a lui ruotano anche le vicende dell'amico Germain, della cantante Asetù e della prostituta Suad, che lo stesso Yssouf vorrebbe riscattare dai suoi padroni.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI REGIONE CAMPANIA ASSESSORATO AL TURISMO E AI BENI CULTURALI, ASSESSORATO ALL'ISTRUZIONE, FORMAZIONE E LAVORO IN COLLABORAZIONE CON FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA, GESCO, FARE PIÙ, AUDIOIMAGE, ON THE DOCKS E CON RAI CINEMA.

- LEONE DEL FUTURO-PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA "LUIGI DE LAURENTIIS" ALLA 26. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA (VENEZIA, 2011).

- GUIDO LOMBARDI E' STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2012 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2012 PER: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE, PRODUTTORE E SONORO IN PRESA DIRETTA.

CRITICA

"Là-bas, là in fondo, lontano, è il titolo che contraddice il film, che ci porta assai vicino a condividere la vita quotidiana degli «amici africani». I personaggi si stagliano vividi, anche per l'abilità di operatore consumato di Guido Lombardi (ha lavorato anche con Abel Ferrara e Paolo Sorrentino), ma soprattutto per l'avvicinamento emotivo ai personaggi. (...) Kader Alassane (Yssouf) originario del Benin, trasferitosi a Napoli, ha incontrato Nsangu Maulidi Kagutta, ghanese, in arte G Family (nel film è il sarto Sakele), titolare a Forcella di un'etichetta discografica, la See Records, specializzata in gruppi africani. Moussa Mone (Moses) è stato direttore commerciale di una casa discografica e ha organizzato concerti di gruppi africani a Napoli. L'unica attrice professionista del gruppo è Esther Elisha (Suad). Il film, una scoperta della Settimana della critica a Venezia, ha vinto come miglior film d'esordio alla Mostra e al festival di Pusan." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 9 marzo 2012)

"Qualcuno ha tirato in ballo 'Gomorra', eppure 'Là-bas' non ha molto a che vedere con l'affresco di Saviano/Garrone, se non per il fatto di svolgersi all'interno dello stesso paesaggio criminale. (...) Imbastendo l'odissea di Yssouf fra finzione e realtà, il film trova il suo stile a misura della psicologia, i drammi, le problematiche, la cultura della comunità africana (oltre 15.000 anime) insediata nella zona: e lo fa con onestà, animo partecipe e sguardo sgombro da retorica." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 marzo 2012)

"Da non perdere 'Là-bas - Educazione criminale' di Guido Lombardi ambientato tra gli immigrati nordafricani a Castel Volturno che hanno lasciato la propria terra per andare lontano. Tra violenze, tradimenti e inganni, il romanzo criminale del giovane protagonista mescola fiction e verità offrendo un affresco crudo e feroce del nostro paese, dove a riportare un briciolo di umanità sono proprio coloro ai quali si tenta di strappare la propria identità." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 9 marzo 2012)

"Curioso weekend: assieme ad alcuni brutti film stranieri e a un interessante film hongkonghese (...), esce un mazzo di film italiani fuori dagli schemi. Pellicole indipendenti, con distribuzioni tutt'altro che garantite (...) e che vanno incontro al pubblico utilizzando un'arma desueta: il genere. 'Là-bas - Educazione criminale' (...) è una sorta di thriller - e il suo regista Guido Lombardi, esordiente, sta pensando a un'opera seconda in stile 'Le iene', di Tarantino. (...) Per semplificare l'approccio critico e gettarvi un po' di fumo negli occhi potremmo definirlo un capitolo apocrifo di 'Gomorra'. In realtà è qualcosa di meno e qualcosa di più. Di meno perché non ha la complessità stilistica e narrativa del film di Matteo Garrone, e non ha alle spalle un fenomeno editoriale come il libro di Saviano. Di più perché nasce da un'osservazione diretta della realtà, da un punto di vista narrativo ancor più «dentro» le cose. Basti dire che è un film italiano in cui ci sono pochissime battute nella nostra lingua: i personaggi sono tutti immigrati africani nella zona di Castel Volturno e si esprimono in inglese, in francese o - più di rado - nelle loro lingue native; due o tre scene sono in un napoletano talmente stretto da necessitare, anch'esso, dei sottotitoli. Di tanto in tanto - paradossi dell'immigrazione - l'italiano fa capolino come «lingua veicolare», quando lo usano per capirsi due africani che parlano idiomi diversi. Già questa caratteristica fa di 'Là-bas' un film anomalo, distribuito esclusivamente in copie originali con sottotitoli. Ma il punto di vista è ancora più originale: Lombardi si è, per così dire, «annullato» in una storia interna al mondo degli immigrati. (...) 'Là-bas' è una testimonianza vera e dolente su un mondo che sta accanto a noi, dall'altra parte della strada. È l'Italia, bellezza. 'Là-bas', laggiù." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 9 marzo 2012)

"'Là-bas', 'laggiù', per gli africani è l'Europa, terra di fortuna, terra di disperazione. Per esempio, Castel Volturno, 30 kilometri da Napoli, il 18 settembre 2008, quando un commando della camorra irrompe in una sartoria: a terra rimangono sei migranti africani, più un altro ferito (Joseph Ayimbora, morto pochi giorni fa). Ora arriva la finzione, eppure Yssouf e lo zio Moses, Germain, la bella Asetù e la prostituta Suad non sono strappati dalla carta della sceneggiatura, ma da quella sporca della cronaca. (...) 'Là-bas' una Gomorra virata in nero. Tra antropologia a mano armata e darwinismo criminale, un film piccolo ma necessario, imperfetto ma urgente: il budget non è alto e si vede, la drammaturgia s'inceppa tra lo spontaneismo della presa sul reale e una poetica naif, ma 'Là-bas' c'è qualcosa da scoprire. Davvero." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto quotidiano', 8 marzo 2012)
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