Il permesso - 48 ore fuori

ITALIA - 2017
Storia di quattro detenuti durante le loro 48 ore di permesso. Quattro personaggi di età ed estrazione sociale differenti, tre uomini e una donna: Luigi, Donato, Rossana e Angelo. Luigi, cinquantenne, condannato per duplice omicidio è stanco e cerca pace, troverà la forza di agire solo grazie al desiderio di dare a suo figlio una vita diversa. Donato, 35 anni, è un condannato innocente e sta scontando la pena per coprire il vero colpevole. La rabbia lo porterà a cercare vendetta contro chi lo ha costretto al carcere e alla lontananza dalla donna che ama. Rossana, 25 anni, figlia di una diplomatica, arrestata per traffico internazionale di stupefacenti. Non si è mai adattata a una vita già disegnata. La sua ribellione l'ha portata all'opposto di quello che la sua famiglia voleva per lei. Angelo, circa 25 anni, è un ragazzo di borgata condannato per rapina, in carcere studia e tenta di costruirsi una nuova vita spinto dalla voglia di riconquistare la sua ex-fidanzata. Queste quattro storie si intrecceranno tra loro, in una ricerca intima dell'animo dei personaggi, contagiata e scossa dalla potenza dell'azione intorno ad essi.

CAST

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2017 PER: MIGLIOR PRODUTTORE, ATTORE NON PROTAGONISTA (CLAUDIO AMENDOLA E LUCA ARGENTERO), MONTAGGIO E SONORO IN PRESA DIRETTA. CLAUDIO AMENDOLA E LUCA ARGENTERO HANNO RICEVUTO IL PREMIO PERSOL-PERSONAGGI DELL'ANNO, VALENTINA BELLÈ E GIACOMO FERRARA IL PREMIO 'GUGLIELMO BIRAGHI'-NUOVO IMAIE.

CRITICA

"Il secondo film di Claudio Amendola è una sorta di prova generale per una serie: molti personaggi, storie, classi, ribellioni, violenze: a ciascuno il suo, secondo lo schema sociologico della tv, diviso tra lo stile di «Gomorra» e di «Un posto al sole». (...) Quasi episodi, tagliati senza sfumature, personaggi portati al macello del medium tv per soddisfare il bisogno di volgarità ed amoralità diffuse tra il pubblico." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 marzo 2017)

"(...) un solido romanzo criminale che intreccia bene le situazioni di genere con un retroterra sociale e (tolta qualche debolezza: l'invadente colonna sonora, un finale un po' compiacente ) testimonia un deciso progresso nei mezzi registici di Amendola. Altrettanto si può dire della prestazione di Argentero, caricato di un 'character' non facile che deve recitare di sguardi e fisicità." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 30 marzo 2017)

"Non tutto funziona a mille in questo crudo noir metropolitano, forse a causa di una sceneggiatura corredata da troppe uscite di sicurezza retorico-melodrammatiche, ma il nerbo delle storie d'azione e redenzione che se ne dipartono, in un adeguato crescendo di suspense, s'ispira non a caso a un solido artigianato vecchio stampo. (...) i classici temi della colpa, la vendetta e il destino raggiungono una certa uniformità di ritmo e di taglio, sfruttando sfondi credibili nel loro realismo grazie anche a una fotografia ben coordinata alle cupe atmosfere di dissipazione e disperazione socio-esistenziali. Inoltre quasi tutti gli interpreti - capeggiati da Amendola nel solito ruolo di migliore in campo e dall'inedita Bellè - risultano professionali e motivati, ancorché (come nel caso dell'episodio toccato ad Argentero) spesso condotti al limite dello stereotipo esasperato." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 marzo 2017)

"Ben esaltata dalla fotografia di Maurizio Calvesi l'ambientazione romana è uno dei valori del film, insieme a una certa schiettezza di regia. Ma l'insieme non convince a pieno, a volte il racconto scade in toni da sceneggiata, si sente la mancanza di una maggiore finezza psicologica e narrativa." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 30 marzo 217)

"Alla sua seconda regia, Amendola raccoglie le suggestioni di un soggetto di Giancarlo De Cataldo per raccontare una storia che gli è certamente affine, almeno come attore e temperamento. Condotto con mano consapevole su se stesso e su interpreti perfettamente sortiti (Argentero al suo meglio nei panni di un vendicatore muscolare), 'Il permesso' valorizza la struttura organizzata su quattro narrazioni parzialmente incrociate, manifestando il coraggio di Amendola rispetto all'uso di linguaggi lontani dalla mediocrità. Se le atmosfere rievocano quel cinema della mala italiana ritornato di tendenza dopo gli antichi splendori, fra le pieghe de 'Il permesso' s'intravede la volontà di una propria originalità definita soprattutto nei caratteri, ciascuno sintomatico di un filone cinematografico e non di meno esistenziale che ben raffigura il sentire contemporaneo." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 30 marzo 2017)

"E bravo Claudio Amendola. Quattro anni dopo l'ottimo esordio nella regia con 'La mossa del pinguino', ecco il riuscito bis. Là era una commedia, qui un noir, uniti dalla stessa malinconia di fondo. (...) Ritmo serrato e bel disegno dei caratteri." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 31 marzo 2017)
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