Il GGG - Il Grande Gigante Gentile

The Big Friendly Giant

GRAN BRETAGNA, USA - 2016
Il GGG è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG - che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio - rapisce Sophie, una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni. L'affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d'Inghilterra dell'imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.

CAST

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016).

CRITICA

"Può sembrare incredibile che Steven Spielberg non abbia incontrato prima Roald Dahl (...). Ed è ancora più incredibile pensare che questo 'II GGG - Grande Gigante Gentile' sia stato almeno in patria uno dei fiaschi più cocenti nella vasta filmografia del regista di 'E.T.' (che con 'II GGG' condivide la sceneggiatrice, Melissa Mathison, qui purtroppo all'ultimo copione). Eppure questo adattamento concepito più di vent'anni fa per Robin Williams, accurato quanto affettuoso, cucito grazie al 'motion capture' addosso allo strepitoso Mark Rylance (già Oscar per il ruolo del sovietico nel 'Ponte delle spie'), non ha convinto il grande pubblico e molti adoratori iper-ortodossi di Dahl. Pronti a sottolineare il tocco (troppo?) leggero del film, che sacrifica allo spettacolo e a un'incessante piacevolezza le asprezze e la sottile crudeltà dello scrittore (una crudeltà 'ad altezza di bambino', per così dire). Sarà. E magari il 'GGG' non è un capolavoro come 'E.T.', con cui peraltro ha molti punti in comune. Però basterebbero i momenti in cui il Gigante e l'orfanella scoprono le rispettive fragilità, o la grazia con cui Spielberg gioca la carta dei sogni sotto vetro, a farne un piccolo, irresistibile classico. Oltre che uno dei pochi film capaci di piegare in direzione poetica i prodigi del 'motion capture'. In fondo è Spielberg il GGG. E il film è anche una riflessione sottile quanto profonda e personale sui mezzi e i fini del suo lavoro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 dicembre 2016)

"Se 'Il Grande Gigante Gentile' fatica un po' ad avviarsi è perché le sue qualità non risiedono nella narrazione. Riguardano le scenografie e gli effetti di Robert Stromberg: il lavoro sulle prospettive, le grandezze scalari, le luci. Come il Gigante che fa il mostratore d'ombre sulle pareti della caverna, Steven si diverte ad alludere - in chiave di fiaba - alla sua immutata passione per il cinema." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 29 dicembre 2016)

"Diventato da tempo uno dei più celebri e potenti registi per adulti, Spielberg forse ha perso la capacità di conquistare il cuore dei ragazzi? E a quali fasce di pubblico si rivolge in sostanza quest'ultima fantasmagoria fantasy, peraltro già un flop memorabile negli Usa? Sta di fatto che «Il GGG - Il Grande Gigante Gentile», trasposizione del bestseller di Roald Dahl che la sua storica produttrice Melissa Mathison aveva comprato e sceneggiato prima di morire l'anno scorso, costituisce una secca e cocente delusione per gli adepti spielberghiani della prima ora. Dopo avere girato un autentico capolavoro come la spy story «Il ponte delle spie», infatti, il re Mida di Hollywood sembra stavolta annaspare sulla scia di un testo già di per sé traballante subendone a più riprese l'overdose zuccherina: non alludiamo, però, ai temi ricorrenti nell'opera omnia, che ci sono quasi tutti (l'infanzia perduta, la confidenza con i diversi, gli universi paralleli visibili solo ai puri di cuore...) quanto alle tipiche e provvidenziali ingerenze creative che qui sembrano, ahinoi, pressoché azzerate. La prima pecca della variazione sul tema (inarrivabile) di «ET.» e quello assai più modesto di «La storia infinita» sta proprio nella figura del «mostro» eponimo (...) i sette metri d'altezza, il modo d'esprimersi alla Mary Poppins e i gusti, per così dire, vegetariani lo differenziano molto dai consimili. Annotato che quest'ultimi - alti il doppio, doverosamente orrendi e rigorosamente cannibali - risultano più incisivi del protagonista in campo lungo e in primo piano, si scopre, mentre gli effetti speciali in digitale si susseguono senza sosta e le lucidi Kaminski si adattano sia al realismo della Londra dickensiana sia alle prodezze della tecnica di « performing capture», quanto manchi un ingrediente decisivo, un senso vero di minaccia, una tensione, una suspense alternativi all'effetto-ronron che mano a mano si diffonde in sala come se gli spettatori si trovassero davanti al caminetto, sulla sedia a dondolo e con una coperta ripiegata sulle gambe. Un po' troppo tardi il film tenta di riprendersi inserendo contrappunti burleschi da prototipi del cinema muto (...). Ma quando Spielberg sente finalmente l'esigenza di darsi una mossa e di allestire la battaglia contro i giganti cattivi, più di un dubbio si è fatto strada negli spettatori e/o accompagnatori over 15: troppo vecchi per identificarsi in Sophie? Non abbastanza strambi per familiarizzare con il GGG? Poco innocenti per godere della magia fiabesca?" (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 dicembre 2016)

"Dall'incantevole libro di Roald Dahl (...) Spielberg ha ricavato un film altrettanto incantevole e firmatissimo, seppur concepito in spirito di fedeltà. (...) Sul felice copione della compianta Melissa Mathison, la sceneggiatrice di 'E.T.', la storia vola con ritmo romanzesco; e il britannico cast è una delizia, da un Mark Rylance di fantastica innocenza all'adorabile Ruby Barnhill, per non parlare di Penelope Wilton in una simpaticissima incarnazione di Elisabetta II." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 29 dicembre 2016)

"(...) 'II GGG' è un fantasy umanista, ottimista e retro, più per grandi che per piccini: insuccesso negli Usa, a riprova dell'inappetenza al box office di un'anteprima a Cannes, ma vale il costo del biglietto, fidatevi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 dicembre 2016)

"Piacerà a chi ha un debole per lo Spielberg favolista ('Hook') e non potrà non gradire il suo abbinamento con un altro favolista principe, il grande Roald Dahl (ideatore del 'GGG'). Purtroppo l'amore che Steven ha messo nell'operazione non gli ha evitato di cascare nelle trappole di quell'ordigno antispettacolo che è il sistema motion capture." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 dicembre 2016)

"La diversità, tanto cara all'autore Roald Dahl, è alla base di un'opera nella quale la mano di Spielberg è ben riconoscibile. Sia Sophie, sia il gigante, sono trattati in modo differente anche all'interno del loro mondo. Da qui nasce una solidarietà che è antidoto alla sofferenza. E all'ignoranza. Film perfetto per far tornare bimbi i grandi e viceversa." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 29 dicembre 2016)
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