Atomica Bionda

Atomic Blonde

USA - 2017
4/5
Atomica Bionda
Il gioiello della corona dei Servizi Segreti di Sua Maestà, l'Agente Lorraine Broughton, gioca il suo mix di spionaggio, sensualità e ferocia, pronta a tutto pur di salvare la pelle in una missione impossibile. Inviata da sola a Berlino per consegnare un prezioso dossier fuori dalla Città destabilizzata, si allea con l'ufficiale governativo David Percival per districarsi nel più letale gioco di spie.
  • Altri titoli:
    The Coldest City
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: graphic novel "The Coldest City" scritto da Antony Johnston e illustrato da Sam Hart (ed. Oni Press)
  • Produzione: ERIC GITTER, PETER SCHWERIN, KELLY MCCORMICK, CHARLIZE THERON, A.J. DIX, BETH KONO PER DENVER AND DELILAH PRODUCTIONS, CHICKIE THE COP, TGIM FILMS, 87ELEVEN
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 17 Agosto 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Cadono i muri - nella fattispecie quello di Berlino, è il fatidico 1989 - ma non è che i compiti delle spie e contro spie che gli ronzano attorno venga dismesso, come potrebbe far pensare il fatto che la Stasi tedesco-orientale sia al collasso e i servizi occidentali non debbano più difendere piani di attacco o di difesa. Ci sarebbero magari nomi e documenti ancora da carpire e che forse sono utili per ricatti futuri, oppure notizie segrete ed esplosive che è meglio rimangano tali.

Insomma, per l’“atomica bionda” dell’IM6 britannico Lorraine Broughton la missione non finisce mai. Che è quella di fare, senza porsi tanti problemi di morale, il lavoro che ha sempre fatto. Nella futura capitale della Germania riunificata, in quei giorni altrettanto esplosivi, Charlize Theron nel pieno del suo vigore fisico e della sua conturbante sensualità – che avrà modo di dimostrare in tutta la sua ruvidezza – viene spedita per collaborare con David Percival (James McAvoy, altrettanto ruvido), che è a capo della stazione di intelligence alle prese con l’omicidio di un collega avvenuto da poco e potenzialmente devastante, visti i segreti che portava con sé - una lista di agenti sotto copertura - e che gli sono stati sottratti.

David Leitch recupera tutto l’immaginario delle spy story classiche piazzandolo in un ambiente per lo più notturno, liquido come sono i giorni di un regime che collassa e che disegnano un futuro del tutto incerto. Lei è richiamata e ascoltata dai suoi capi per spiegare che cosa sia realmente accaduto nelle strade, nelle case e nei locali dell’Est e dell’Ovest, e il suo racconto si fa via via più serrato, violento e imprevedibile.

Un andamento ansiogeno, volutamente poco accomodante proprio per trasmettere l’ansia dei protagonisti, si appropria della sceneggiatura. E lei, la bionda più sexy dello spionaggio internazionale, che sferra colpi senza pietà, sanguinando e facendo sanguinare i ceffi che le si parano dinanzi, quando non volano da un pianerottolo, non si afflosciano malmessi o non si beccano una pallottola in testa.


Attraversando una Berlino affascinante e fatiscente, livida di luce metallica come metallici sono questi corpi nati per aggredire e uccidere. Le coreografie degli scontri, nel pieno del loro realismo, sono tra le più belle girate per il grande schermo - naturalmente per chi non ha obiezioni sul genere e sullo stile -, come quelle che avvengono all’interno di un edificio lungo rampe di scale costellate alla fine di cadaveri, e lei che se ne va soddisfatta. Charlize gestisce la fisicità del suo ruolo, ossia il suo corpo, con una imperturbabile forza, che diventa aggressività allo stato puro. Per salvare la pelle, ovvio.

E comunque si capisce perché, anche da quelle parti, gli uomini preferiscano le bionde. E le donne pure.

CRITICA

"Tratto da una graphic novel, il film è un inno a maggior gloria di Charlize Theron, che lo ha anche prodotto. Se l'intrigo di spionaggio appare un po' striminzito, il regista David Leitch ha già dimostrato di saper coreografare a dovere una sequenza d'azione nel primo 'John Wick' (il secondo ha rinunciato a dirigerlo) e assolve il compito con impegno pari a quello della star. La quale, per insaporire, si concede anche qualche scena di amore lesbico con Sofia Boutella (...). A farle da partner maschili ci sono James McAvoy, agente indisciplinato ed equivoco, e il veterano John Goodman. Un film senza sorprese, se vogliamo, ma che darà al grande pubblico il corrispettivo del biglietto pagato." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 agosto 2017)

"La traccia narrativa potrebbe stare su una salvietta di quelle che Menahem Golan utilizzava per firmare i suoi contratti con Godard o Cassavetes, ma quel che conta è il dispiego visivo di un armamentario vintage che riattualizza il neon dei primi anni Ottanta aggiornandoli alla lezione del cut-up da graffiti urbano. Tutto perfettamente tenuto sotto controllo con tanto di juke-box nostalgico che rielabora in varie versioni l'immortale '99 Luftballons' di Nena. Inutile dire che il film non perde affatto tempo per entrare nel merito dell'azione. I combattimenti corpo a corpo, feroci e coreografati al millimetro, si susseguono implacabili scongiurando il rischio della saturazione grazie a un'inventiva quasi bizantina. La Theron si presta al gioco con un encomiabile spirito di dedizione menando come un fabbro bulgaro e trasformando qualsiasi oggetto le capiti fra le mani in un'arma letale. (...) Leitch, dal canto suo, lancia qualche sasso, non nasconde la mano, salda comunque qualche conto ai russi, e nel happy end sceglie il suo campo dissipando purtroppo quell'ambiguità che sostiene il film e il personaggio della Theron. Ma tutto sommato, il biglietto lo si compra per Charlize e le botte. E quindi va bene così." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 12 agosto 2017)

"Come lei nessuna mai. Nel senso della bionditudine alla decima potenza: Charlize Theron, 42 anni appena compiuti, splende di luce propria nello spy-thriller 'Atomica bionda' (...). Forse neppure la Sharon Stone dei tempi d'oro ha raggiunto questo livello di forza della comunicazione, non erano ancora maturi i tempi. Oggi Charlize Theron può permettersi ciò che non era consentito: diventare una spia oltre le confettose convenzioni al femminile, la Mata Hari di polverosa memoria post romantica, o le bondgirl, incluse le cattive, quelle che lo tradivano, sempre comunque intrise di retrogusto al miele. Se qui Charlize emula qualcuno, è l'agente 007, ma quello più crudo e cinico, disgustato dalla vita per troppi lutti e pure per eccesso di vittorie contro il nemico. Cioè adotta uno stile alla Daniel Craig indossando abiti femminilissimi e nel contempo infliggendo botte da orbi. Picchia tutti e tutto (durante gli allenamenti si è persino rotta due denti, a dimostrare la convinzione dedicata al ruolo, dice di essersi ispirata al Keanu Reeves di 'John Wick'), nella Berlino del 1989, una città livida, stravolta dal fondamentalismo comunista, a breve distanza dalla caduta del Muro." (Bruna Magi, 'Libero', 12 agosto 2017)

"E' un immaginifico fumetto impaginato sul filo di sequenze d'azione coreografate con stilizzata eleganza dall'ex coordinatore di stunt David Leitch, cui 'John Wick' ha aperto la strada della regia; e l'Atomic Blonde Charlize Theron è un'eroina di rapinosa bellezza anche quando, dopo violenti corpo a corpo, offre all'obiettivo un viso pallido e contuso sotto il casco color platino. Intrigante anche l'ambientazione nella «Coldest City» del titolo della graphic novel di Anthony Johnston, ispiratrice del film. (...) intenso, ambiguo James McAvoy (...). Tacchi alti, portamento da modella, vestiti chic, lingerie sexy, la Theron è uno spettacolo in sé; ma, a considerare il tiepido incasso Usa, la sua iconica presenza non è bastata a sopperire al sostanziale vuoto del copione (...)." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 15 agosto 2017)

"(...) attenzione: chi cerca l'arte del doppio gioco letterario alla John Le Carré ha sbagliato film. La Theron non è una talpa bensì una tigre in grado di lanciarsi in una scena di colluttazione dopo l'altra (la diva, anche produttrice del film, ha perso ben due denti durante le riprese) tra cui una magistrale rissa per le scale di un palazzo fatiscente lunga ben 10 minuti di finto piano sequenza (sono presenti 40 tagli al montaggio nascosti digitalmente) in cui sia lei che le spie nemiche cercano di uccidere con tutto ciò che è a loro disposizione, da pistole e coltelli passando a posaceneri, telefoni, chiavi di casa e un tubo (giallo) da giardinaggio. Il tutto con la Theron spesso in tacchi a spillo vertiginosi e sempre con completi griffati (complimenti alla costumista Cindy Evans) sulle note di una colonna sonora da urlo comprendente Bowie, Public Enemy, New Order e Depeche Mode, giusto per riportarci indietro a quei tempi di una conflittualità ideologica tra Est e Ovest così esasperata da diventare, dall'ottica nostalgica del presente, pura esaltazione di un conflitto non scevro da erotismo e reciproco desiderio (ci sarà qualcosa di saffico tra Lorraine e un'acerba collega francese). (...) Magari la sceneggiatura non è proprio maniacalmente perfetta o sottile come in un film da Le Carré (...) ma la spy story non era mai stata fino ad oggi così atomica. E anche bionda." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 agosto 2017)

"L'hanno presentata come la risposta femminile a James Bond e, a suo modo, questa spy story possiede, grazie alla sua discreta sceneggiatura, e fatte le debite proporzioni, i requisiti tipici dell'universo di 007. Il giallo regge, i personaggi sono ben caratterizzati e l'azione, molto violenta, non manca." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 agosto 2017)
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