Arrivederci e grazie

ITALIA - 1988
Insofferente della moglie e del lavoro, il sessantenne Carlo lascia la ditta alla consorte, donna sofisticata ma intelligente ed efficiente, e se ne va di casa, prendendo in affitto un bell'alloggio nel cuore della vecchia Roma. Tanto esuberante è lui, quanto depresso e malinconico suo figlio Paolo, autore teatrale di scarsa fortuna, che è stato improvvisamente lasciato dalla moglie Sandra, ed è precipitato nello scoramento totale. Anche lui cerca casa e, per un equivoco dell'agenzia padre e figlio si trovano inquilini dello stesso appartamento. Restano insieme, ma i battibecchi sono frequenti tra l'uno, ancora molto vitale e gastronomo maniacale, e l'altro introverso, dispeptico, sempre innamorato di sua moglie Sandra e con vena teatrale inaridita. A complicare le cose Giacomo, il secondo figlio di Carlo, insieme a Francesca, la compagna, che è incinta, si installa nell'appartamento. L'insolito ménage va avanti, mentre Carlo conosciuta Benedetta, una seducente e solitaria attrice, fa presto a goderne i favori. Intanto Paolo ha scritto una nuova commedia (gli eventi di cui è partecipe e spettatore sono stimolanti); il figlio di Giacomo nasce e Benedetta frequenta la famiglia con grande disinvoltura. Quando a Carlo viene diagnosticato un cancro e gli comunicano che gli restano al massimo pochi mesi di vita, lungi dall'essere terrorizzato - la sua filosofia di vita non lo renderebbe plausibile - chiede a Benedetta un ultimo incontro d'amore, fa riconciliare Paolo con Sandra, fa sposare Giacomo con Francesca e battezzare il bambino; poi offre alla moglie (lei dice di sì) di partire con lui per andare in Oriente per un lungo viaggio: evidentemente l'ultima vacanza della sua vita. Ancora una volta, niente tenerezze e lacrime tra padre e figlio (che pur si vogliono bene): solo rispettive parolacce augurali.

CAST

CRITICA

"Gli occhi di Ricky Tognazzi, a sostegno di quella che è, a tutt'oggi, la sua interpretazione più sentita. Accigliata, brusca, realistica, ma anche sfumata con sapienza, prodiga di toni a sommessi, in bilico costante fra il sofferto e il faceto, con una gamma ricchissima di accenti caldi. Di fronte, come padre, il suo papà Ugo, arrivato ormai a un tale dominio dello schermo che sembra solo vivere, senza aver neanche più bisogno di recitare: con gesti concreti, mimica immediata, una spontaneità quasi in diretta. Il grande attore come uomo della strada. Sorpreso da una candid camera. Gli dà la replica con affetto l'altro figlio, Gianmarco. Pronto a seguire ormai le orme del fratello. Le donne sono Catherine Alric, Milly Carlucci, Giuppy Izzo e, nelle vesti di Laura, moglie e madre, la sempre bella Anouk Aimée. Sta un po' in disparte, ma quando appare si prende da sola lo schermo. Con un carisma che non conosce tramonto." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 14 Maggio 1988)

"Certi film italiani sono così palesemente ideati per la tv, che quasi stupisce incontrarli sullo schermo grande: ma alcuni esperti sostengono che senza il prestigio, l'attenzione critica e l'eco giornalistico dell'uscita nei cinema, richiamo e audience televisivi sarebbero assai minori. Qui la commedia familiare segue la strana coppia di conviventi formata da padre e figlio, tutt'e due separati dalle rispettive mogli con le quali, si capisce, torneranno a stare dopo litigi, equivoci burri, piccole avventure amorose: il conclusivo tocco drammatico è proprio un di più, però Ricky Tognazzi diventa sempre più bravo come faccia esemplare dei trentenni contemporanei." ('Panorama', 24 Maggio 1988)
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