American Life

Away We Go

GRAN BRETAGNA, USA - 2009
3/5
American Life
Burt e Verona vivono in Colorado, stanno insieme da tempo e ora aspettano un bambino. Poiché non potranno contare sull'aiuto dei genitori di Burt, che si stanno trasferendo altrove, i due ragazzi si imbarcheranno in un lungo viaggio per cercare tra i loro parenti e amici - tutti dislocati in diverse città degli Stati Uniti - quali saranno le persone che potranno essergli di sostegno e trasferirsi vicino a loro. Passeranno così attraverso Phoenix, Tucson, il Wisconsin, Montreal e Miami per incontrare ed essere ospitati da sorelle, fratelli, ex compagni di scuola e di università - chi già con figli e chi senza - prima di capire quale sia veramente per loro il posto che potranno chiamare 'casa', dove crescere tranquilli e sereni il loro bambino.
  • Altri titoli:
    Farlanders
    This Must Be the Place
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: PETER SARAF, EDWARD SAXON E MARC TURTLETAUB PER BIG BEACH FILMS, EDWARD SAXON PRODUCTIONS, NEAL STREET PRODUCTIONS
  • Distribuzione: BIM (2010)
  • Data uscita 17 Dicembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluigi Ceccarelli
Il pubblico statunitense ha faticato a collocare in un angolo del proprio immaginario Away We Go di Sam Mendes, pronto dal 2009 e oggi nelle sale italiane col dubbio titolo American Life. Privo di star di riferimento come Di Caprio o Tom Hanks, gli incassi non sono stati eccelsi: tredici milioni di dollari a fronte di oltre diciassette spesi per la lavorazione. Ma è un film che merita attenzione, un film di Sam Mendes a tutti gli effetti. Che - va da sé - è sempre stato un regista di grande talento ma eccepibile sotto molti aspetti, a partire dal suo grande amore per il teatro che al cinema spesso si è tradotto in piéces dove l'assunto ha prevalso sul contesto, e situazioni e personaggi finivano asserviti all'intero teorema che il film doveva svolgere.
American Life, in questo, è puro (e non inedito) Mendes: il viaggio alla ricerca di “un posto dove crescere il loro bambino” da parte di Burt e Verona (John Krasinski e Maya Rudolph, belli e intensi come le vere coppie innamorate) è un'affermazione, reiterata e ossessiva, della fugacità di un sentimento come l'amore, destinato fatalmente a scomparire o - nella migliore delle ipotesi - a diventare comunque altro. Qualcosa di cui Burt e Verona diventano consapevoli, in un vagare verso il futuro che terminerà di fronte all'unico punto di riferimento rimasto: il passato. Non c'è cambiamento in due personaggi sempre migliori di chi hanno davanti, sempre di fronte al baratro di cosa potrebbero diventare, incapaci di sapere cosa ne sarà di loro, ma decisi ad andare avanti; ma libero dal dover menare fendenti a senso unico contro i protagonisti corrotti di Revolutionary Road, Mendes conquista con la semplicità e la purezza di un assunto tematico non ingombrante come in altre circostanze. Dosa il grottesco (i personaggi della Gyllenhaal e di Allison Janney, mogli e madri sui generis) e sa regalare un sorriso nei tempi giusti. Il risultato è un film semplice ma diretto, in grado di emozionare perché girato con gusto e sincerità.

CRITICA

"Da 'American Beauty' a 'Revolutionary Road', il britannico Sam Mendes è andato componendo un ritratto del Big Country che è critico, ma anche amoroso: perché i suoi personaggi, nel tentare di trovare una via di uscita, rivelano una sensibilità vulnerata che ce li rende cari. (...) Ironico e sottile, tenero nella tessitura del rapporto a due, Mendes passa dal film hollywoodiano alla pellicola intimista mantenendo uno stile inconfondibile. Forse sarebbe l'ora di cominciare a considerarlo fra i grandi." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 dicembre 2010)

"Non provarci più Sam Mendes. Il regista del blasonato 'American Beauty', dopo alterne (s)fortune posteriori allo strombazzato Oscar, propone il viaggio low cost di 'American Life' (in originale è il completamente diverso 'Away we go'). (...) I novelli Giuseppe e Maria d'America consentono a Mendes di proporre un cinema narrativamente teatrale dai connotati espressivi trasandati. Attorno a personaggi tutti buffi, si appoggia claudicante una messa in scena caratterizzata della reiterata (almeno cinque volte) sequenza topica: balenarsi del piccolo problema di coppia (inquadratura stretta, primi piani), brano musicale malinconico che sospende, risoluzione simpatica (inquadratura larga, campo lungo sui due). Il cinema di Mendes senza un tema vibrante, senza una provocazioncina socio-politica, è tutto qui. Mai un'invenzione visiva, sempre una pesante ripetizione di snervante empatia con lo spettatore e stereotipi narrativi, psicologici, scenografici finto-indipendenti. Che barba." (Davide Turrini, 'Liberazione', 17 dicembre 2010)

"Vivono in un prefabbricato, disordine casuale da studenti, e precarietà esistenziale nonostante i trentaquattro anni. (...) Mendes condivide lo stato d'animo dei personaggi, le loro imperfezioni, questo sentirsi spaesati, alla ricerca di un posto che è molto più del luogo fisico in cui vivere e crescere il proprio figlio. E proprio da qui comunque che la ricerca comincia, dal fantasma molteplice di una paternità/maternità rimossa, che comprende la relazione coi propri genitori, e il modo di essere figli (magari anche di non esserlo più). (...)i due (i molto bravi attori Maya Rudolph e John Krasinski) capiscono che il primo posto al mondo riguarda se stessi, senza modelli o teorie «posticce» se non semplicemente vivere. Un concetto semplice, e prezioso, a cui Mendes riesce stavolta a far corrispondere la misura del suo cinema." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 dicembre 2010)

"In genere i registi invecchiando incupiscono e stracciano le promesse e premesse sentimentali, ma Sam Mendes va in controtendenza. Dopo la tragedia Oscar di 'American Beauty' e il dramma di 'Revolutionary Road' che ha fatto riscoprire il grande Richard Yates, tutto edito da Minimux Fax, ecco la commedia 'American Life', addirittura con lieto fine. (...) Scritto in coppia, per fortuna non autobiograficamente, da Dave Eggers e Vendela Vida, il film è diretto da Mendes con un'inedita leggerezza che non evita le buche profonde e nevrotiche nel panorama, ma la voglia di fuga, di altrove, viene vissuta e rimandata al mittente nella legittima ansia di regalare a un nascituro il migliore dei mondi possibili. La coppia resiste, questo è lo scoop, specie se non sposata e affidata ad attori in grado di restituire la normalità sentimentale quotidiana che prevede oroscopi di gioie e sconforti: John Krasinski e Maya Rudolph sono innamorati senza fare le fusa, romantici per virtù genetica, accanto à partecipazioni straordinarie per vis comica (...). La barocca, pirandelliana diatriba poi ¿ se deve essere il film che piace a noi o noi che piacciamo al film (che ci guarda e ci giudica..) ¿ la rimandiamo al mittente, nella fattispecie americano." (Maurizio, 'Corriere della Sera', 17 dicembre 2010)

"'Away We Go' recita il titolo originale, qui 'tradotto' in 'American Life', per ricordarci che il regista portò a casa Oscar con 'American Beauty': grazie per il post-it, ma non serve, Sam Mendes si fa indie, quasi pauperistico, rinfrancando il tocco autoriale, complice la tenerezza di scrittura di Dave Eggers e Vendela Vida. Insomma, piccolo è bello e lo humour aiuta, portando i dialoghi in vita, la nostra: libero da pretese intellettualoidi e ammiccamenti modaioli, Mendes continua a dare del tu alla coppia, senza fare del cinema il terzo incomodo. Occhio ai comprimari (Maggie Gyllenhaal e Jeff Daniels super) e orecchio alle musiche." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 16 dicembre 2010)

"Qualche battuta felice non basta a salvare un film barboso e inutilmente shoccato con attori semi o del tutto sconosciuti. Alla larga" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 17 dicembre 2010)
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