150 milligrammi

La fille de Brest

FRANCIA - 2016
In un ospedale a Brest, la pneumologa Irène Frachon scopre un legame diretto tra alcune morti sospette e un farmaco commercializzato per oltre 30 anni, il "Mediator". Dapprima la dottoressa è isolata nella sua lotta, ma poi il caso esplode a livello mediatico. Ispirato alla vita della stessa Irène Frachon, il film è il racconto di una battaglia apparentemente impossibile per far trionfare la verità.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, CINÉ+, FRANCE TÉLÉVISIONS, HAUT ET COURT DISTRIBUTION, FRANCETV DISTRIBUTION, WILDBUNCH; IN ASSOCIAZIONE CON: COFINOVA12, SOFICINEMA12, SOFITVCINE13, CINEMAGE10, PALATINE ETOILE13; CON IL SOSTEGNO DI: CONSEIL RÉGIONAL DE BRETAGNE, BREIZH FILM FUND, PARIS BREST PRODUCTIONS; SVILUPPATO CON IL SOSTEGNO DI: COFINOVA DEVELOPPEMENT, CNC, LA PROCIREP.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA XI EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2016).

CRITICA

"Indignata passione della troupe femminile, dalla regista Emmanuelle Bercot, medico mancato, alla sceneggiatrice Sèverine Bosschem, all'attrice danese Sidse Babett Knudsen che s'impadronisce del caso per farne un manifesto del malaffare che per una volta viene punito. Siamo a metà tra film sociale e un giallo in attesa di sentenza, con parentesi thriller di un'operazione a cuore aperto. Il racconto incalza, come da tradizione, tratta la realtà come una fiction, con naturale drammatizzazione, riuscendo così a portare la cronaca di una vergogna vera dentro un cinema spesso indifferente agli umani destini." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 febbraio 2017)

"Chi va al cinema ha imparato a diffidare della formula «da una storia vera». Abusata ed ambigua, troppo spesso questa frase nasconde le manipolazioni della fiction sotto l'apparenza più nobile e rassicurante del fatto di cronaca. Eppure '150 milligrammi' (...), benché sia in buona parte un film 'di formula', scritto e girato seguendo brillantemente ma senza troppe invenzioni le regole fissate da molti altri film analoghi, quasi sempre americani, alla fine convince e appassiona. Un po' per tutto ciò che spezza lo schema quasi sempre troppo perfetto e artificioso del genere - salti di ritmo, digressioni, crudezza insistita delle immagini chirurgiche - un po' perché la protagonista, la formidabile attrice danese Sidse Babett Knudsen (...), dà a questa dottoressa ostinata e coraggiosa fino alla temerarietà uno slancio, un'umanità, una simpatia, malgrado certi tratti di fanatismo perfino irritanti, assolutamente irresistibili. Tanto che Emmanuelle Bercot, attrice oltre che regista (ma non qui), dunque particolarmente esperta nel dirigere i colleghi, insinua in questa storia vera e terribile ma in fondo rassicurante (sì, a volte la giustizia trionfa) un sottotesto tutt'altro che scontato sulle dinamiche operanti in ogni squadra che decide di sfidare l'ordine dominante. Con un occhio sempre puntato sulle differenze di genere, tanto che il ruolo del posapiano timoroso e fin troppo realista tocca al povero e sempre bravissimo Magimel, debitamente appannato e imbolsito per l'occasione. Mentre a calarsi l'elmetto, con l'entusiasmo e l'incoscienza della neofita, è questa versione femminile di Davide che dovrà farsi male fisicamente, sia pure per caso, per capire davvero in cosa si è cacciata. Anche di questo cambio di fronte parla '150 milligrammi'. Ed è anche questo a renderlo più personale e vibrante di quanto la formula solitamente non preveda." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 febbraio 2017)

"Prosegue la sorprendente stagione del 'medical drama' alla francese con un film basato su un caso autentico (...). Trascinata dalla determinazione del suo personaggio, Emmanuelle Bercot ( che non arretra dinanzi a un'autopsia e a un'operazione a cuore aperto, filmate senza sconti allo spettatore) mette in scena la vicenda abbracciandone radicalmente le scelte e le azioni e scolpendo a colpi di piccone un'eroina alla Erin Brockovich. Là dove un po' più di sobrietà, anziché smorzarlo, avrebbe giovato sia al film, sia all'umanità della protagonista." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 9 febbraio 2017)

"Erin Brockovich 'c'est moi!' Se il film del 2000 con Julia Roberts vi piacque, troverete cinema per i vostri occhi in '150 milligrammi' (La fille de Brest), storia vera della pneumologa Irène Frachon in lotta contro un colosso farmaceutico. (...) magnificamente interpretato dalla bella e brava Sidse Babett Knudsen (...). Cinema di impegno e coraggio civile, che una discreta Emmanuelle Bercot fa aderire alla sua ordinaria eroina, senza indugiare in orpelli stilistici e ricatti patetici. L'aspetto medicale è corposo, il coté scientifico puntiglioso, ma oltre al camice e ai blister c'è di più: rifiuto dell'omertà, ostinazione per la verità, e sa Dio quanto ne abbiamo bisogno." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 9 febbraio 2017)

"Sapendo quasi zero sulle multinazionali chimiche al dettaglio della salute dei malati, si fa un viaggio tra il potere nella sanità e la fatica della giustizia (a partire da deontologia medica, denuncia sanitaria, inchiesta e documentazione). Peccato, nella sacrosanta, onesta, necessità di tale racconto, la provinciale impostazione 'action Usa' di una peripezia di lotta dura senza paura di persone pazienti e determinate." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 9 febbraio 2017)

"Piacerà a chi ama i film di impegno civile. '150 milligrammi' supera infatti molti pregiudizi sulla regista Emmanuelle Bercot che in 'A testa alta' aveva raccolto sì le lodi di vari critici amanti delle bellurie direttoriali, ma anche parecchie perplessità (una che sembra troppo preoccupata a dirigersi addosso, era stato il nostro modesto parere). Bene prendendo in mano la storia della Franchon, la Bercot dimostra d'aver capito alcune cose essenziali. 1) Che per fare del cinema civile devi prendere un soggetto che coinvolga lo spettatore dalla prima scena (e come si fa a non coinvolgersi con la storia di un medicinale che si rivela un veleno?). 2) Che, sempre per il coinvolgimento è necessario prendersi una protagonista che per fascino, grinta, simpatia, agganci il pubblico maschile e femminile e non lo molli fino al centoventottesimo minuto (splendida la scelta, la scandinava Sidse Babett Knudsen, notata in 'La corte'). Terza condizione, scordarsi ogni preoccupazione di stile di eleganza di sottintesi da dare in pasto al pubblico radical chic. Emmanuelle Bercot ha imboccato senza remore la via del melodramma, dando spazio alla musica rimbombante e alle frasi ad effetto (...)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 febbraio 2017)

"Davide contro Golia, rieditato per raccontare le vicende, reali, di questa «Erin Brockovich» versione francese. Da applausi la protagonista Sidse Babett Knudsen, ben diretta dalla Bercot." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 9 febbraio 2017)
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