'o Re

ITALIA - 1988
Il Re Francesco II di Borbone, soprannominato Franceschiello per la sua inettitudine, e la sua bella moglie Maria Sofia, insieme al fedele servitore Rafele, si trovano in esilio a Roma. Qui la ex regina cerca di organizzare un esercito, con a capo il Generale Coviello, per riconquistare il trono. L'ex Re è sfiduciato e in preda a mania religiosa, mentre Maria Sofia è ossessionata dal desiderio di avere un erede, che garantisca la successione; ma il matrimonio fra lei e lo sposo non è ancora stato consumato, perchè Francesco, che non ha mai desiderato regnare, non vuole ora mettere al mondo un altro spostato. Questo argomento è causa di continui e aspri contrasti fra i coniugi. I sovrani esiliati sono protetti dal commissario Macchi, che però sembra al re uno jettatore. Intanto giunge dal Sud un affascinante avventuriero spagnolo, Don Josè, che si innamora della regina e si offre di comandare un esercito per riconquistarle il trono. Coviello, nel frattempo, è passato all'esercito italiano. Durante una festa, Franceschiello viene leggermente ferito da una pugnalata di Lucina, una ragazza che vuole vendicare il padre, e, mentre egli si trova a letto e delira, la moglie riesce a fargli consumare finalmente il matrimonio. Don Josè viene fatto fucilare da Coviello, e intanto Franceschiello, saputo che Maria Sofia è incinta, crede che il figlio sia dello spagnolo, ma una lettera di addio di quest'ultimo alla sovrana gli prova che il sospetto è ingiusto, ed egli si convince d'essere il padre del nascituro. Coviello chiede poi un colloquio alla regina, con lo scopo di farla prigioniera, ma, quando durante l'incontro le spara, il commissario Macchi muore facendole scudo col suo corpo, e la salva. Coviello viene impiccato. Invece del sospirato erede, Maria Sofia dà alla luce una bambina, che muore dopo tre mesi.

CAST

NOTE

- PREMIO DAVID 1989 PER MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA A CARLO CROCCOLO, MIGLIORI COSTUMI A LUCIA MIRISOLA.

CRITICA

"[...] Scritto e diretto dal prolifico Luigi Magni, 'O' re è un film piacevole, un ironico ma anche nostalgico viaggio nell'Italia di ieri per rinfrescare l'immagine di una coppia reale che gli storiografi piemontesi e i pettegolezzi popolari hanno forse messo in una luce burlesca, quando invece può meritare un'ombra di umana simpatia: lui complessato ma galantuomo, lei incapace di arrendersi al cattivo destino. Disegnando i loro opposti profili sullo sfondo di un'epoca percorsa da banditi, garibaldini, ufficiali savoiardi, guardie papaline, legittimisti irriducibili e maschere allegre, Magni orchestra uno spettacolo che in pari misura suona patetico e giocoso, implicitamente lamenta le strade imboccate dalla Storia e non a torto ne indica la prima vittima nella Napoli degradata". (Giovanni Grazzini, "Il Messaggero", 28 gennaio 1989).

"Magni continua imperterrito a rimestare nel torbido della storia patria, per trarne vicende grottesche, irriverenti e teoricamente popolari. Finché Nino Manfredi gli ha dato una mano i risultati sono stati buoni: ma adesso che gli attori sono meno mattatori, è il poco cinema di Magni a prendere il sopravvento. Un film verboso, inconcludente e noioso: solo Carlo Croccolo dipinge un personaggio da galleria." (Francesco Mininni, 'Magazine Italiano tv')

"Coerente a se stesso, Magni continua la sua personale e critica rivisitazione della storia italiana. Qui la sua simpatia per re Franceschiello (bravo Giannini) è palese. Nonostante il decoro, però, c'è alla base una piattezza televisiva." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette')
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