Pablo Larraín (Pablo Larraín Matte)

SANTIAGO DEL CILE (Cile), 19 agosto 1976
 

BIOGRAFIA

Pablo Larraín
Regista, sceneggiatore e produttore. È figlio dell'ex presidente dell'Unione Democratica Indipendente Hernán Larraín e del ministro Magdalena Matte. Dopo aver studiato all'Universidad de Artes Cencias y Comunicacion (UNIACC) di Santiago.del Cile, fonda "Fabula", una società di produzione dedicata a cinema, televisione e service di pubblicità. Diventa il maggior produttore cinematografico in Cile e il suo passaggio alla regia non tarda ad arrivare. Nel 2005 dirige il suo primo film, "Fuga", la storia di un musicista che impazzisce alla ricerca della perfezione. La sua arte aggressiva mira a sconvolgere lo spettatore con una violenza mai gratuita, sia fisica che psicologica. La denuncia sociale è il suo pane e la consacrazione non tarda ad arrivare. Nel 2007, Larraín condanna il regime di Pinochet con "Tony Manero", liberamente ispirato al personaggio di John Travolta in "La febbre del sabato sera". L'alienazione del protagonista spinge la storia nel baratro di una follia sanguinolenta, che attacca le influenze americane dell'epoca. I movimenti di macchina sono pregevoli e le giurie dei festival non restano a guardare. Al Torino Film Festival, Larraín vince il premio per il miglior film e "Tony Manero" conquista la Quinzaine di Cannes con scroscianti applausi. Il suo terzo lungometraggio è "Post Mortem" (2010), la storia di un funzionario di un obitorio che assiste al golpe di Pinochet attraverso gli occhi delle vittime. Larraín trova la chiave del massacro con un ricercato espediente narrativo. Si conferma un regista adulto e attacca il regime con la forza dell'uomo comune: un povero impiegato che assiste impotente all'ammassarsi dei cadaveri. "Post Mortem" è il secondo film della trilogia sulla dittatura in Cile. Il terzo e ultimo capitolo è "No - I giorni dell'arcobaleno" (2012), premiato con una nomination agli Oscar per "miglior film straniero". Il popolo è chiamato al voto per decidere se confermare Pinochet o cambiare pagina. E Larraín costruisce un inno alla libertà privo di fronzoli, sempre dalla parte della gente. Ama il suo Paese e nel 2010 porta la HBO a produrre una serie televisiva in Cile per la prima volta nella storia. Il titolo è "Profugos", con Pablo Larraín dietro la macchina da presa. La seconda stagione è andata in onda nel 2013, lo stesso anno in cui il regista è stato scelto come giurato per il Festival di Venezia. Dal Lido a Berlino, nel 2015 vince il Gran premio della giuria per "Il Club", un'opera dal realismo dirompente che condanna l'uomo a una penitenza eterna. Questa volta non si parla di politica. Il soggetto sono i preti pedofili di un "buen retiro" del Cile. Un film non per tutti, senza peli sulla lingua, che non ha paura di scoperchiare qualche "vaso di Pandora". Nel 2016 inizia la stagione dei biopic. Il regista cileno calca la Croisette di Cannes con "Neruda", presentato alla Quinzaine des Réalisateurs. Il film stupisce per una poesia che si allontana dal classico cinema biografico, senza cadere in inutili estetismi di genere. Poi a settembre sbarca a Venezia con "Jackie", un biopic robusto, molto apprezzato dalla critica che gli vale il premio per la miglior sceneggiatura. Natalie Portman è la splendida Jacqueline Kennedy, first lady appena rimasta vedova alle prese con giornalisti e drammi interiori. Nel 2006, Larraín si è sposato con l'attrice Antonia Zegers, da cui ha avuto due figli: Juana Larraín Zegers e Pascual Larraín Zegers.

FILMOGRAFIA

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